Interviste Recensioni

There Will Be Blood – Horns + Intervista

è un disco che affonda le radici in una America musicale senza tempo.

Terzo lavoro per il trio lombardo dei There will be blood (Mattia Castiglioni: batteria, percussioni, washboard, Riccardo Giacomin: chitarra e tastiere, Davide Paccioretti: voce, tastiere e chitarra). Horns, questo il titolo dell’album, è un disco che affonda le radici in una America musicale senza tempo, quella del Delta del Mississipi, dei lunghi viaggi, delle highways polverose e degli slums delle città più popolate, ma anche nell’America delle praterie e dell’epopea del West. Che, d’accordo, sono diventati un po’ dei luoghi comuni, ma veramente è difficile non rievocarli, sia pure con la sola forza del pensiero, quando si ascoltano dischi come questo.
Dico subito che raramente mi capita di ascoltare formazioni italiane che riescono a cogliere l’essenza di una musica che per essere suonata credibilmente necessita certo di buone capacità tecnico esecutive ma soprattutto di un adeguato stato d’animo e di un amore sconfinato per il genere. Ebbene il disco dei varesini coglie nel segno sotto più aspetti. Vorrei anche evidenziare, quale elemento davvero strabiliante, la capacità dei TWBB di creare il clima “originale” di certe registrazioni rock blues che provengono dagli States. Gli accordi sporchi della chitarra elettrica e le note dell’armonica a bocca, certo, influiscono parecchio sul suono dei singoli brani ma c’è anche dell’altro, in questo disco, che gira nel verso giusto. Fuori discussione, tanto per dire, appare la forte coesione complessiva che sussiste tra i singoli strumentisti del gruppo. Robert Johnson, Willie Dixon, Eddie Floyd e finanche gli inglesi Cream e Stones si nascondono tra le tracce di un CD che fugacemente sembra strizzare l’occhio anche al garage rock, al rap, al gospel e al country proponendo però soprattutto un’esplosiva miscela di Blues, Rhythm & Blues e Rock suonata davvero come si deve. Emergono, tra tutte, la canzone d’apertura Burn your Halo e la seconda Fire, un rock – R&B di buona fattura. Del tutto inconsuete per una rock band italiana (e quindi apprezzabili anche per questo) Blind wandering, brano in perfetto stile gospel e l’ultima canzone dell’album, una piacevole ballata country dal titolo Til death do us part .

Intervista ai There Will Be Blood

Per prima cosa sono curioso di sapere: in che modo vi siete “trovati”, come avete iniziato a suonare insieme?
Riky è il “brother in law” di Davide, ed è anche stato il suo primo insegnante di basso. Dopo aver suonato in diversi gruppi come bassisti hanno deciso di sperimentare un nuovo progetto assieme. Qualcosa che partisse dalla loro passione comune per il blues, qualcosa di diverso, senza bassi, solo chitarre. Riky ha imparato a suonare la chitarra, Davide ha iniziato a cantare. Ma ovviamente mancava una batteria.
Mattia aveva già suonato con Riky ai tempi del liceo ed è stato subito coinvolto nel progetto. Dopo alcune settimane di prove già avevamo un nuovo repertorio di pezzi originali, l’alchimia del trio è stata da subito eccezionale.

Qualcuno di voi aveva già maturato esperienze precedenti, per esempio all’estero?
Se intendi suonare in band fuori dall’Italia no, alcuni di noi hanno suonato in formazioni diverse, ma di tutt’altro genere e sempre nel nostro territorio. Sia Davide che Mattia hanno però vissuto all’estero per un po’ prima di cominciare a suonare nei Twbb.

Quali influenze esterne ritenete abbiano pesato maggiormente sulla vostra musica? Quali sono i vostri bluesmen preferiti?
Sicuramente una grande fonte di ispirazione è l’Hill country blues, quello di R.L. Burnside, Junior Kimbrough, Robert Belfour ecc da li prendiamo le basi, le radici, specialmente nel modo di strutturare e comporre i brani. Poi gli diamo un boost e arriviamo ad accostarci a sound come i Canned Heat, Faces, Rolling Stones, Zeppelin e molta musica dei 70’s (dal soul più spinto fino al funk) per arrivare ai bluesman odierni come ad esempio i Left Lane Cruiser, King Mud, Old Gray mule, North Mississippi All star, Radio Moscow, solo per citare alcuni dei nostri preferiti.

