Recensioni

Sweet Jane and Claire – We Are Ready for the Electric Chair

Pierpaolo de Flego

La cosa che si nota già dopo poche tracce è l’anima assolutamente poliedrica dell’album: da canzone a canzone si passa da un mondo all’altro con armonia

La nouvelle vague del (vero) underground italiano ultimamente si fa sentire sempre più forte e con connotazioni sempre più interessanti. E il 2015 sembra proprio essere il suo anno di grazia. A dimostrarlo con decisione è “We Are Ready for the Electric Chair”, il nuovo disco dei Sweet Jane and Claire, power trio di Benevento arrivato al secondo album. Speziato di rock classico, garage, post rock e post punk, synth a tappeto, psichedelia e cosmici effetti per chitarra, “We Are Ready for the Electric Chair” è un disco che se ne va via pezzo dopo pezzo, lasciando quel buon gusto in bocca che hai quando ascolti qualcosa di qualcuno che ha deciso di fare le cose con cura, ricerca e idee.

L’apertura è affidata a “Box full of joy”, che dopo un intro low fi aggredisce l’ascoltatore con un suono ruvido, momenti di calma apparente e ricordi lisergici targati anni ’60-’70. La cosa che si nota già dopo poche tracce è l’anima assolutamente poliedrica dell’album: da canzone a canzone si passa da un mondo all’altro con armonia, come in un viaggio lungo tutto l’universo del rock (e non). Per esempio, “Don’t be cruel” è una canzone che è inno post punk, integrata da synth ringhianti e nervosi, seguita subito dopo da “Rarefield Landscapes”, che invece dà una calmata a tutta la storia, portando chi ascolta a godere di qualcosa che è molto più pop e disteso; si finisce poi su “Sex Tex Mex”, pezzo dalle forti tinte southern rock, intrigante, pieno di suoni sporchi ed effetti grezzi sulla voce. Molto interessante risulta anche la seconda parte del disco, più a briglia sciolta e condita di piacevole follia. “Sensorial Collapse” gode di una spiccata schizofrenia sonica, “Bike in Heaven”, tra i pezzi scritti meglio del disco, regala un momento di relax dopo undici tracce di puro nervo, “Gaza Raza” chiude il disco con un viaggio strumentale dallo space rock allo stoner. Il pezzo che emerge su tutti è “Tied Limbs”: ebbrezza new wave contestualizzata al nuovo millennio, piena di synth e arpeggiatori nascosti, che sulla strofa gioca con estrema classe sull’alternanza dell’accordo maggiore e minore della stessa nota.

Disco ricchissimo, dunque, il nuovo dei Sweet Jane and Claire: variopinto, chiaro e scuro al contempo, regolato dalla sua stessa, incontenibile quanto necessaria anarchia. Un album aggressivo, imprevedibile e coraggioso (coraggio del tutto premiato dal notevole risultato finale). Un ottimo lavoro di una band da tenere assolutamente d’occhio.

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