Recensioni

The End – Allt Är Intet

Un album attuale per le riflessioni concettuali che implica e importante per chi ama la sperimentazione e il jazz contemporaneo

Sono state tante le uscite discografiche durante il crepuscolo del 2020 e tra queste spicca Allt Är Intet secondo album dei The End.
Il quintetto scandinavo, che ruota attorno ai sassofonisti Kjetil Møster e Mats Gustafsson, lo avevo presentato nel 2018 e mi avevano particolarmente colpito l’imprevedibilità e il fascino delle sonorità e l’affrontare in modo diretto e schietto il disagio sociale di coloro che osservano il mondo andare allo sfascio.
Il percorso concettuale partiva dal presupposto che il disagio sociale, che si materializza spesso in cupa malinconia, debba diventare azione contro chi devasta il pianeta e abusa del suo potere. L’attacco a Trump, per fortuna ormai ex presidente degli U.S.A., e alla cinica vecchia Europa era tutt’altro che velato.
Come in occasione del primo album, anche per il secondo il titolo ha un valore filosofico importante e fornisce quelli che sono i parametri di un’esplorazione sonora, che mantiene la caratteristica di brutale imprevedibilità e che ha come punto di partenza il free jazz.
Allt Är Intet significa letteralmente Tutto è nulla, è facile, dunque, capire che una tale affermazione è suscettibile di diverse interpretazioni non ultime la futilità dell’agire umano o, viceversa, l’essere parte infinitesimale e integrante di un Tutto. È su questa ambiguità di significato e sulle diverse interpretazioni possibili che si dipanano le sei tracce che compongono l’album. Album che contiene due cover posizionate ai due estremi e che sembrano chiudere il cerchio ipotizzato sopra.
Allt Är Intet si apre con la sofferta e straziante interpretazione di It Hurts Me Too, dell’indimenticata Karen Dalton. Il brano interpretato da Sophia Jernberg si dipana sul tessuto sonoro creato dal langeleik suonato dal chitarrista Anders Hana.
A chiudere l’album Imani del sassofonista Dewey Redman, che ci riporta a quella dimensione cosmica dove un nulla è comunque parte di un Tutto.
In mezzo tutte le sfumature di un concetto filosofico e una Musica in cui confluiscono e si sublimano tante visioni della stessa.
Un album attuale per le riflessioni concettuali che implica e importante per chi ama la sperimentazione e il jazz contemporaneo.

RareNoiseRecords
Ufficio Stampa Pitbellula
The End

About the author

Fortunato Mannino

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi