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Teoremi, ipotesi e dilemmi per scrivere un buon Noir. Davvero?

Varie regole, teoremi e commi per scrivere un ‘buon’ noir che sicuramente qualcuno leggerà (purtroppo)

Riceviamo e pubblichiamo dal Prof Giovanni Lobosco Rocca, unico esperto italiano di livello internazionale in noirologia.

Teorema di Carrisi o dell’incipit: il successo dell’opera dipende direttamente dal grado di insensatezza, illogicità e inutile crudeltà dell’omicidio o dell’accadimento che si situa nel suo incipit (e che preferibilmente deve essere scritto in corsivo, narrato in terza persona e coniugato al passato remoto). Più questo grado è alto, più tempo dovrà essere investito dallo scrittore nel tentare vanamente di spiegarlo al lettore.
Corollario al teorema dell’incipit, o principio di relatività di Vonnegut: dai medesimi parametri discende in correlazione diretta la numerosità di flashback ( o analessi) e flashforward ( o prolessi) usati dall’autore con lo scopo principale di impedire la scorrevolezza della trama, rallentare intollerabilmente la storia e generare persistenti cefalee nel lettore.

Ipotesi ontologica di Queen: il gradimento di un commissario è direttamente proporzionale al numero di padri, madri, mogli, mariti e figli afferenti al suo nucleo familiare deceduti.

Implicazione di Sigurdson: la correlazione di Queen si rafforza in modo esponenziale se ai lutti familiari si aggiunge una patologia psichica o fisica invalidante, almeno di una certa gravità

Ipotesi topologica di Camilleri: la storia è secondaria, l’ambientazione (scientificamente location) è tutto. Conseguentemente, per descrivere fedelmente l’orbita geografica del commissario è indispensabile consultare la guida Michelin, il materiale della Proloco e la guida del Gambero Rosso.

Congettura di Mulholland sull’ ipotesi di Camilleri: trama caotica e confusa e finale tanto aperto da essere spalancato rappresentano effetti indesiderati trascurabili al patto del completo inverarsi della sopra menzionata ipotesi perché lascerebbero libertà interpretativa al lettore e possibilità allo scrittore di fornire chiavi interpretative diverse ad ogni nuova edizione del romanzo. Si ricollega al Teorema dell’incipit,

Corollario di Banfi: almeno il 10 % delle parole devono essere espresse in dialetto maccheronico per garantire successo e realismo alla storia: il dialetto maccheronico prevede l’uso di termini dialettali di origine comica e televisiva, prevalentemente del Sud; l’uso del vero dialetto parlato fa decadere le implicazioni del corollario.

Comma di Mankell alla congettura di Camilleri: l’efficacia del romanzo è correlata al valore della latitudine nord della location narrativa. Tale correlazione forte oltre i 50 latitudine nord e si fa fortissima oltre i sessanta. Con la stessa progressione diretta aumenta il consumo alcolico degli investigatori mentre diminuisce la qualità gastronomica dell’apporto calorico quotidiano. Il comma di Mankell è tuttora oggetto di studio perché ritenuto da alcuni in una certa antitesi con il Corollario di Banfi.

Teorema di Cervi: il successo del romanzo è garantito se il ruolo del commissario è ricoperto da rappresentanti di tutte le forze dell’ordine (eccetto la Buoncostume di cui molti giallisti in erba sono ancora convinti dell’esistenza), inclusi i vigili o i poliziotti in pensione, a patto che l’autore non utilizzi mai rappresentanti della la guardia di finanza. Data la attuale truculenza e crudeltà dei reati fiscali, questo potrebbe infatti inutilmente scioccare il lettore.

Invarianza di Pantagruel: la riuscita del romanzo non cambia sia che si mangi prima di uccidere o si uccida prima di mangiare a patto che i due elementi sussistano contestualmente nella storia

Comma di Danielson: vi è una correlazione diretta e più che proporzionale tra il numero di ristoranti, e monumenti citati nel romanzo e le opportunità di vendita. Si osserva invece una correlazione inversa tra quest’ultimo fattore e la qualità letteraria dell’opera

Paradosso di Steward: nel caso si verifichino le ipotesi di cui al comma di Danielson e alla congettura di Camilleri, i canali di vendita tra guide turistiche, gastronomiche e romanzi tendono a sovrapporsi e in ogni caso si tratta solo in minima parte di librerie.

