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Supermodel

Ci voleva un testo cazzuto per consegnare i Måneskin al Pantheon del rock. Peschiamo delle perle dal testo di Supermodel e dalle dichiarazioni della band, davvero mai sentite (davvero?). Eh si, mai mai, proprio…

I media in coro ci dicono che i Måneskin, fenomeno musicale che verrà ricordato per aver sdoganato l’alfabeto scandinavo in Italia, grazie alle legioni di autori assoldate allo scopo, hanno prodotto il capolavoro assoluto, quello che deve consegnare la band al Pantheon del rock. E, come si sa, per questo gran salto ci vuole un testo cazzuto, innovativo e non stereotipato, che possa essere ballato in giarrettiera unisex, lingua 12 e tacco 24 a bordo piscina. Quindi cosa di meglio di un sound californiano, che oggi in radio non si sente mai mai mai, a differenza dell’onnipresente italiano?
Quello che i rockers hanno recentemente dichiarato ai media, tutti a pendere dalle loro labbra silenziosi e compunti come chiocce alla cova pronti ad applicare la proprietà transitiva della velina, ci ha davvero spiazzato «Abbiamo scritto Supermodel dopo aver trascorso dei mesi bellissimi a Los Angeles. A volte ci ha sorpreso – e allo stesso tempo intrigato – il fatto che la gente si preoccupi così tanto di coltivare il proprio status, di essere una celebrità, e sia totalmente ossessionata dalle apparenze, dalle conoscenze…». Ma va?
Ci pare di vederli i favolosi 4 a Los Angeles, a battere strade e sobborghi con le vesciche ai piedi come Pasolini per cercare personaggi inediti, forti, spiazzanti, A-S-SO-L-U-T-A-M-E-N-T-E inediti. E chi Ti viene fuori? Un Ninetto Davoli californiano? Macchè, un’autentica top model degli anni 90, cocainomane.

Da sola alle feste in una silhouette mortale
Adora la cocaina, ma la cocaina non la ricambia
Quando è arrabbiata parla con Maury e fa respiri profondi
È una top model degli anni ’90, uh-uh-uh

Mizzica la cocuzza!
E quando mai si era sentito. Siamo noi ad essere sorpresi, intrigati e grati alla band. Insomma, se vuoi sapere certe cose sui fatti della vita devi proprio andarci ai megaparticalifornianipervip per capire che possono davvero esistere modelle cocainomani. Si è visto di tutto: insospettabili padri di famiglia drogati, inimmaginabili parroci strafatti, ci siam abituati anche qua, persino alti prelati cocainomani, insegnanti, dirigenti d’azienda con la scimmia sulla spalla e chef con la scimmia nell’abbattitore, chitarristi dipendenti poi un sacco e una sporta, batteristi e perfino politici come se piovesse, ma top model cocainomani non si erano maaaaai sentite. Per il Clapton bonaccione di If you wanna hang out/You’ve gotta take her out/Cocaine/If you wanna get down/Down on the ground/Cocaine/She don’t lie/Cocaine, la cocaina rappresentava perlopiù un’amante sincera ma non era mai arrivato a dichiarare esplicitamente di amarla e all’ epoca non si era avuta ancora l’illuminazione che la cocaina, questa stronza insensibile, facesse I fatti suoi, non ricambiando la passione dei suoi affezionati consumatori. Cosa certamente imputabile alla carenza di personalità e iniziativa delle timide e inesperte rockstar di allora, tipo i gli Stones i Deep Purple, al confronto di quelle ben più disinibite, consapevoli e social di oggi. (Ma per inciso in effetti, che passione ci può essere se solo la storia la vediamo per un attimo dal punto di vista della povera cocaina, confezionata in ovuli prima ingeriti e poi eruttati dalle possenti chiappe di un contrabbandiere messicano, tagliata mentre ancora non ha nemmeno smaltito il jet lag, imbustata e poi affidata a chi la mette su un tavolino e la aspira in narici caccolose come fosse il Vicks per giunta senza nemmeno dirle grazie? Si tratta più che altro di una storia di sfruttamento, e quindi non si vede come poi si possa pretendere amore dalla cocaina).
Supermodel è comunque un’autentica cornucopia di originalità musicali e testuali. Più ti ci immergi e più ne peschi, come le perle. Una galleria stupefacente, Il personaggio della drag queen Virgin Mary ad esempio. Ma che fantasia a immaginare un tipo così trasgressivo, a cominciare dal nome che s’intende non ha alcuna relazione con la drag queen Virgin Mary, quella che qualche anno fa ha mandato in bestia i cattolici in terra iberica con un’esibizione piuttosto sopra le righe e blasfemina.

