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Tamponi e Lamponi

Eh sì mi dico il mondo finirà d’estate. No, anzi. Finisce soltanto un mondo alla volta

Perché un’onda alla fine è un’onda dice il vecchietto in bikini turchese accanto a me. Fisico magro ma non grinzoso. Abbronzatissimo . Così tanto che i capelli bianchi risaltano sulla sua nuca come si trattasse di una parrucca di spaghetti di riso.
Sulle stecche dell’ombrellone ha appeso la dentiera ad asciugare. Dall’incisivo porcellanato, pende un residuo di totano della frittura che ha appena consumato. L’olio del cartoccio, che ha abbandonato sulla sabbia, compete con l’olio della crema solare che si sta spalmando. Quando i due olezzi si sovrappongono, il risultato è assai sgradevole.

Come ci sono arrivato qui non so. So solo che mi sono addormentato a casa e adesso mi trovo qui, scodellato sulla battigia. In braghette a quadri verdi e viola. Ma la sdraio è comoda e, come si dice a cavallone donato non si guarda in bocca. Solo il caldo è assoluto, una pressa che schiaccia anche l’aria e comprime l’umidità dei polmoni.

Perché un’onda è un’onda ripete il vecchietto con aria saputa, offrendomi un drink dallo strano colore arancione.

Eh già confermo io, pensando al frutto di un attacco ischemico e non ad una cifra di saggezza. Il drink è buono, anche se mi fa un po’ girare la testa.

Guardi che è importante. È dimostrato. La materia non è solida, è fatta d’onde, se la guardasse con un microscopio sufficientemente potente. È la scienza che lo dice. Siamo tutti il risultato della combinazione di infinite onde. Quindi guardare la materia alla fine è come stare qui, sul mare, e vedere le onde che vanno e vengono continuamente sulla battigia dell’esistenza.


Mi guarda strizzando l’occhio. Un vecchietto davvero filosofico, tipo Diogene in bikini.

Lei per esempio non è davvero qui. Non è forse vero
?

In effetti non lo so gli rispondo secco io e lei?


Io? Con questo bikini turchese indosso? Ma neanche morto! Nella vita reale ho la mia dignità. Catetere e pannolone si, bikini giammai. Io sto fisso in una residenza per anziani e adesso sto dormendo al rosario delle cinque.


E allora?


E allora godiamocela. Tanto non si sa quanto dura. Qua accanto ad esempio c’è un ragioniere di Vigevano che è in coma da cinque mesi. Non è molto chiacchierone, ma fa il bagno tutti i giorni. Ha anche un massaggiatore al suo servizio. Ha detto che se i medici provano solo a rianimarlo li denuncia. Andiamo e veniamo, siamo onde. Sovrapposizione di infinite onde. Godiamocela finché siamo sulla cresta. Non le pare? La felicità alla fine che cos’è se non surfare sul pelo della noia dell’esistenza?

Mi pare. Davvero un vecchietto che la sa lunga. Mi guardo intorno. C’è molta gente, ma non così vicina da essere soffocante.
Glielo faccio notare.

Che vuole mi risponde non è mica facile arrivare qui. E poi in maggioranza qui si tratta di gente silenziosa e riservata. Ha notato che sono tutti ombrelloni singoli? L’estate è la stagione della solitudine: sotto il sole fra i soli. Scusi, ho un debole per i giochi di parole cretini.

Sorseggia il suo drink e poi mi fa una proposta.Facciamo il gioco delle libere associazioni? Mi dice con un tono un po’ infantile Lei dice una parola, io rispondo con un pensiero o una libera associazione, e viceversa. C’è tanto tempo per rispondere quanto ne passa tra l’arrivo di un’onda e la successiva. Vince chi resiste di più. Dove sto non lo posso mai fare perché dopo massimo due turni tutti si scordano le regole. Succede sempre così con gli Alzheimer: o non giocano o credono di essere imbattibili, tipo a Scrabble. Si inventano le parole e così vincono sempre. Un giorno il mio avversario ha vinto con la parola ‘chrxpz’. Io gli ho fatto notare che una parole così non esiste e lui ‘ ma come non esiste, è il sinonimo di cacciavite’. Capisce che guaio?

Annuisco sospirando. Mi chiede di iniziare. Sparo la prima parola che mi viene.
Tamponi

Tamponi. Dunque…Giù la maschera. Giù la tassa sugli assorbenti al 4%. È uno scandalo. Anche i tartufi sono tassati al 5% come bene di prima necessità ll ciclo non è un lusso, firma la petizione. I’m bloody serious!!! Adesso tocca a me: ciclo-Bicicletta

Bicicletta. Giro di Francia. Nonni. Dico di getto.Tutti i protagonisti del Tour fuorigioco per una caduta causata da una spettatrice a bordo strada che esponeva un cartello in cui salutava i suoi nonni. Secondo una recente ricerca i nonni solo lo spettatore tipo del tennis e del ciclismo. E adesso anonimi hanno mandato perfino minacce di morte a quei nonni. Forse sono altri nonni. I campioni in infermeria. Il tour distrutto da una faida tra ottuagenari.

