Arti e Spettacolo

Un Cuore Per Capire, Tributo a Herbert Pagani @ Festival “I Solisti del Teatro”

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Scritto da Red

Senza una lira mi sono messo in viaggio avevo per bagaglio vent’anni e il mio coraggio occhi per vedere,orecchie per sentire,un cuore per capire

 

 

 

Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica Presenta
Un Cuore Per Capire, Tributo a Herbert Pagani
il 26 luglio, alle ore 21:30, presso i Giardini della Filarmonica Romana, Via Flaminia 118 Roma.

Con
Ketty Di Porto (attrice) Emanuela Fontana (cantante)
Vincenzo De Michele (cantante)
Luca Sgamas (chitarrista e compositore) Riccardo Viscardi (violoncellista)

Lo spettacolo ideato da Ketty Di Porto con la collaborazione di Paola Traverso, propone un percorso che attraverso i brani e le parole dell’autore conduce lo
spettatore nel cuore delle tematiche di Pagani. Gli elementi biografici sono suggeriti e vengono restituiti attraverso le sequenze proposte. La prosa e il canto si alternano rimandando un’immagine della figura di Pagani quale personalità eclettica, ben lontano dall’essere solo cantautore, attività che lo rese noto. Piuttosto un artista a tutto tondo, che passa dal canto, alla scrittura, alla scultura, un uomo impegnato socialmente e partecipe delle sfide umane e sociali del suo tempo. Oltre al suo impegno politico nella difesa di Israele, ad esempio, si può considerare uno dei primi ecologisti. Una continua proposta umana, intima e profonda è il suo messaggio.
Le voci dei cantanti, Emanuela Fontana e Vincenzo De Michele ripropongono i brani di quello che è stato un cantautore unico, audace e commovente.
Ketty Di Porto interpreta brani e testi di prosa.
Lo spettacolo è accompagnato dalle fondamentali note di Luca Sgamas e Riccardo Viscardi che propongono interventi originali che si fondono e arricchiscono la prosa con eleganza e armonia.

HERBERT PAGANI
Nato a Tripoli nel 1944, Pagani visse tra la Francia e l’Italia, diventando noto in entrambi i luoghi come cantautore. Fu in realtà un artista poliedrico che sperimentò stili e forme diverse passando dalla prosa alla poesia scritta e cantata, dall’animazione radiofonica alla scenografia teatrale, alle tecniche video e alle creazioni pubblicitarie, dalla pittura alla scultura senza mai esimersi dallo schierarsi politicamente.
Traduttore e interprete di chansons francesi, soprattutto di Brel, oltre che di Marcel Mououdij e Barbara. In Francia ebbe un notevole successo con l’ opera multimediale Megalopolis, presentata a Parigi nel ‘ 75, poi ospitata al Festival dei Due Mondi di Spoleto.
Noto anche in radio per il suo lavoro innovativo, inventò e propose su Radio Montecarlo una figura di disc-jockey e intrattenitore sagace in grado di rivaleggiare con il successo della coppia Arbore-Boncompagni.
Amico di Tenco collaborò con diversi autori tra cui Dalida, Francoise Hardy, Salvatore Adamo, nonché Marco Ferrandini con cui scrisse il testo della canzone “Teorema” e di molti altri brani.

NOTE DI REGIA di Ketty Di Porto
Quando mi hanno proposto questo progetto non conoscevo Herbert Pagani. Dalle poche informazioni ricevute ho capito che era stato un autore degli anni 60 e 70 e che si era espresso pubblicamente in favore di Israele.
Ho pensato, quindi, di dover parlare di un cantautore di capacità modeste rimasto, per questo, di nicchia e in oltre, di un ebreo, come tanti, che difende Israele, il paese che ama.
Avevo pensato che mi sarei appoggiata al racconto del panorama sociale e musicale di quegli anni per inserire in nostro autore e le sue canzoni.
Poi, però, ho iniziato. Ho cominciato ad ascoltare i brani di Herbert Pagani, a leggere i suoi testi, a guardare le sue opere e a cercare il suo percorso di artista e di uomo e ho incontrato un grande artista e un grande uomo, con una passione estrema per la vita, per la ricerca espressiva, per la ricerca di umanità anche dove non sembra esserci. Un uomo libero che si è preso la libertà di buttarsi a capofitto nell’esperienza della vita e nello stesso tempo di ribellarsi, di rifiutare le ipocrisie, i sistemi coercitivi, l’impoverimento della realtà.
Ha avuto la libertà di rinunciare al successo ottenuto per proporre e proporsi con la sua ricerca, con le tematiche a lui care, con il suo unico e speciale modo di sentire.
Un movimento genuino, instancabile, prorompente che lo spinge alla ricerca di comunicazione e di quella possibilità d’incontro, di rapporto umano e di dialogo che non vuole smettere di credere sempre possibile.
Questo aspetto è quanto mai evidente nei suoi scritti su Israele e sul conflitto arabo-israeliano. Un pacifista puro nella ricerca dell’incontro possibile, Pagani pretende: pretende dall’occidente che riconosca le ragioni di Israele, pretende dalla sinistra che riconosca le proprie ambiguità, dai palestinesi che si rendano conto di essere strumentalizzati, dai paesi arabi che ammettano le proprie responsabilità e da Israele che faccia il primo passo per la pace.
Con questa premessa vi ho voluto raccontare come, di fronte al compito di rendere omaggio a Herbert Pagani, ho pensato che, per restituire qualcosa di ciò
che è stato, non avrei dovuto che usare le sole parole di Herbert, i suoi testi e le sue canzoni, nella speranza che il poco tempo a disposizione possa far incuriosire e spingere a cercare e a far rivivere un autore che merita di continuare ad essere letto, visto e cantato.

 

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