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Tawhīd – Live at Strike

Fortunato Mannino

E’ un viaggio trasversale nelle sonorità e nelle suggestioni di diverse Culture

Se il progetto che sta dietro a quest’album è chiaro e, se vogliamo, anche molto simile a tanti altri, la storia di quest’esordio è, viceversa, singolare. In effetti, se non fosse stato per il fonico dello Strike, oggi questo disco non esisterebbe ma… Facciamo un passo indietro. L’idea, come scritto in apertura, è simile a tante altre: dar vita ad un quartetto ethno-fusion. Fin qui nulla di strano, ma a far la differenza sono i nomi dei personaggi coinvolti: Esharef Alì Maghag, vocalist di origine libica, Francesco Mascio, chitarrista tra jazz, world music e sperimentazione, Paolo Mazziotti bassista e polistrumentista e il batterista Domenico Benvenuto.
Purtroppo noi italiani siamo attenti e buoni conoscitori di front man e, spesso, dimentichiamo che la loro fortuna è, soprattutto, merito dei musicisti quindi… Se questi nomi non vi sono familiari provate a dare un’occhiata ai curricula e scoprirete personalità artistiche di grande spessore, apprezzate a livello mondiale e con collaborazioni di prim’ordine. Artisti che, in poche parole, sanno trasformare emozioni e suggestioni in Musica e questo live ne è la prova inconfutabile.
Il progetto prende il nome di Tawhīd ma è, forse, l’unica cosa decisa a priori, perché la prima vera session è all’insegna della totale improvvisazione: la Musica per la Musica.
Dodici brani per oltre un’ora di Musica, che non è altro che un viaggio trasversale nelle sonorità e nelle suggestioni di diverse Culture. Difficile individuare un brano più significativo rispetto agli altri, perché tutti hanno una forte personalità e una diversa peculiarità. Per messaggio e gusto personale segnalo i nove minuti di Nuovo Sole e l’inno di pace Al Salam ma, come detto, è solo una mera questione di gusto. Un viaggio musicale che vuol essere anche messaggio universale di pace, dialogo e tolleranza, in un momento storico in cui si semina odio e si coltiva ignoranza. Un’urgenza tradita anche dal nome scelto per questo progetto e dall’etichetta che ne ha curato l’uscita.
Tawhīd è nel mondo musulmano il principio alla base del concetto dell’unità e unicità di Dio. Un concetto che potremmo, tranquillamente, estendere a tutte le religioni e notarne la positività. Nei fatti, purtroppo, Dio diventa discriminante e, in suo nome e distorcendo il messaggio dei testi sacri, chi governa il mondo fomenta odio travestendolo da giustizia e, nel farlo già che ci siamo, devasta anche il pianeta.
Il disco è uscito per la Cultural Bridge, etichetta nata nel 2012 dall’Associazione Culturale Milagro Acustico, che ha come scopo sia quello di promuovere la buona Musica sia quello di costruire ponti di pace tra culture diverse. L’augurio è che questi messaggi dal mondo dell’Arte e dal mondo civile facciano breccia, in qualche modo, non nella politica, perché sarebbe utopia, ma nell’animo della gente e, in particolare, nei giovani. A questo punto è chiaro che si tratta di un gran bell’album ma, ricordiamolo, era solo e semplicemente la prima session di un progetto. Session tenuta allo Strike S.P.A. (Spazio Pubblico Autogestito) di Roma nel luglio 2018, registrata e successivamente mixata da Valerio Candida che, per primo, ne ha intuito il valore. Il cerchio, a questo punto, è a tutti gli effetti chiuso.

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