Interviste

The Jolly Shoes Sisters

Scritto da Fortunato Mannino

Noi donne necessitiamo di una presa di coscienza forte. Essere consapevoli del nostro valore è essenziale per non diventare “vittime” di una società che ancora si basa su una concezione altamente maschilista

Molto spesso, quando parlo di Musica, pongo quello che per me è un problema lungi dall’esser risolto: la questione culturale. La Musica, infatti, non è solo divertimento ma ha un ruolo sociale notevole che, ricordiamolo, fin dai tempi più lontani è riuscito a scuotere e muovere il popolo. È forse per questa ragione che si cerca da più parti di sminuire / smussare questa capacità esaltando e proponendo i cantori dell’amore sdolcinato e improbabili rivoluzionari. L’incontro di oggi ci permette di parlare di Musica, Cultura e Attualità e per questo ringrazio Laura Fedele e Veronica Sbergia.

Ciao Laura, Ciao Veronica e benvenute su SOund36.
È la prima volta che salite sul nostro pulmino e per questa ragione Vi chiedo di presentarvi brevemente ai nostri lettori e di raccontarci il progetto The Jolly Shoes Sisters.
Laura: Il duo nasce da una serie di “felici congiunzioni astrali”: la stima che, da sempre, io e Veronica nutriamo reciprocamente; il desiderio comune di lavorare su un repertorio legato al periodo anni 20/ 40, ovvero il Jazz della tradizione; e, infine, la casualità, che ci ha fatto incontrare a casa di amici comuni, iniziando così a cantare per gioco, in compagnia, davanti al classico bicchiere di vino.

Come nasce il nome The Jolly Shoes Sisters?
Veronica
: Sia io e che Laura condividiamo la passione per le scarpe “colorate” e decisamente festose, quando si è trattato di trovare un nome per il nostro progetto abbiamo pensato a qualcosa che trasmettesse il nostro essere femminili e ironiche, serie ma non troppo. Abbiamo quindi trovato nelle “scarpe gioiose” un pizzico di quello che siamo…e ci piaceva come suonava il nome!
Laura: Dalla passione che entrambe abbiamo per le scarpe, specialmente se colorate o magari un po’ “pazzerelle”: in questo caso, infatti, jolly può essere tradotto come spiritose.

Like Aretha used to sing è il vostro ultimo singolo, ma guai a considerarlo solo un singolo. I ritmi allegri dello swing mi rivelano un approccio positivo alla vita, viceversa il testo comunica il bisogno di ribadire che ci sono valori che non possono essere dati per scontati e che necessitano ancora di difesa. Qual è il vostro punto di vista in merito?
Veronica: Condivido con Laura, l’autrice del pezzo, il pensiero che noi donne necessitiamo di una presa di coscienza forte. Essere consapevoli del nostro valore è essenziale per non diventare “vittime” di una società che ancora si basa su una concezione altamente maschilista. Essere donne libere e consapevoli, senza paura di fare valere i propri sacrosanti, diritti.
Laura: Personalmente, temi come la lotta alla discriminazione sessuale, il diritto alla libertà e alla dignità, mi hanno sempre accompagnato, e hanno guidato ogni mia scelta; a tutt’oggi, purtroppo, è evidente che il sessismo è tutt’altro che superato. Io sono pessimista al riguardo, e temo che sia insito nella natura umana: il più forte vince sul più debole (basta guardare come l’uomo tratta gli animali…) e, a livello prettamente fisico, la donna è più debole. Quello che ci può salvare, è la testa: la libertà è prima di tutto un fatto mentale.

La Musica, secondo voi, può tornare a sensibilizzare le masse su problemi planetari come la libertà, il rispetto, l’ambiente come faceva non troppo tempo fa o oggi è pura utopia?
Veronica
– Credo che il ruolo della musica, oltre ad intrattenere, sia ancora quello di sensibilizzare l’ascoltatore, di contribuire a stimolare un pensiero e di creare una reazione…possibilmente a catena e in positivo. È pur vero che la musica leggera è nata per distrarre dai problemi ma il bello della nostra proposta è proprio il poter trasmettere dei contenuti accompagnati da una musica gradevole e coinvolgente.
Laura: Mi allineo un po’ alla risposta precedente, e ti dico che non ci credo molto, non in un momento come questo, dove la superficialità dilaga. Ciò nonostante, ritengo che un artista debba comunque seguire il proprio credo, e approfittare del potere della musica, che resta comunque uno strumento potente, per dare il proprio contributo. Io, per esempio, ho scritto diversi brani legati a questi temi.

