La soffitta

Siddharta – Weltschmerz

Fortunato Mannino

ci resta dunque un LP con 5 brani che affondano le loro radici nel progressive senza disdegnare divagazioni psichedeliche

Quando ho intrapreso il mio cammino sulla strada del Kraut-Rock uno dei primi gruppi che ho incontrato sono stati i Siddharta. Sicuramente non è uno dei gruppi più famosi o rappresentativi del genere ma per chi, come me, a quel tempo ascoltava molto i Pink Floyd… è un trait d’union quasi obbligato.
Le notizie intorno alla band non sono tantissime anzi diremmo che la loro storia s’inquadra in un contesto di assoluta normalità in quella generazione di giovani tedeschi che pretendeva la possibilità di poter esprimere liberamente la propria creatività. Non a caso, non mi stancherò di ripeterlo, i gruppi più interessanti e più innovativi di quel periodo sono tedeschi.
La breve storia dei Siddharta comincia a Korntal cittadina a nord ovest di Stoccarda nel 1973 e ruota attorno alle figure di Martin Morike (tastierista) e Gerhard Kraus (violinista). Come tanti liceali hanno un sogno: esprimere il proprio estro e la propria creatività attraverso la musica rock. Ai due si uniranno il chitarrista Eberhard Muller e il batterista Klaus Hermann ma il problema principale sarà reclutare un bassista. In molti si alterneranno al basso ma, come nelle migliori tradizioni rock, il problema si risolverà rispondendo ad annuncio sul giornale! Il bassista Klaus Scharff sarà reclutato così e completata la line-up e scelto il nome del gruppo che, come dichiarato, fa esplicito riferimento al libro di Hermann Hesse, la band è ufficialmente attiva.
Iniziano a comporre, provare, suonare in pubblico e alla fine del 1974 hanno una manciata di canzoni pronte per essere incise. È a questo punto che il gruppo si trasferisce a Stoccarda e in dieci giorni, precisamente dall’1 al 6 aprile e dal 20 al 25 di maggio del 1975, porta su nastro quello che sarà il suo primo e unico disco. Alle registrazioni partecipano anche alcuni amici del gruppo i quali impreziosiscono le composizioni con tuba, flauto traverso e… voce femminile! Speranzosi nella possibilità di firmare un contratto discografico, si recano a Monaco dove incontrano Jurgen Korduletsch produttore di Amon Duul II. Il sound, probabilmente troppo sinfonico, non convince il produttore ma non scoraggia il gruppo che, autofinanziandosi, provvederà privatamente alla pubblicazione dell’album e inizierà una lunga serie di concerti. Ma a giocare sempre un ruolo importante in ogni cosa è la vita! La giovinezza spensierata finisce con la chiamata al servizio civile o con la scelta dell’università, comunque sia… nel 1977 i Siddharta non esistono più.
Qualcuno continuerà a coltivare la passione per la musica, altri sceglieranno una vita tranquilla, due di loro saranno travolti dal Weltschmerz. È questo il titolo dell’album, titolo scartato dalla band e che, per errore, ritroviamo sui lati del vinile e che potremmo tradurre con dolore del mondo.
Dei Siddharta ci resta dunque un LP con 5 brani che affondano le loro radici nel progressive senza disdegnare divagazioni psichedeliche. Album prevalentemente strumentale che ammicca alle sonorità dei Pink Floyd di Meedle e Atom Heart Mother ma che riesce, nonostante tutto, a mantenere una sua personalità. Le parti cantate sono state pensate sia in inglese sia in tedesco. A dire il vero c’erano altri pezzi e, tra questi, una lunga suite durante la quale il gruppo recitava brani tratti dal libro di Hermann Hesse, ma i nastri si sono perduti. Poco? Forse si,… Ma è pur sempre un piccolo importante tassello nella grande e variegata cultura dei ’70!
L’occasione per parlare di questo gruppo, a cui sono particolarmente legato, mi è stata offerta dalla ristampa su LP del loro unico album da parte della Garden Of Delights etichetta che, come abbiamo avuto modo di dire diverse volte, si occupa del recupero e della contestualizzazione storica dei gruppi tedeschi. Un lavoro che prevede l’utilizzo, dove possibile dei nastri originali, e l’ausilio dei componenti del gruppo per ricostruire i fatti storici. Il disco, come tutte le produzioni Garden Of Delights, ha una tiratura limitata a 1000 copie numerate a mano. Altra bella edizione è quella del 2004 della Amber Soundroom (AS LP 023), limitata a 500 copie contenente la riproduzione del manifesto dei loro concerti. Quest’edizione è da tempo fuori catalogo ma, se si è fortunati, la si può ancora trovare a prezzi accessibili. Discorso diverso per la prima stampa privata ma… è ovvio. Esistono anche due versioni in cd: una sempre della Garden Of Delights e l’altro, a dire il vero di qualità più modesta, della Penner Records.

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