C’è un modo molto rock di raccontare certi anniversari: niente nostalgia imbalsamata, ma memoria viva che pulsa, si incrina, si rimette in discussione. È esattamente ciò che è accaduto il 29 marzo al Teatro Palladium di Roma, dove “Ovunque protetti – una conversazione su Ovunque Proteggi a vent’anni della sua uscita” si è rivelato molto più di un semplice omaggio.
Inserito nel contesto del DAMS Music Festival, l’incontro ha trasformato un disco di culto in un campo aperto di riflessione collettiva. Non un’agiografia, ma un attraversamento: tra letture, ricordi e deviazioni teoriche, attraverso la conversazione fra l’autore del libro, Giovanni Ansaldo, lo scrittore Giovanni Veronesi, e lo stesso Vinicio, l’opera di Capossela è emersa come un organismo ancora inquieto, capace di parlare al presente senza chiedere permesso.
Il titolo stesso sembrava suggerire la chiave della serata: proteggere significa anche esporsi, lasciare che le crepe raccontino qualcosa di più vero della superficie. Sul palco, voci diverse hanno evitato la trappola celebrativa, scegliendo invece di interrogare il disco come si farebbe con un testo sacro laico, tra citazioni, silenzi e improvvise accensioni. La conclusione in musica, con l’artista al piano che regala emozioni e poesia a piene mani, non avrebbe potuto essere poi più calzante.
Il risultato? Un evento che ha ricordato perché certi lavori non invecchiano: cambiano pelle insieme a chi li ascolta. E vent’anni dopo, Ovunque Proteggi resta un rifugio imperfetto, ma necessario — uno di quelli che non ti salva, ma ti insegna a restare.
Vinicio Capossela @ Teatro Palladium
Ovunque Protetti – Una conversazione su “Ovunque proteggi” a vent’anni dalla sua uscita