Quali sono, a vostro avviso, gli aspetti positivi e gratificanti e, se ve ne sono, gli aspetti critici nell’ambito della dimensione “live” di una rock-blues band italiana come la vostra?
In Italia esiste uno “zoccolo duro” di musica blues, molto attivo sia in centro italia (Roma) con il Mojo Station che al nord con il Rootsway e il Back & Blue, (citiamo queste perché sono quelle che ci hanno sempre sostenuto da vicino), e molte altre che mantengono vivo il genere e sostengono le nuove proposte.
Per un gruppo come il nostro non è facile inserirsi in un contesto puramente “blues”, noi partiamo da quello senza dubbio, ma lo reinterpretiamo alla nostra maniera, energica e muscolosa talvolta, magari la nicchia più fedele al blues classico ci guarda con sospetto, ma alla fine abbiamo sempre trovato sostegno, anche da un buon numero di ”puristi” che hanno saputo apprezzarci nonostante il nostro approccio poco ortodosso. Per noi la dimensione live è sempre liberatoria e galvanizzante, la nostra più grande soddisfazione è sempre quella di vedere la gente lasciarsi andare, ballare e divertirsi assieme a noi.. quando succede, per noi è la gratificazione maggiore in assoluto, purtroppo non sempre accade, ma quando li vedi scatenarsi non c’è nulla di meglio. Di aspetti davvero critici fondamentalmente non ce ne sono… A volte succede che pensando ad un gruppo blues classico ci chiedano di suonare “piano”, con volumi bassi, batteria smorzata… cosa che per molti gruppi blues non è un problema. Per noi invece, semplicemente inaccettabile.

Ho apprezzato molto la vostra capacità di creare suggestioni sonore che sembrano riprodurre il clima “originale” di certe registrazioni rock blues d’oltreoceano. In studio utilizzate strumenti e/o accorgimenti particolari che vi aiutino a raggiungere risultati di questo tipo?
Intanto grazie, i tuoi apprezzamenti fanno molto piacere. E’ un aspetto sul quale lavoriamo abbastanza, ma che col tempo si è sviluppato quasi come un processo automatico, grazie alla sintonia che abbiamo sviluppato non solo fra di noi ma anche con chi registra e mixa i nostri album. Anche per “Horns”, il nostro ultimo lavoro, ci siamo affidati alle sapienti mani di Andrea Cajelli della Sauna recording studios.
Per noi andare alla Sauna è come essere a casa, in mezzo agli amici e circondati da strumenti favolosi. Oltre ad essere uno studio meraviglioso per la sua location (praticamente in riva al lago) offre anche una gamma di amplificatori e strumentazioni vintage di cui facciamo abbondantemente uso assieme al nostro consueto set di amplificatori.

Nell’ambito della “musica del diavolo” i testi svolgono una parte non trascurabile. Di cosa parlano le vostre canzoni?
Il nostro primo EP si intitola prologo. Ed è il prologo alla trilogia di concept album che abbiamo inciso negli anni successivi. HORNS conclude la trilogia che racconta le vicende di uno sventurato protagonista che cerca da prima la propria redenzione per poi scagliarsi in cerca di vendetta contro la fonte di tutti le sue sciagure.
Demoni, freaks, paludi, orsi, lupi, treni, opossum, angeli, bambini posseduti, muli parlanti, preti senza fede, venditori di anime, circensi, maghi voodoo, sciamani, maghe seduttruci, venditori di pozioni… durante il suo peregrinare il nostro protagonista senza nome incontra tutto il campionario dell’immaginifico blues, compreso ovviamente il diavolo. Ogni incontro ed ogni avventura lo ha portato più vicino al suo obiettivo. Fino al finale a sorpresa rivelato in HORNS.
Non e’ per nulla facile dipanare questo complicato racconto traducendo i testi, non abbiamo mai voluto sacrificare la bellezza di un brano in virtu’ di un racconto più didascalico, non avrebbe avuto senso, ed i pezzi ne avrebbero risentito. Per questo nei brani a volte si parla solo di una parte degli avvenimenti. Un giorno non lontano produrremo finalmente qualcosa che guidi l’ascoltatore attraverso tutta la storia e sarà bello vedere come in nostri 3 album riacquisteranno un nuovo significato per chi magari li ascolta già da anni.

Progetti futuri?
Sicuramente la promozione del nuovo disco “Horns”, un po’ di date prima di agosto, fra cui il Bukta open air festival a Tromso in Norvegia e la registrazione del secondo video che farà seguito al primo “Undertow”.
Dopo un breve stop ad Agosto riprenderemo senz’altro i live lungo tutta la penisola. In programma abbiamo anche un minitour in europa, cosa che ad oggi per un motivo o l’altro non siamo ancora riusciti a fare.
Ciao e grazie!
Twbb

About the author

Giovanni Graziano Manca

Giovanni Graziano Manca

Pubblicista, poeta, ha collaborato e collabora alla redazione di numerose riviste cartacee e web scrivendo di musica, poesia, letteratura, cinema ed altro. Ha pubblicato alcuni volumi di poesia (In direzione di mete possibili, Lieto Colle, 2014; Voli in Occidente, Eretica, 2016) e uno di racconti brevi (Microcosmos, Sole, 2013). Vive a Cagliari, meravigliosa città del Mediterraneo.

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