Il mare è certamente una distesa d’acqua ma soprattutto incarna un organismo vivo, una narrazione ancestrale che attende solo di essere ascoltata nelle sue pieghe più profonde. In questo spirito, il Festival Thàlassa – Storie dal Mare, disegna il suo cammino estivo come un ponte tra la scienza che chiarisce e l’arte che incanta. Sotto la direzione di Angelica Artemisia Pedatella e con il patrocinio del GALPA MariCal, la rassegna promuove un nuovo umanesimo, in seno al quale la conoscenza torna a essere la chiave di volta di un autentico “Rinascimento Calabrese”.
Il viaggio ha ripreso le mosse il 4 luglio a Pizzo (VV), nella la Casa della Cultura, con la biologa marina, Laura Pirrera, per poi tingersi di suggestioni magiche il 17 luglio nel Museo della Tonnara di Vibo Valentia.
Sarà lì che prenderà vita “Nòstos. Sonu ca ‘ncanta”, atto finale del laboratorio I Nóstoi e vanto della Compagnia Teatrale BA17, eccellenza artistica calabrese dedita alla sperimentazione di linguaggi teatrali innovativi. Attraverso una miscela avvolgente di musica dal vivo, danza, recitazione e proiezioni, lo spettacolo che il 21 luglio farà tappa al Castello Murat di Pizzo ripercorre l’anima delle comunità locali, dando voce agli uomini e alle donne che hanno affidato ai canti popolari, da Riturnella a Mokarta, le proprie storie personali, spesso obliate.
Fulcro del racconto, una giovane donna meridionale che, dopo essersi trasferita nel Nord Italia, sente il richiamo irresistibile verso le proprie radici, trovando in un evento apparentemente banale la chiave per ricomporre il proprio mondo interiore. Le onde del mare si fanno emblema di questo eterno andare e tornare, tessendo le fila di una fiaba musicale dove il vissuto privato si fonde con la memoria corale. A dare corpo e voce a questa intensa riflessione sono l’estro del chitarrista e compositore di fama internazionale, Daniele Fabio, la grazia dei danzatori Giada Guzzo e Raphael Burgo e la narrazione viscerale dell’autrice e regista, Angelica Artemisia Pedatella. L’evento, che prevede ingressi contingentati è una delle tappe più luminose del percorso di rigenerazione narrativa che la Compagnia BA17 sta dedicando alla Calabria.
«Quando il gruppo BA17 si è riunito ed è nata la Compagnia, il lavoro fu immediatamente dedito alla ricerca sul territorio. Lavorammo sulle minoranze linguistiche. Lo spettacolo che ne nacque fu un’esperienza straordinaria sia per noi che per il pubblico. Capimmo che la ricerca è il cuore dell’unione degli artisti con la gente. Per fare davvero spettacolo e cultura bisogna studiare! Studiare sul campo, conoscere il territorio, confrontarsi con altri esperti, con chi ha esperienza, con la gente che lo vive. Sulla nostra strada c’è stato l’incontro con il direttore del GALPA MariCAL, l’arch. Fortunato Cozzupoli. Abbiamo iniziato a collaborare e poi, grazie anche alla disponibilità del Presidente del GALPA MariCAL, il dott. Antonio Alvaro, è germogliata l’idea di mettere in sinergia le forze ed unire lo staff del gruppo BA17 con quello dell’ente. “Thàlassa. Storie dal mare” è nato da questa sinergia di persone, dove scienza, arte e divulgazione hanno trovato un’unica strada per esprimersi e creare connessione con la gente. Il progetto è alla sua alba e proseguirà. Durante i lavori, dal confronto continuo, abbiamo avuto modo di mostrare la bozza e il lavoro in essere su “Rinascimento calabrese”, un progetto che è nato lentamente quando, esplorazione dopo esplorazione, la Calabria mostrava un volto del tutto inedito. Si tratta di una piattaforma che stiamo costruendo e a cui stanno dando un contributo di esperti locali e diverse professionalità che, insieme a tutto il team, in uno sforzo collettivo intendono raccontare una Calabria più unitaria di come ci è apparsa finora. Questa terra, frammentata e misteriosa ha molto da dare e con un nuovo modello di collaborazione umana e professionale possiamo gettare le basi per lo studio e lo sviluppo di questa realtà regionale variegata e ricchissima. Di fatto il “Rinascimento calabrese” non sarà più un progetto del team BA17 ma sta diventando il progetto di tutti, di un numero molto più grande di persone e questo per me è felicità e orgoglio» — afferma la direttrice artistica Angelica Artemisia Pedatella.
Nel fluire di laboratori e incontri, la ricerca si è fatta e si farà bussola per orientare le azioni di chi abita il territorio, trasformando ogni iniziativa in un tassello per la crescita regionale.
