Recensioni

The Libertines – Anthems for Doomed Youth

Caterina Lucia
Scritto da Caterina Lucia

dopo 11 anni l’atteso ritorno di Doherty e compagni con gli Inni per i giovani condannati

Aspettavamo con ansia di rivederli ancora in studio di registrazione intenti a sfornare nuovi pezzi, dopo undici anni di attesa lo scorso 11 settembre ci hanno spiazzato con l’uscita di Anthems for Doomed Youth.
Nel 2005 la carriera dei Libertines sembra finire dopo soli due album:  Pete Doherty e Carl Barât intraprendono progetti diversi per trovarsi nuovamente insieme per poche reunion live nel 2010, che non lasciano presagire nulla di positivo se non un riassemblamento per motivi meramente economici.
Messi da parte i dissapori fra Barât e Doherty dopo la rehab in Tailandia di quest’ultimo e fatto calare il sipario su gossip inutili i due amici, insieme a Gary Powell e John Hassall, sembrano aver trovato quell’ alchimia che negli anni Zero li ha portati ad essere una delle band più influenti del panorama musicale inglese e non solo.
In una recente intervista ad NME avevano rivelato la volontà di sperimentare e di non voler tornare sulla scena con un album pieno di vecchia roba, Anthems For Doomed Youth resetta gli undici anni di attesa e non delude.
La tracklist contiene 12 brani (16 per la versione deluxe) quasi tutti inediti e alcuni proposti al pubblico in anteprima nei pochissimi live tempo prima, spicca una loro vecchia canzone You’re my Waterloo in una nuova veste che ora risuona come una dichiarazione d’amore più credibile e sentita vista la conversione dell’indomito Pete.
L’ album è stato anticipato dal singolo Gunga Din brano dal titolo kiplinghiano e dal sound reggae a conferma che i Libs sono tornati con aria innovativa mantenendo la stessa verve di un decennio fa.
L’album alterna brani dai toni pacati oculatamente alternati a pezzi dal suono più caustico, non mancano gli “inni” generazionali come esplicita a chiare lettere il titolo del disco e il singolo omonimo. I testi sono originali e in questo la band inglese non ha mai deluso dimostrando di avere sempre qualcosa da dire senza se e senza ma. Il sound, sicuramente più ricercato rispetto ai due album precedenti si accorda del tutto con sintetizzatori e pianoforte. È  un disco in cui traspare la maturità musicale oltre che una consapevolezza personale differente, di fatto questo mette al riparo da critiche negative la terza creatura dei Libertines che hanno curato non con la solita stabilità precaria, ma con impegno e passione.
Arriva chiaramente la voglia di cambiare rotta, di dimostrare al pubblico che la faccia da schiaffi del rude boy Doherty e il compagno d’avventura meno sregolato Barât possono ancora alimentare quella linfa creativa che si era un po’ affievolita. Pertanto superata la grande prova di forza in studio e sperimentate già le sessioni live (di cui una al Fabrique di Milano il 4 luglio scorso), si avviano verso una vera e propria rinascita. Non possiamo fare altro che goderci questo piccolo capolavoro e sperare che sia un nuovo capitolo positivo per gli albionici Libertines, che traccia dopo traccia ci catapultano in una dimensione diversa senza farci annoiare.

Caterina Lucia

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Caterina Lucia

Caterina Lucia

Ribelle, testarda e con un animo fortemente punk. Caotica. A volte spaziale come Arabella, a volte irreale come Astarte. Prepotentemente dark, ma con mille colori dentro. Guardo oltre le apparenze e mi riconosco nei particolari impercettibili.

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