Recensioni

Vanexa – The Last In Black

Chi conosce la storia dell’heavy metal italiano sa bene che i Vanexa ne rappresentano una delle prime pietre miliari. La band savonese, infatti, si forma nel 1979 e la carriera si dipana lungo quattro decadi e cinque album, sei se si considera la raccolta, alcuni dei quali, penso a Back From The Ruins, possiamo considerarli fondamentali. Quello che presentiamo oggi è il loro settimo album, che esce a quasi cinque anni di distanza dal precedente e come quello porta il marchio Black Widow Records.
The Last In Black, questo il titolo del settimo album, si compone di undici brani che rispecchiano l’anima heavy metal del gruppo ma, nello stesso tempo, si aprono a nuove sonorità regalando all’ascoltatore la sensazione di un sound in continua evoluzione. Un’evoluzione che possiamo cogliere ascoltando, per esempio, Hiroshima brano che chiude l’album e che è un omaggio ad una città la cui storia è stata tragicamente stravolta dalla prima arma nucleare. Un omaggio ma, mi piace pensare, anche un monito a non restare indifferenti in un periodo storico in cui le Nazioni pensano più al riarmo che alla salute del pianeta. Il brano è presentato in una doppia veste: la versione in inglese presente in Back From The Ruins del 1988 e la versione in italiano, ovviamente, del 2021.
Non mancano le ballate, gli spunti prog e incursioni nella psichedelia e, soprattutto, l’attenzione ai testi. Lo scrivo spesso e mi piace ribadirlo la Musica non è un’Arte minore e veicola messaggi importanti. Due brani, a tal proposito, mi sembrano di strettissima attualità: My Grave e Armless. Entrambe narrano di guerra e di martiri. Il sottotitolo di My Grave ci dice che il brano risale al 2018 e che è ispirato all’antologia di Spoon River. Il tema è assolutamente attuale e, come accennato prima, è una guerra. Non so definire in altro modo i femminicidi così come definisco ignobile il vuoto legislativo, che non tutela le donne vittime di questi folli criminali. Un fenomeno che va, comunque, combattuto anche con la Cultura del rispetto e l’educazione ai sentimenti.
Sonorità orientali introducono, invece, alle atmosfere di Armless e, in questo caso, la guerra è un fatto reale. Il brano omaggia tutti gli eroi che, giorno dopo giorno, combattono una lotta contra i tiranni per la libertà. Il pensiero corre veloce alla Siria, caso tra i più eclatanti, ma le guerre dimenticate sono tante così come gli eroi della resistenza caduti o che, nell’indifferenza occidentale, combattono ancora. Il richiamo all’importanza della memoria è comunque valido anche per quell’occidente troppo distratto da se stesso al punto da non accorgersi della pericolosità del momento storico che stiamo vivendo.
Back From The Ruins è un album importante e la Black Widow Records, come di consuetudine, oltre ai formati tradizionali propone due elegantissime e limitatissime edizioni in vinile, che non tarderanno a diventare oggetti di culto. Gimmix cover o se preferite apertura a finestra, marbled vinyl, 5 foto, libretto interno con foto e testi e il codice per scaricare l’album, sono le caratteristiche dell’edizione limitata e numerata di 66 copie. Quella di 33, anche in questo caso le copie sono numerate, ha in più una foto e la classica e non comune panties cover. Qualunque sia la scelta, due cose restano certe: affrettarsi per non correre il rischio che le copie si esauriscano e la certezza di aver fatto un buon investimento. E aggiungo che non sarebbe male, avendone la possibilità e ammesso che sia ancora disponibile, far propria anche l’edizione limitata, sempre made BWR, di Too Heavy To Fly.

 

Black Widow Records
Vanexa

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Fortunato Mannino

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