«Non esiste arte senza conoscenza. Occorre vivere un territorio avendone contezza. Immaginate di preparare un pranzo tipico di una certa civiltà senza conoscere gli ingredienti, i tempi di cottura, la provenienza e, soprattutto, il modo di consumarli. Non è possibile, ognuno sa che anche nel cucinare un alimento ci sono tanti fattori da tenere in mente, se si vuol ottenere un risultato reale, sapiente e gustoso. Allo stesso modo, non si può pensare di strutturare un’azione turistica concreta e soddisfacente se non si conoscono realmente i diversi fattori umani, ambientali, estetici e sostenibili di un territorio. Probabilmente la ricetta magica che si cerca su tante cose si trova proprio in questa parola: conoscere. Voglio tornare a sottolineare che senza un’attività seria di studio e ricerca qualunque attività si intraprenda è sterile e a breve termine. La dott.ssa Laura Pirrera per esempio, ci ha illuminato in modo sintetico, efficace e ricchissimo su una serie di elementi che riguardano il nostro mare e la sua vita biologica che hanno lasciato stupiti tutti noi, che credevamo di essere sufficientemente “amanti” del mare. In realtà lo conoscevamo così poco… come fai ad amare qualcosa che non cerchi di conoscere davvero?» — riflette Pedatella.
L’impegno si traduce poi nel linguaggio universale del teatro, dove l’emozione diventa strumento di riappropriazione identitaria.
«L’emozione è il veicolo primo e principale per affinare la capacità di afferrare i concetti e farli nostri. L’intelligenza emotiva è la vera e più profonda intelligenza dell’uomo. Quella razionale è un meccanismo utile ma che diventa inutile se non è armonizzato con l’emotività che di fatto guida tutte le facoltà umane. Il teatro e l’arte educano l’intelligenza emotiva e strutturano messaggi collettivi fondamentali. Tornare alle radici non è solo un’esigenza profonda della psiche ma è struttura stessa del teatro che affonda la sua origine proprio nel rito collettivo. L’eccesso di comunicazione distorta sulle dinamiche del “successo” nel mondo dello spettacolo e uno show business fuori controllo hanno deviato, insieme ad un uso sbagliato di social e tecnologia, questa esigenza sana e profonda della psicologia singola e collettiva. Una sana attività teatrale artisticamente condotta, secondo metodi artigianali antichi è una vera medicina sociale. Noi crediamo fortemente in questo. L’uomo esiste finché, come qualunque altra creatura è radicata e connessa al suo nutrimento principale: le sue radici. Tutto il resto, il sogno di partire, di trovare successo, di staccarsi dai luoghi in cui si è nati è l’ennesima manipolazione sociale per ottenere manodopera da spostare facilmente e creare assetti sociali fittizi e lontani dalla nostra natura reale. Dominare chi conosce l’attaccamento alle proprie radici e all’identità è impossibile. Lo spettacolo “Nòstos. Sonu ca ’ncanta” ci ricorda questo e lo fa con la tecnica più antica del mondo: l’incantamento della voce, in una tela che si intesse delle memorie dei popoli» — osserva l’ideatrice del festival.
La scelta di luoghi simbolici risponde quindi a una strategia di esplorazione congiunta, curata dalla Compagnia e dal GALPA, per restituire vigore ai presidi culturali.
«Il GALPA MariCAL ha scelto di iniziare la perlustrazione culturale proprio su Vibo Valentia, dove ha sostenuto economicamente l’allestimento del Museo della Tonnara di Bivona così come sta sostenendo numerose altre opere indirizzate a valorizzare lo sviluppo sostenibile e la vita delle aree costiere. Poiché il progetto “Thàlassa. Storie dal mare” è finanziato a valere sull’Avviso “Attività Culturali – Annualità 2025” con risorse POC 2014/2020 – Az. 6.8.3. che offriva la possibilità di individuare una seconda località in cui espletare i servizi, si è pensato che esplorare la disponibilità di Pizzo Calabro era la soluzione giusta, anche per valutare altre azioni dell’ente in futuro. Anche l’investimento di risorse economiche deve essere preceduto da fasi di esplorazione concrete e congiunte, in modo da ottimizzare le collaborazioni. Sul tema della “valorizzazione” credo si debbano ancora scrivere le pagine importanti, per il momento io sento di dire che stiamo esplorando in cerca della vera definizione di “valorizzazione”. Attribuire un valore a qualcosa credo che sia l’operazione più complessa del mondo e ancora una volta, forse bisognerebbe partire dalla semplice “conoscenza” per approdare, lentamente, verso una dimensione di valore che inevitabilmente sfuggirà sempre e si modificherà nel tempo e nella continua flessibilità della percezione collettiva» — conclude Angelica Artemisia Pedatella.
Per chi desidera guidare le proprie vele verso queste onde di conoscenza, il festival apre le porte tramite contatti diretti, email e canali social dedicati. Perché una terra che ignora il proprio mare è una terra che ha smarrito lo specchio lucente della propria anima: tornare a guardare con occhi puri è l’unico modo per reclamare, finalmente, il diritto al futuro.
Roberta Cricelli
Per il filo diretto con la bellezza di parole e immagini si ringrazia l’ufficio stampa: Gabriella Cantafio.

