Recensioni

The End – Svårmod Och Vemod Är Värdesinnen

The End, surpegruppo scandinavo nato grazie e intorno a quella meravigliosa factory che è la RareNoiseRecords.

Non so come ricorderanno o chiameranno i posteri questo periodo storico, ma, per me che lo vivo, le sensazioni, gli eventi non sono confortanti. La recrudescenza di ideologie già ampiamente condannate dalla Storia, l’emergenza climatica, l’impoverirsi del dibattito politico, il trionfo della mediocrità elevata a sistema non fanno che aumentare i miei timori per il futuro delle nuove generazioni. Timori che avverto io comune mortale, ma che condivido con molti artisti che, in quest’anno musicale caratterizzato da urgenze comunicative, lo hanno affrontato nelle loro opere. Una di queste porta l’emblematica firma dei The End, surpegruppo scandinavo nato grazie e intorno a quella meravigliosa factoryche è la RareNoiseRecords.
Il titolo dell’album, che ruota intorno a Kjetil MøsterMats Gustafsson, due grandi del sax baritono, è Svårmod Och Vemod Är Värdesinnen, parole impronunciabili per noi, che ci suggeriscono di tradurre pressappoco così: “la cupa malinconia e la tristezza sono stati d’animo da rivalutare”. E direi che sono concetti che condivido e di cui più volte ho scritto pubblicamente. Malinconia e Tristezza presuppongono, infatti, Sensibilità e Riflessione che, in un quotidiano sempre più superficiale e materialista, diventano merce rara. Ancor più grave quando Superficialità e Materialità si sublimano con Arroganza e Prepotenza e sfociano prepotentemente in politica, perché i problemi non sono solo del singolo ma dell’intera umanità. Non a caso in Both Sides Out, brano che chiude l’album, trova spazio la figura contraddittoria quanto inquietante di Trump che, col suo agire, rischia di lasciare ai posteri macerie dalle quali non sarà facile rinascere. Trump è, ovviamente, un simbolo del regresso, ma nella vecchia e cinica Europa non è che le cose vadano meglio. E allora Dont’ WaitNon Aspettare, diventa monito e invito ad agire. Brano stupendo, il più bello, per me, dell’intero album, nel quale alla bravura dei musicisti fa eco la strepitosa performance vocale della straordinaria cantante sperimentale di origini etiopi Sofia Jernberg.
Considerazioni personali che nascono da testi criptici e dal mood di un album imprevedibile e affascinante. I testi dei The Endnon danno risposte ma suggeriscono domande. La loro Musica, che sublima Jazz, Noise, Elettronica, non dà e non ha punti di riferimento. Un susseguirsi, come detto, emozionante e spiazzante nel quale perdersi e ritrovarsi… un po’ più consapevoli del proprio ruolo nel mondo e nella società.
Che dire di nuovo sulla RareNoiseRecords!?!? Nulla! Gli aggettivi, nel tempo, li ho usati tutti. Posso ribadire che è un passo avantioggi come ieri. Considerarla solo un’etichetta discografica è, quanto mai, riduttivo visto che Avanguardia e Tecnica sono le costanti in ogni singolo album. 

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Fortunato Mannino

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