Recensioni

Sky of Birds – Matte Eyes / Matte Moon

Un disco importante destinato a mantenere intatto il suo fascino e la sua attualità nel tempo

L’ascolto e la scrittura sono due momenti separati che, almeno nel mio caso, necessitano del tempo loro e, per questa ragione, i numerosi cd arrivati tra la metà di novembre e dicembre trovano spazio solo nei mesi successivi. Una delle poche eccezioni che mi sono concesso quest’anno è stata per Matte Eyes / Matte Moon secondo album degli Sky of Birds. A favorire un ascolto quasi immediato è stata la bellezza della copertina realizzata da Irene Scarchilli, che con la sua opera ha catturato non solo le atmosfere dell’album ma dell’intero 2020. Il senso di inquietudine, i cattivi presagi, l’atmosfera cupa, la solitudine e quella linea rossa che attraversa la città hanno, infatti, un forte potere evocativo e simbolico. Ed è stata proprio la corrispondenza immagine – atmosfere a far sì che entrasse nel mio personale racconto degli album che mi hanno maggiormente colpito nel 2020. Una citazione favorita da un’immagine di copertina molto forte ma, soprattutto, confermata dal ripetuto ascolto dell’album.
I dieci brani raccontano le ansie, i turbamenti e quel senso d’impotenza dell’uomo moderno, che vede sgretolarsi lentamente ogni certezza. Non più padrone degli eventi, li subisce mentre la quotidianità è ulteriormente abbrutita dalla pandemia. Quello che si prospetta all’ascoltatore è un drammatico viaggio introspettivo in atmosfere cariche di tensione. Non è un caso che i versi finali del brano If 9 Was 6 siano tratti da una poesia di Emily Dickinson, poetessa statunitense che cercò le sue sicurezze all’interno delle mura domestiche e visse una vita riflessa. Versi che parlano di morte e di lutto, oltre che di solitudine.
È quel senso di alienazione e sfiducia che ritroviamo anche in Haze Daze Dazzle, uno dei pezzi che amo di più. Ma se a dominare le atmosfere dell’album sono le tonalità di grigio, tra le pieghe di Matte Eyes / Matte Moon si scorge la malinconia per un tempo passato, durante il quale ogni cosa aveva il calore dei colori. I brani che aprono e chiudono l’album ne sono, a mio avviso, l’esempio più lampante e in particolare l’ultimo The Child You’ve Been è una struggente e onirica ballata. È anche possibile tra le righe e i suoni cogliere bagliori di speranza, ovvero, appigli per un nuovo inizio.
I testi sono in lingua inglese e se ciò conferisce caratura internazionale all’album può nello stesso tempo rappresentare per molti un limite per la sua comprensione globale. È comunque difficile, anche solo ascoltando, non immergersi nelle atmosfere dense e cariche di tensione emotiva che musica e voce creano.
Un disco importante destinato a mantenere intatto il suo fascino e la sua attualità nel tempo e che, secondo me, per quanto disponibile in un elegante formato digipack meriterebbe anche una curata edizione in vinile.

Miacameretta Records
Metaversus PR
Sky of Birds

About the author

Fortunato Mannino

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi