Recensioni

Stefano Panunzi – Beyond the Illusion

Il clima di insicurezza ha scosso tutti profondamente ma gli artisti lo hanno saputo trasformare in Arte, come Stefano Panunzi con il nuovo album

Il clima d’insicurezza e di profondo sconcerto in cui, da un giorno all’altro, le certezze dell’uomo occidentale sono sprofondate si riflette, inevitabilmente, anche sulle produzioni artistiche. Una situazione che ha scosso tutti profondamente ma che gli artisti, come spesso capita, hanno saputo trasformare in Arte.
Un bell’esempio è Beyond the Illusion, album che porta la firma di Stefano Panunzi e che ne incarna le inquietudini. L’illusione a cui il tastierista romano si riferisce è la vita stessa, che trascorriamo ad inseguire obiettivi dimenticando che il Tempo scorre inesorabilmente, trasformando le cose e portando via con sé tutto e tutti. Prigionieri di noi stessi, delle nostre ambizioni e di stereotipi di vita, cerchiamo d’ingannarlo in mille modi ma Lui va e per tutti, prima o poi, arriva il momento della riflessione. È questa la mia personale interpretazione della bella immagine di copertina in cui è possibile notare una voliera, che associo all’illusione di libertà: la donna dal fisico ammaliante e il cui volto è sostituito da un complesso orologio del XVI secolo, rappresenta il Tempo, che possiamo misurare in mille modi e che ci illudiamo di ingannare, ma che non fermerà per nessuno il suo corso. I toni crepuscolari e le offese del tempo visibili sul disegno rappresentano il momento stesso in cui, volenti o nolenti, si è costretti a fermarsi e pensieri cupi e nostalgici prendono il sopravvento. E per avere conferma di quanto intuito mi è bastato sfogliare l’elegante booklet e leggere i testi dei brani e le frasi che accompagnano quelli strumentali, notare il ritratto della madre dell’autore a cui l’album è dedicato.
Il ritratto e precisamente The Portrait, i brani sono in lingua inglese, è uno dei momenti più toccanti dell’intero album. Le fotografie fermano l’istante, bloccano le figure e le emozioni in uno spazio-tempo preciso ma degli stessi restituiscono solo della luce l’ombra. Scorrendo ancora i brani si possono notare The Bench, dedicato all’amico Mick Karn geniale bassista dei Japan, presente nei primi due album di Stefano Panunzi. Si tratta di un brano strumentale al quale l’autore non ha accostato nessuna frase. A parlare è la Musica e la fotografia sfocata e rovinata di un uomo senza viso seduto su una panchina. È il saluto che va a chi si è fermato e con il quale si è condiviso una parte del percorso.
A chiudere un album estremamente lirico I AM! del poeta romantico inglese John Clare, scelta che sembra voler riaffermare nonostante tutto il proprio posto nel mondo. Una legge umana che accomuna tutti, ma gli artisti sfuggono un po’ a questa regola, perché il frutto del loro lavoro è destinato a sfidare il Tempo e Beyond the Illusion ha le carte in regola per poterlo sfidare. A testi profondi e introspettivi fa eco, infatti, una musica elegante e fortemente evocativa al punto che molti brani sarebbero ideali per la colonna sonora di un film.
Dovendo dare delle coordinate di massima posso aggiungere che si spazia dall’ambient jazz all’art rock all’alternative rock. Tante influenze ma, come nei precedenti due album di Stefano Panunzi, anche tanti ospiti di caratura internazionale: GRICE (al secolo Martin Grice Clarles Peters), Tim Bowness, Lorenzo Feliciati, Gavin Harrison e tanti altri che, per motivi di spazio, non posso citare ma che acquistando l’album potrete scoprire.
E a tal proposito posso solo segnalare le due versioni dell’album, non caldeggiarne una in particolare. Beyond the Illusion è infatti disponibile sia in LP che in CD entrambe le edizioni sono molto eleganti ma sul CD sono presenti tre brani in più.

Stefano Panunzi
Metaversus PR

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Fortunato Mannino

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