SOund36

SOund36 Anno 19 N.825

Scritto da Annalisa Nicastro

Non tutte le prigioni hanno le sbarre: ve ne sono molte altre meno evidenti da cui è difficile evadere, perché non sappiamo di esserne prigionieri. Sono le prigioni dei nostri automatismi culturali che castrano l’immaginazione, fonte di creatività.
Henri Laborit lo aveva capito presto: il corpo non dimentica ciò che la mente censura. Quando l’azione viene inibita, quando non possiamo fuggire né combattere, qualcosa dentro si incrina. Prima si insinua una stanchezza sottile, poi un malessere che non ha nome, infine la malattia come linguaggio estremo di ciò che non siamo riusciti a dire o a fare.
La fuga, in Laborit, non è codardia ma sopravvivenza. È movimento, scelta, possibilità. È l’atto minimo e radicale di sottrarsi a ciò che ci nega. Se possiamo lottare, restiamo vivi. Ma quando l’azione è bloccata, quando accettiamo l’immobilità come destino, il corpo comincia a ribellarsi contro se stesso.
Allora riconosciamola la gabbia. Diamo un nome ai meccanismi che ci tengono fermi. Riattiviamo l’immaginazione come gesto politico e biologico insieme. Perché ogni atto di libertà, anche il più piccolo, è un ritorno a sé.
Quando quello che c’è fa male che il coraggio della fuga sia con noi!

– La liturgia laica de I Ministri invade il Druso tra sold out e pogo

– Ognuno di noi deve contribuire a portare bellezza in questo mondo, ne abbiamo tutti bisogno. Parola di Fabio Capanni

– Un disco che sta facendo molto discutere, quello dei Si! Boom! Voilà! con Roberta Sammarelli e la sua super band. E noi cosa ne pensiamo?

– La primavera non è quiete ma turbamento. Ce lo racconta lo spettacolo teatrale Le Sacre du Printemps della compagnia Dewey Dell

– Non poteva che essere Jo Squillo l’ospite d’onore della serata dedicata dal Druso ai favolosi anni ’80

– Con Jane Jeresa sembra essere tornata Etta James

De Stradis è un cantante pugliese promettente. Abbiamo ascoltato il suo debut album dal vivo

About the author

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione. E in ultimo vorrei dire che mica sono matta, ma solo pazza. Pazza di gioia.

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