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Umbria Jazz ‘18, Day Five – Chainsmokers

Ilaria Lupi
Scritto da Ilaria Lupi

“se cadiamo cadiamo insieme”, la prima volta dei Chainsmokers sul palco di Umbria Jazz ‘18

Uno scoppiettante inizio settimana ha travolto il pubblico dell’Umbria Jazz ’18, a partire dalla performance dei Massive Attack e continuando ieri con una quinta giornata da panico. Con la nostra rubrica Wor(l)d Jazz vi raccontiamo in tre parole chiave il concerto dei Chainsmokers per immergervi con noi nell’atmosfera dell’Arena Santa Giuliana.

R come RIVELAZIONE. Il duo newyorkese ha stravolto gli schemi dell’Umbria Jazz, presentando un live e una performance tra le più giovani mai viste in quarantacinque edizioni del festival perugino. All’Arena accorre un pubblico stranamente eterogeneo, dalla prevedibile partecipazione di ragazzi e ragazze under 20, all’inaspettata presenza di over 50. L’età scompare e passa in secondo piano rispetto alla musica dei Chainsmokers che fa saltare e cantare tutto il pubblico. “Ciao Perugia, noi siamo i Chainsmokers!” e si parte con la loro Inside Out, in una potentissima versione remix che anticipa lo spirito di tutto il concerto. I due artisti saltano e ballano, soprattutto Andrew Taggart che pur utilizzando giustamente l’AutoTune rimane di un’intonazione e di una pulizia davvero sorprendente.

O come OMAGGIO. Il concerto continua tra il mixaggio da parte di Alex Pall di moltissimi brani, partendo dall’omaggio ai Queen con We Will Rock You fino ad arrivare a Sweet Dreams (Are Made Of This) degli Eurythmics resa popolare anche grazie alla cover di Marilyn Manson. Ovviamente nelle casse bussano i più grandi successi del giovane duo, da Closer a Sick Boy, da Roses a Don’t Let me Down.
Scusandosi con il pubblico per la prevedibile assenza di Chris Martin, frontman dei Coldplay, è Andrew a chiedere l’aiuto del pubblico per intonare tutti insieme Something Just Like This e l’Arena non si fa pregare, una distesa di smartphone illuminano la platea e parte un gigantesco coro sulle note di uno dei pezzi più attesi dell’intera serata.

E come ESPLOSIVO. Tra festoni, fiamme, macchine del fumo e led luminosi la serata si presenta sorprendentemente pirotecnica. Un piccolo errore iniziale, dovuto alla partenza di festoni colorati prima ancora dell’inizio del concerto, crea delle grandi aspettative dal punto di vista scenografico che non vengono assolutamente deluse. A ritmo di musica dalla parte anteriore del palco arrivano spruzzate di fumo, getti di fuoco, luci laser e lunghe strisce di carta colorate. I due led intanto mostrano immagini e colori, volti, insetti, teschi, in un gioco di luci che ipnotizza lo spettatore. Alla fine a travolgere il pubblico ci pensa una cascata di coriandoli bianchi, che permette ai Chainsmokers l’uscita di scena, quando l’ultimo pezzetto di carta tocca terra, il tendone del palcoscenico è già chiuso senza possibilità di replica. Questa volta è giusto così, senza repliche dopo un’ora e mezza di puro delirio.

 

 

 

 

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“Nasco in radio con un paio di cuffie e un microfono. Morirò ascoltando i Pink Floyd.”

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