Soundcheck

Spiritsongs – Live in Milan at Masada Club

il Jazz di casa nostra incontra ancora una volta il Jazz di matrice americana

La dimensione live di una band, jazz o rock che sia, si presenta sempre come una sorta di banco di prova su cui possono essere valutati diversi elementi: la bontà del materiale eseguito, la capacità dei musicisti di coinvolgere il pubblico presente, la loro perizia tecnica e, quando richiesto dal genere musicale che il complesso suona, il talento improvvisativo di ciascuno degli elementi del gruppo. L’attitudine di un musicista a inserirsi in un contesto musicale dove l’improvvisazione riveste una importanza capitale (è il caso del jazz, del jazz rock e anche del jazzcore, che è il genere suonato dagli Spiritsongs, gruppo di cui qui si recensisce l’ultima fatica discografica , “Live in Milan at MASADA Club”, dal nome del locale milanese noto per la propria predilezione a programmare con frequenza eventi musicali di chiara impronta jazzistica) costituisce elemento imprescindibile.
In questo disco il Jazz di casa nostra incontra ancora una volta il Jazz di matrice americana. L’estemporaneo quartetto (Shanir Ezra Blumenkranz: upright bass, oud, Alberto N. A. Turra: electric guitar, Brian Marsella: piano, keyboards, Sergio Quagliarella: drums) ha rivelato con questo lavoro una certa affinità di intenti. Lo stile jazzistico irruento cui si aggiungono chiari elementi rock tipici del jazzcore, in effetti, produce qui una musica nervosa, apparentemente disordinata, incontrollabilmente creativa, stimolante e frenetica che a taluni, ma solo a tratti, può ricordare alcune modalità espressive di certi gruppi progressive italiani degli anni Settanta. In realtà le influenze sono altre e di altra natura. Possono sul generico essere ascritte certamente, da un lato a Miles Davis, capostipite della contaminazione rock in ambito jazz, e a John Coltrane, uno degli inventori di atmosfere visionarie e musicalmente orgiastiche più geniali che il free jazz abbia mai avuto. Dall’altro, principalmente, a musicisti che in anni più recenti hanno sperimentato e sviluppato in ambito jazzistico nuove direttrici di marcia e nuove originali sonorità.
Il disco è di indubbio interesse anche perché mette in evidenza il grande valore di ciascuno dei singoli musicisti e la compattezza e l’estrema affinità esistenti tra i componenti del gruppo. Merita una citazione a parte il chitarrista e compositore Alberto N. A. Turra, musicista “con i fiocchi” di cui si è detto (e le sette tracce del disco confermano pienamente ciò che si di lui si racconta) che fonde la necessità di suonare con i virtuosismi poetici, l’improvvisazione, il jazz visionario, l’anima balcanica e la vitalità del rock, amalgamando il tutto in un originale universo sonoro.

About the author

Giovanni Graziano Manca

Pubblicista, poeta, ha collaborato e collabora alla redazione di numerose riviste cartacee e web scrivendo di musica, poesia, letteratura, cinema ed altro. Ha pubblicato alcuni volumi di poesia (In direzione di mete possibili, Lieto Colle, 2014; Voli in Occidente, Eretica, 2016) e uno di racconti brevi (Microcosmos, Sole, 2013). Vive a Cagliari, meravigliosa città del Mediterraneo.

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