Recensioni

Wish – Stay Here My Friends

Fortunato Mannino

L’ Amicizia non è che un solido ponte che unisce solitudini, che combattono quotidiane battaglie con la vita

La storia che sta a monte dell’album che presentiamo oggi, non è che l’introduzione all’album stesso. La storia dei Wish, infatti, poggia su pilastri importanti e fondamentali: l’Amicizia e la passione per il Progressive. Sull’Amicizia ci sarebbe tanto da scrivere, soprattutto oggi in cui questo prezioso rapporto umano sta diventando merce molto rara. Mi si obietterà che è sempre stato così ma, almeno dal mio punto di vista, con il progresso tecnologico, l’avvento dei social e, soprattutto, con lo sgretolarsi del sistema sociale e familiare le insidie per i giovani sono decisamente decuplicate. Chiusa questa parentesi, torniamo a parlare dei Wish, quartetto romano-perugino, che si forma nel lontano 1992 con il chiaro intento di dar vita ad un concept incentrato sulla figura di un ragazzo e del suo diventare adulto. Ma, al di là di quelli che sono i progetti e le intenzioni, è sempre la Vita che dispone e il progetto, per anni, rimane tale. Ma se il Tempo, con il suo lento e inesorabile scorrere, cambia le prospettive alle cose, non ha il potere di scalfire l’Amicizia né quello di cancellare un sogno. Un sogno che, partendo da un valore assoluto quale è appunto l’Amicizia, inizia a prendere forma tre anni fa. Iniziano, infatti, le registrazioni di Stay Here My Friends che, come è intuibile da quanto detto e dal titolo scelto, ha come fulcro l’Amicizia.
Tema introdotto dalla bella immagine di copertina che sintetizza in modo mirabile un concetto difficile da spiegare, perché in fondo l’Amicizia non è che un solido ponte che unisce solitudini, che combattono quotidiane battaglie con la vita.
I testi riflettono quanto detto e, come affermano i Wish stessi, non sono secondari alla musica. Musica che possiamo inquadrare nel filone neoprog che nasce, anche in questo caso riporto quanto affermato dal gruppo, da una miscela di sonorità che affonda le sue radici nel prog classico, metal e alternative rock. Una miscela che dà vita, comunque, ad un album originale e gradevole fin dalle prime note. Il minutaggio è quello di un LP classico e la speranza, vista la cura del packaging, è che possa vivere anche in questo formato.
I brani sono sei e uno dei momenti più intensi e intimi è rappresentato da Church, nel quale si potrebbe intravedere il racconto di una tormentata scelta religiosa. Concludo, forse un po’ banalmente, con una frase fatta: il Tempo è stato galantuomo e ci ha regalato un gran bell’album.

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