Mi guardo allo specchio e non ricordo più chi sono.
Che io sia una donna sembra evidente.
Capelli lunghi, labbra rosse, sopracciglia depilate e due tette emergenti dal tessuto della maglietta.
Ma, a pensarci bene, neanche questo è davvero sicuro.
Potrei aver riempito il viso di Botox, essermi fatta cucire addosso un corpo qualsiasi e infilato due tette finte nel petto.
«Prova, uno, due, tre… prova.» Voce acuta da donna, sì. O almeno abbastanza convincente da sembrarlo.
Il mio nome.
Il mio nome.
Inizia con la L.
No, con la V.
Forse con la S.
Forse non ho mai avuto un nome.
Forse non mi chiamo affatto.
Continuo a ripetere lettere a caso, aspettando che qualcosa si accenda dietro gli occhi di me riflessa nello specchio. Niente.
Mi fermo immobile con la lettera R. tra le labbra.
Ho l’impressione che il riflesso abbia cambiato posizione prima di me.
Un ritardo minuscolo.
Abbastanza piccolo da sembrare immaginazione.
Allungo la mano verso lo specchio.
-Reset-
Poi il buio.
Smemorata
Il mio nome. Il mio nome. Inizia con la L. No, con la V. Forse con la S.