Like Aretha used to sing è un singolo estemporaneo o parte di un progetto più ampio?
Veronica:
Al momento parlare di un cd vero e proprio è prematuro, data la situazione nel mondo dello spettacolo che compromette qualsiasi forma di promozione a livello di concerti dal vivo. La voglia e l’idea ci sono e appena sarà possibile non mancheremo di metterci al lavoro!
Laura: Per il momento è estemporaneo ma, visto che non è l’unico brano originale che tratta di un tale argomento, chissà… Magari quando la situazione ci consentirà di ricominciare a lavorare a pieno ritmo il progetto potrebbe ampliarsi.

Al flicorno il grande Enrico Rava. Come nasce questa collaborazione?
Veronica
: lascio la risposta a Laura
Laura: Ho conosciuto Enrico personalmente solo poco tempo fa, in occasione di un suo concerto tenuto qui a Milano (poco prima della chiusura dei locali) dove abbiamo avuto modo di scambiare due parole. Quando si è trattato di pensare ad un ospite che potesse intervenire nella realizzazione di Like Aretha, ho pensato subito a lui, anche perché volevo uno strumento a fiato; temevo però che lo stile del brano fosse troppo retrò per lui…E invece ho scoperto che ama moltissimo il jazz tradizionale; e anche che è davvero una persona dall’animo gentile, oltre che un grande artista.

The Jolly Shoes Sisters è il progetto che vi accomuna, ma ognuna di voi ha una sua carriera solista. Quali sono i singoli progetti che state portando avanti e, in attesa dei concerti dal vivo, sono previste delle uscite discografiche?
Veronica:
Io collaboro da oltre 15 anni con Max De Bernardi in un progetto dedicato al blues, al ragtime e in generale alla musica afroamericana degli anni ’20 e ’30. Per i motivi suddetti abbiamo messo in stand by l’idea di un lavoro discografico e siamo in attesa di poter tornare quanto prima a suonare dal vivo, in Italia e all’estero, dove abbiamo un folto gruppo di fan che ci attendono!
Laura: Ho un trio con Stefano Dall’Ora al contrabbasso e Marco Castiglioni alla batteria (al quale è subentrato per un certo periodo Gio Rossi), che esiste ormai da circa vent’anni, con cui ho realizzato gran parte dei miei album: abbiamo un repertorio vastissimo e un’intesa formidabile. Poi c’è il duo con il chitarrista Heggy Vezzano, che io chiamo “il poeta del blues”, con cui esploro il territorio blues, soul e rock.
Infine, uno spettacolo musicale-teatrale di cui, confesso, sono molto fiera: “Sola con un cane: canzoni e dissertazioni tragicomiche sulla solitudine”. Si tratta di brani alternati a monologhi, e mi vede in scena in veste di cantante, pianista, attrice, e autrice; il mio partner artistico, in questo caso, ha quattro zampe e molto pelo…Si chiama Barney, ed è il mio adorato cane. Tra l’altro, lo spettacolo ha dato vita ad un libro dal titolo omonimo, che spero mi pubblichino quanto prima.

Un grazie di cuore per la conversazione e a presto. Lascio a voi la possibilità di rivolgervi direttamente ai nostri lettori e aggiungere ciò che non è emerso durante questa breve conversazione.
Veronica: Cari lettori, posso solo darvi un consiglio: non fatevi mai mancare la curiosità di ascoltare qualcosa di nuovo o di “inusuale”, siate avventurosi, siate esploratori di suoni e non ve ne pentirete!
Laura: Grazie a te, e complimenti per le domande: intelligenti, interessanti, per niente banali.
E grazie a chi ci leggerà!

The Jolly Shoes Sisters

La Stanza Nascosta Records

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Fortunato Mannino

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