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Settanta Revisited – Carlo Crescitelli

Non si tratta di un libro convenzionale, ma di uno sfogo dove le vicende personali, i ricordi s’incrociano e si scontrano con la macro-storia

Ho letto con molta attenzione Settanta RevisitedGuida sballata e verbosa per l’anziano rincattivito di questi anni millennovecentoduemili (Terebinto Edizioni), ultimo lavoro di Carlo Crescitelli e sono arrivato alla conclusione che i possibili destinatari di questo libro sono fondamentalmente due. I primi, me compreso, sono coloro che i ’70 li hanno vissuti e coloro che, invece, ne hanno sentito solo parlare. Per i primi il sottotitolo è assolutamente inutile, perché nel ragionamento / sfogo dell’autore non vi è nulla di sballato e anche il linguaggio colorito ha un senso e un suo perché. Abbiamo, con tutte le difficoltà del periodo, vissuto anni spensierati in cui sognare e fantasticare era ancora possibile, anni durante i quali il mondo si scopriva pian piano e crescere all’ombra di una stabilità di valori era ancora possibile. E mentre si cresceva, l’Italia e il mondo mutavano: grandi riforme, grandi conquiste sociali a cui fanno da contraltare anni di paura e violenza, e poi la Musica la grande Musica che ci ha accompagnato e che nel libro è puntualmente citata. E poi!?!? E poi tutto è velocemente cambiato e ci siamo ritrovati ad essere, come dice l’autore in apertura, l’anello di congiunzione tra l’analogico e il digitale, in poche parole testimoni viventi di un mondo che non c’è più e uno che non riusciamo a riconoscere appieno.
Non si tratta di un libro convenzionale, ma di uno sfogo dove le vicende personali, i ricordi s’incrociano e si scontrano con la macro-storia ubbidendo solo all’avvicendarsi degli anni. Un libro carico di spunti di riflessione, ma anche di malinconici ricordi e di particolari che, personalmente, avevo seppellito nella memoria. Un libro, dunque, che consiglio vivamente a chi quegli anni li ha vissuti e che, magari, non riesce a spiegarsi il perché di certe sensazioni. E gli altri? Ecco! Agli altri consiglio di leggerlo e di farlo proprio. Di ricercare nello sfogo verità che nessun libro di Storia può raccontare. Di ritrovare nei particolari e negli spunti un’epoca che conoscono solo indirettamente. E, forse, anche la gioia di vivere di quegli anni meno tecnologici sì, ma più veri.

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Fortunato Mannino

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