Ora tocca me dico sentendo che ci sto prendendo gusto. Caldo

Il mio compagno ci pensa un po’ e la prossima onda si avvicina quindi spero di vincere. Ma niente, ecco che parte a raffica. Caldo, a qualcuno piace caldo. Effetto serra. Serra non si dice più, adesso è global warming. Anidride carbonica, rutti e peti di pecore, ma peggio ancora c’è il protossido d’azoto, il temibile ennedueo. Il gas esilarante ci sta uccidendo. Una risata ci arrostirà e l’ultimo rumore che sentiremo sarà il rutto di una pecora. Ecco fatto.

Adesso a me, la parola più difficile: estate

Ci penso un po’ su, vedo l’onda maturare e incresparsi. Ho poco tempo. Estate. Non è mai troppo caldo. Non è mai troppo tardi. Le cose strane succedono solo d’estate. Al capannone di smistamento delle Poste di un paesino vicino Bologna è arrivata una raccomandata per un pagamento effettuato dal comune di Malalbergo all’ex ospedale della Bonora di San Pietro in Casale, datata 21 dicembre 1957. Di certo una raccomandata poco raccomandabile.

Eh sì dice il vecchietto interrompendomi e aggiustandosi il bikini sul seno. È proprio bravo lei. Le concedo la vittoria. Che lo vuole un ghiacciolo?. Adesso vado in bagno, poi glielo porto. Ci devo andare spesso in bagno, io. D’estate i sintomi urinari peggiorano. La pipì si liofilizza. Praticamente piscio polvere. Per quelli come me questa stagione si dovrebbe chiamare prostate. Se si trattiene che ne dice di partecipare al programma del lido? Stasera pizza, mango flambè e ballo liscio!

Lo guardo andarsene via zompettando come un ragazzino. Mi sdraio e cerco di rilassarmi. Al largo un caleidoscopio di surf e vele si intreccia al vento. Più lontano all’orizzonte le montagne. Montagne? Ma non ci sono isole al largo, o per lo meno non le avevo viste prima. Guardo meglio. Non si tratta di montagne. È un’onda gigantesca, per essere così ben visibile da così lontano deve essere incredibilmente alta. Nessuno sembra farci caso però. Mi volto, urlo cercando di richiamare l’attenzione del mio vecchietto. Che per tutta risposta si volta e mi guarda e sorride.

L’onda. Guardi, l’onda! Gli urlo sbracciandomi come posso

Sì. Bravo, l’onda, l’onda. Visto che bella? La guardi. Glielo avevo detto, un’onda è un’onda. Mi risponde sereno ancheggiando e riprendendo la sua passeggiata verso i bagni del lido. Solo adesso mi accorgo che sopra il bikini si è messo un ampio pareo di seta.

Ma ci travolgerà…sarà la fine

Eh suvvia, mi risponde al massimo sarà la fine di un mondo, non Del mondo. Noi non siamo davvero qui, ricorda? E poi d’estate tutti ci siamo e non ci siamo, chi va e chi viene. Siamo onde, giusto? Si rilassi e si goda lo spettacolo.

Non lo vedo più, è sparito dietro al bar del lido. Mi volto verso l’onda, che intanto ci sovrasta mostruosa con la sua ombra assoluta. È decisamente tardi per scappare. Mi stendo sorseggiando l’avanzo del drink, davvero buono. Intanto penso al da farsi.

Il vento è fortissimo, tra poco l’onda impatterà sulla spiaggia. Eppure sono tutti così calmi. Chiudo gli occhi. Eh sì mi dico il mondo finirà d’estate. No, anzi. Finisce soltanto un mondo alla volta. Mi chiedo dove andrò dopo. Penso al vecchietto. Simpatico. Il turchese gli dona, ma quel pareo così cheap è un disastro.

Racconto di Massimiliano Bellavista
Copertina rivisitata di eineBerlinerin

About the author

Massimiliano Bellavista

È stato detto di Massimiliano Bellavista, ingegnere, scrittore blogger e docente universitario, che cerchi sempre nelle parole proprie altrui la tana del Bianconiglio. Nella tana spera di trovare un punto di vista particolare o anche solo qualcosa di speciale che nessuno ha colto prima. A volte ci riesce, a volte si accontenta di qualche gioco di prestigio. Se non proprio il Bianconiglio dalla tana, almeno sarà capace di tirarne fuori uno dal suo cilindro.
Si ritrova molto bene nella parola ‘Quatsch’ ma solo se significa ‘caos’, un caos nobile, perché crede molto nelle zone grigie, di confine, dove ad esempio i confini tra musica e parola si attenuano fino a sparire.

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