Ai tempi del liceo, quando era una brava cristiana
La conoscevo, ma ha una nuova migliore amica
Una drag queen di nome The Virgin Mary si confessa
È una top model degli anni ’90

Sì, è un mostro, i miei complimenti
Se vuoi amarla, accettalo,
Non ti amerà mai più dei soldi e delle sigarette
Ogni notte è un crepacuore

Che personaggio bello e dannato, un fiore del male californiano, questa supermodellona Anni ‘90. Uscita chissà come e chissà quando da un’accolita di educande cristiane di uno sconosciuto liceo californiano. Ma sentiamo ancora la band e le sue illuminanti dichiarazioni. «Abbiamo iniziato a immaginare un enigmatico personaggio supermodel: una ragazza fantastica, brillante e molto social, che in realtà è piena di problemi e nasconde tristezza e dipendenza. In un certo senso la adori, perché ti dà l’idea di sapere come ci si diverte, ma allo stesso tempo la eviti, perché sai che potrebbe trascinarti nei guai», confessano le star.
Ecco la chiave della canzone! Non è la modella 1990 cui ci si riferisce bensì la Pubblicità Progresso anni 90! Ve la ricordate? Se la conosci la eviti se la eviti non ti uccide! E poi manda in valvola assoluta questo fatto che il personaggio abbia un aspetto esteriore glamour ma indossi in realtà una maschera, pensate, e dietro sia profondamente diversa da come appare. Una doppia faccia, ma quando, quando mai si è sentito? Ma perché non ci hanno pensato Pessoa, Pirandello, Nooteboom o Borges. Dov’ è, ma chi è il Leonard Cohen di Suzanne o il Lou Reed di Heroin?

Ehi, non pensarci, ehi, lascia perdere
Perché il suo ragazzo è il rock’n’roll (Ehi)
Assapora ogni momento finché non deve andare
Perché il suo ragazzo è il rock’n’roll

Da sola alle feste, lavora 24 ore su 24
Quando non stai guardando, ti sta rubando il Basquiat
Pantaloni a vita bassa su OnlyFans, lo pagherò io
È una top model degli anni ’90

Quindi gli uomini sono dei bonaccioni e ai party non si fanno, invece le donne son proprio cattivone, alla faccia del Me Too che possiamo definitivamente mettere in naftalina come il guardaroba da mezza stagione.
Sull’ultima strofa però ci sono anche dei dubbi cronologici e ontologici che non ci fan dormire. Supponendo infatti che la fantomatica modella depravata abbia iniziato la carriera da adolescente e sia diventata top conclamata diciamo verso i venticinque (cioè nei primi anni anni 90) ora lei e la sua appesantita silhouette mortale ne avranno almeno cinquanta. Quindi applicando lo scivolo INPS previsto per le topmodel dissolute, sarà prossima alla baby pensione per lavoro usurante. Di conseguenza o la tipa ha davvero un fisico bestiale o i pantaloni a vita bassa (almeno per il breve periodo che li avrà ancora indosso) li vediamo a rischio su OnlyFans e suggeriremmo altro abbigliamento più consono alla piattaforma, quanto meno per differenziarsi dalle incombenti starlet ventenni. Poi c’è il fine riferimento artistico profondo e colto: il Basquiat. Un inciso di rara bellezza che accentua se possibile la disperata e inedita dissolutezza del personaggio visto e considerato il ben noto feeling tra il compianto celebre artista e la polvere bianca.
Non ci resta a questo punto che adorare e condividere il lancio della hit mondiale, visto che in futuro, quando ce lo chiederanno, potremo dire: Io c’ero. uh-uh-uh

About the author

Massimiliano Bellavista

È stato detto di Massimiliano Bellavista, ingegnere, scrittore blogger e docente universitario, che cerchi sempre nelle parole proprie altrui la tana del Bianconiglio. Nella tana spera di trovare un punto di vista particolare o anche solo qualcosa di speciale che nessuno ha colto prima. A volte ci riesce, a volte si accontenta di qualche gioco di prestigio. Se non proprio il Bianconiglio dalla tana, almeno sarà capace di tirarne fuori uno dal suo cilindro.
Si ritrova molto bene nella parola ‘Quatsch’ ma solo se significa ‘caos’, un caos nobile, perché crede molto nelle zone grigie, di confine, dove ad esempio i confini tra musica e parola si attenuano fino a sparire.

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