Recensioni

UNALEI – Galatea

Scritto da Fortunato Mannino

Galatea è un viaggio elegante e variegato nella nostra memoria comune che si snoda attraverso quattro lingue

Se esiste un luogo dove passato e futuro s’incontreranno sempre questo è certamente il Mediterraneo. Millenni di Storia, fatta d’incontri e scontri, hanno dato vita a nazioni diverse dalla memoria comune. Una memoria che è certamente nelle antiche vestigia, nella toponomastica, nella lingua, nelle tradizioni ma, soprattutto, nel DNA dei popoli mediterranei. E se la frenesia delle città ne sta pian piano cancellando la memoria, basta spostarsi nel mondo rurale per cogliere l’eco della Storia. Riti e tradizioni ancora vive che, nel tempo, si sono vestite di cristianesimo o medioevo ma che, a guardar bene, affondano le loro radici in un mondo classico da riscoprire. È in quest’ottica di vita, morte e rinascita in nome di un eterno amore, che possiamo inquadrare il mito di Galatea. Mito che ha ispirato artisti di tutti i tempi, Raffaello e Dalì giusto per fare dei nomi, e che, oggi, dà il titolo all’ultimo album di UNALEI, pseudonimo con cui Karim Federico Sanna firma i suoi album.
Galatea è un viaggio elegante e variegato nella nostra memoria comune e si snoda attraverso quattro lingue, una miriade di riferimenti colti e una varietà di sonorità che spiazza e affascina chi ascolta. Sensazioni che si avvertono immediatamente nel passaggio da La Bussola, brano strumentale di matrice classica che apre l’album, a Anarada una taranta dal sapore epico. Brano questo tra i più suggestivi, non solo per la rilettura che UNALEI dà del genere, ma per la capacità di ripercorrere la geografia del Mare Nostrum attraverso miti e leggende. Ed è bello, per me che sono reggino e che la grecità la respiro ogni giorno, vedere rievocata la figura dell’anarada, donna antropofaga con i piedi di mula che si aggirava minacciosa su un ramo di sambuco durante la notte.
Ho accennato all’uso di quattro lingue e ad un approccio molto personale ed eterogeneo ai diversi stili musicali e, pur non avendo intenzione di rivelare tutto di un album molto bello, mi è impossibile non citare Gloria. Brano scritto in spagnolo e che della Spagna adotta il ritmo del flamenco a cui s’intrecciano sonorità tipicamente sarde, il finale è invece caratterizzato dalla chitarra elettrica che conferisce al brano un’atmosfera dark rock.
Galatea, come ho scritto, è un disco colto, elegante e imprevedibile e queste caratteristiche, in fondo, le mantiene anche in quello che è il supporto fisico. Le 50 copie dell’album, poche considerata la qualità, sono accompagnate da una pergamena sigillata con ceralacca contenente il testo di una canzone. Come si legge sulla pagina bandcamp dell’artista sarà il destino a scegliere il testo ma, in ogni caso, possiamo già ringraziarlo per averci fatto incontrare Galatea.

UNALEI
Metaversus PR

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Fortunato Mannino

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