Sound&Vision

Umbria Jazz 2019

Ilaria Lupi
Scritto da Ilaria Lupi

Perugia, la città del jazz.

Giunge al termine l’edizione 2019 dell’Umbria Jazz, evento cult dell’estate perugina che ha visto protagonisti dal 12 al 21 luglio nomi incredibili della musica jazz e non solo. Noi di SOund36 abbiamo vissuto dieci giorni carichi di frenesia, percorrendo le splendide vie del centro di Perugia accompagnati dall’immancabile atmosfera sognante e guidati dall’irresistibile sound che governa il capoluogo umbro in questi giorni di arte pura e semplice. L’Arena Santa Giuliana fa da suggestivo sfondo per la consueta carrellata di performance live, il debutto italiano prevede l’esibizione di Alex Britti e Max Gazzè con Manu Katchè e Flavio Boltro, in apertura la chitarra di Robben Ford. Nonostante il tempo non sia dei migliori la pioggia non riesce a fermare il potente blues dei due artisti romani che giocano rivisitando nostalgicamente vecchi successi per la gioia dei fan. Il weekend perugino continua sabato 13 luglio al teatro Morlacchi con il racconto della lunga storia d’amore tra Gino Paoli e la musica. Uno spettacolo intenso diviso in due parti con la presenza sul palco di grandi ospiti e dell’Orchestra da camera di Perugia diretta dal maestro Marcello Sirignano. Tema centrale dello spettacolo oltre alla musica è la libertà, della quale il cantautore genovese è in continua ricerca. Il tramontare del sole su Perugia ci conduce verso l’Arena dove veniamo accolti e cullati dalla calda voce e dal leggiadro tocco pianistico della canadese Diana Krall, un evento molto atteso dagli amanti del festival. Domenica 14 luglio è tempo di grandi ritorni, sul palco dell’Arena arriva la canzone d’autore italiana magistralmente rappresentata dall’immenso Paolo Conte, assente al festival da quattro anni. L’età del maestro si fa sentire, Conte inizia il concerto in piedi per terminarlo seduto al pianoforte con una voce che rispecchia i segni di una vita vissuta “a squarciagola”. Da “Sotto le stelle del jazz” a “Madeleine”, da “Messico e nuvole” a “Vieni via con me” si ripercorrono tutti i successi di una grande carriera e il pubblico rimane commosso e incantato. Nei giorni successivi si alternano sui vari palchi dislocati nel centro di Perugia, il virtuosismo del pianista Michel Camilo, l’r&b del chitarrista jazz George Benson, l’anima latina di Chick Corea e il “Flamenco Project” di Richard Bona. Nick Mason, cofondatore e batterista dei Pink Floyd, fa da protagonista alla sesta giornata del festival, riproponendo con la band Nick Mason’s Saurceful Of Secrets la musica dei primi anni dei Pink Floyd, dal 1965 al 1972. I successi di quei magici anni, a partire da “Interstellar Overdrive” fino ad arrivare a “See Emily play” avvolgono l’Arena e la caricano di suggestive atmosfere psichedeliche, come solo l’immensa e indimenticabile musica dei Pink Floyd sa fare. E poi ancora nei giorni successivi la celebrazione dei 50 anni dei King Crimson, Dianne Reeves, gli Snarky Puppy, il sound afroamericano di Kamasi Washington e la presentazione del primo album da solista di Thom Yorke, storico frontman della band britannica Radiohead. L’ultima giornata di Umbria Jazz si conclude con qualche polemica e un po’ di malcontento tra il pubblico per il ritardo sul palco dell’attesissima Ms. Lauryn Hill, ad intrattenere per un’ora e mezza i fan è la dj Reborn finché, poco prima della mezzanotte, sale sul palco l’immensa Lauryn Hill, l’Arena è muta e incantata, rapita dall’anima di una delle voci femminili più intense di sempre. Insomma, un’edizione da record, con oltre 500mila persone accorse per un festival che da sempre rende la città di Perugia una delle capitali della musica italiana e internazionale. E mentre l’UJ19 vola via veloce, gli organizzatori si preparano all’edizione invernale di questo evento che a differenza del jazz, come genere musicale, non ha nulla di improvvisato ma che si fonda da anni sull’impegno e la passione di chi vuole fare di Perugia un esempio d’arte e di cultura.

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Ilaria Lupi

Ilaria Lupi

“Nasco in radio con un paio di cuffie e un microfono. Morirò ascoltando i Pink Floyd.”

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