Frantumare lе distanze
superare le esistenze e riconoscersi per creare
camminare senza chiedersi perché
e fermarsi un istante per considerare che ogni istante si scioglie in quello a venire
come cerchi nell’acqua che non sanno nuotare e si infrangono, si infrangono, si infrangono
Dentro Cerchi nell’acqua c’era tutto Paolo Benvegnù, quella sua maniera di guardare il mondo senza possederlo, di attraversarlo senza volerlo spiegare fino in fondo. Parlava di distanze da frantumare ma non con la retorica delle rivoluzioni urlate, piuttosto con la delicatezza di chi sa che riconoscersi è già un atto rivoluzionario. E poi quell’immagine, così semplice da sembrare eterna: gli istanti che si sciolgono l’uno nell’altro, come cerchi nell’acqua incapaci di restare e con la capacità di fondersi l’uno nell’altro.Proprio nel rompersi, quei cerchi d’acqua, continuano ad allargarsi, a toccare rive che non avevano previsto.
Oggi manca di più, non solo l’artista, ma il suo sguardo. Il suo modo di stare nel tempo senza rincorrerlo, di abitare la musica senza trasformarla in prodotto, di restare ai margini senza diventare mai marginale davvero. Benvegnù non era fuori dal suo tempo per nostalgia, lo era perché aveva scelto un’altra velocità, una distanza minima dalle cose che gli permetteva di vedere ciò che spesso ci sfugge quando corriamo troppo: la bellezza delle connessioni invisibili, la poesia che si nasconde nei passaggi, non nei risultati.
La sua è stata una strada fatta di ostinazione gentile, di club piccoli e pieni di verità, di incontri che non diventavano numeri ma relazioni, una per una, come se ogni ascoltatore fosse davvero necessario. In un mondo che misura tutto, lui continuava a sottrarre, a togliere peso, a lasciare spazio.
Impariamo a fermarci un istante, come faceva lui, a guardare meglio, per non perdere il senso di tutto quel meraviglioso passaggio.
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