Indice di abbondanza di Siffredi: la qualità del romanzo è direttamente collegata al numero di ripetizioni della parola ‘cazzo’ o suoi derivati quali cazzata, cazzuto, etc; statisticamente è stato osservato come sotto 200 ricorrenze di questo termine il romanzo diventi troppo complesso e di difficile lettura, tra 200 e 400 si tratterà con ragionevole certezza di un ottimo libro, oltre 400 il talento dello scrittore è in genere ancora da affinare.
Indice di lunghezza di Siffredi: la qualità del romanzo è direttamente collegata alla sua lunghezza. Sotto le trecento pagine e le quattrocentomila battute non si tratta di un buon romanzo
Indice di durata di Siffredi (o principio di rarefazione dell’intelligenza): un romanzo è efficace quanto più si verifichino contestualmente queste tre circostanze: 1. Il colpevole uccida un numero costante di vittime 2. Gli investigatori continuino con regolarità a prendere cantonate 3. Il commissario sia l’unico dotato di un quoziente intellettivo adeguato ma sia emarginato e mobbizzato da tutti gli altri inquirenti (si veda tutto ciò in allineamento con l’ipotesi di Queen e l’implicazione di Sigurdson)

Dilemma di Boiardi (comunemente conosciuta come’ ammazzalo ancora Sam’): la riuscita del romanzo è strettamente correlata a due fattori: 1. La quantità di pezzi in cui è suddiviso il carattere della vittima; 2 la quantità di inutili torture cui lo stesso corpo è sottoposto anche post mortem

Corollario empirico di Scarpetta: esiste un apparente parallelismo empirico tra il grado di torture inflitte alla vittima, che diventa quasi subito un corpo griffato dall’omicida, e la lunghezza delle autopsie, spesso inconcludenti, cui è sottoposto quello spione del cadavere, che non sa mai star zitto e spiffera ai medici legali tutto (anche quello che non dovrebbe o potrebbe) sulle sue eccitanti esperienze

Principio di de Sade (volgarmente conosciuto come ‘scriviamolo strano’); protagonisti e coprotagonisti della trama devono sindacalmente accoppiarsi tra di loro almeno una volta durante la storia, e l’apprezzamento dell’editore aumenta al crescere del sadismo, della improbabilità, della multidisciplinarietà e del numero di partecipanti ai congressi carnali.

Paradosso di Christie ( o principio di persistenza dell ‘whodunnit’ o ‘ve lo do io il colpevole’): esiste un numero costante e irriducibile di scrittori imprigionati in un loop temporale tra gli anni Venti e Quaranta di cui sono inconsapevoli e da cui soprattutto non possono uscire dove il romanzo ha impostazione deduttiva, è conforme alle 10 regole di Knox (https://it.wikipedia.org/wiki/Decalogo_di_Knox) e soprattutto, nelle ultime venti pagine il commissario riunisce tutti in un salotto e fornisce la soluzione.

Implicazione di Ellery: per uscire dalle circostanze di cui al paradosso di Christie occorrerebbe leggere di buoni noir internazionali editi almeno dagli anni novanta in poi.

Dilemma di Fletcher o dello scrittore seriale: lo scrittore di noir diventa seriale per due ragioni opposte e contrarie: o per troppo successo (assuefazione e mancanza di originalità) o per troppo insuccesso (ostinazione e mancanza di originalità)

Ipotesi di incompletezza di Carter: se la storia inscena una vendetta, il protagonista la completa sempre al 90%; l’ultimo obiettivo è in genere tardivamente salvato dall’Ispettore, che utilizza di solito questo momento per fare la simpatica conoscenza con il maniaco seriale. Tuttavia questa salvezza è quasi sempre momentanea, in quanto il salvato poi si macera fino a autoinfliggersi la morte.

Primo Principio di Tafazzi
: al contrario di quanto avviene nella realtà, il colpevole/i non arrivano mai in tribunale, muoiono tutti prima, possibilmente, per frustrazione una volta scoperti (o anche prima, per fare dispetto all’investigatore e dimostrare al contempo quanto gli sono superiori)
Secondo principio di Tafazzi: anche gli investigatori arrivano raramente alla pensione (a meno che non vi siano già) scegliendo di solito una lenta autodistruzione con alcol, cibo, farmaci e droghe

Copertina rivisitata da eineBerlinerin

About the author

Massimiliano Bellavista

È stato detto di Massimiliano Bellavista, ingegnere, scrittore blogger e docente universitario, che cerchi sempre nelle parole proprie altrui la tana del Bianconiglio. Nella tana spera di trovare un punto di vista particolare o anche solo qualcosa di speciale che nessuno ha colto prima. A volte ci riesce, a volte si accontenta di qualche gioco di prestigio. Se non proprio il Bianconiglio dalla tana, almeno sarà capace di tirarne fuori uno dal suo cilindro.
Si ritrova molto bene nella parola ‘Quatsch’ ma solo se significa ‘caos’, un caos nobile, perché crede molto nelle zone grigie, di confine, dove ad esempio i confini tra musica e parola si attenuano fino a sparire.

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