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Sergio Cammariere, Intervista

Annalisa Nicastro

“Tutta la mia esistenza è concentrata sulla percezione della musica, che mi ha insegnato a diventare un uomo e a saper ascoltare (con il cuore) cogliendo l’infinito”. Sergio Cammariere

Abbiamo incontrato Sergio Cammariere e Roberto Kunstler in occasione dell’uscita del nuovo album “La Fine di tutti i guai”. Ne è venuta fuori un’occasione molto interessante per parlare della musica e dei testi non solo di questo ultimo lavoro, ma di un periodo piu’ ampio in cui sono nate canzoni che rimarranno per sempre nella storia della musica.

E’ appena uscito il tuo decimo album come cantautore. Cosa troviamo di nuovo musicalmente parlando? Il classico sei ottavi alla Cammariere è sempre presente anche nell’album “La Fine di tutti i guai”?
Sergio Cammariere: Questa nuova pubblicazione è una sintesi di tutti quei contenuti musicali che appartengono al mio mondo. Ci troviamo le sonorità jazz, i ritmi e le contaminazioni latine, il blues, l’ immancabile 6/8 nel brano “Ma stanotte dimmi dove stai”, ma anche un po’ di country rock e soul. È un disco in qualche modo diverso dagli altri, ma che segue comunque un principio di continuità; alla base sono spinto sempre da una grande curiosità, dalla voglia di sorprendere attraverso gli arrangiamenti dei brani. L’aspirazione e le premesse sono le solite, tutto parte dalle mie composizioni pianistiche o dai testi di Roberto

Con Roberto Kunstler formate una vera e propria band, raccontateci il vostro metodo di lavoro in cui le parole e la musica si fondono in canzoni indimenticabili.
Sergio Cammariere:
In tutti questi anni ci ha unito l’amore verso la poesia, oltre che la musica stessa. Insieme cerchiamo di creare delle canzoni che rimangano nel tempo, non pezzi destinati ad una sola stagione, bensì brani che ci auguriamo possano essere ricordati come quelli dei nostri grandi maestri e predecessori. È una nobile ambizione, con “Tutto quello che un uomo” ci siamo riusciti e a distanza di 16 anni dalla sua pubblicazione è uno dei brani più coverizzati in Italia, basta entrare su youtube e cliccare il titolo, vengono fuori migliaia di interpretazioni diverse, anche in altre lingue. Alla fine lo scopo di ogni musicista è proprio questo, fare in modo che le proprie canzoni siano fruite nello spazio e nel tempo, regalando a più persone possibili un momento di serenità. Come si lavora insieme? Con Roberto è una cosa talmente unica e penso anche irripetibile. E’ verò che ci sono due ruoli fra me e lui di base, distinti, in cui io nei miei progetti sono curatore delle musiche e delle stesure e lui curatore delle parole. Ma non è che componiamo una canzone sempre alla stessa maniera; in questi anni, spinti dal desiderio che ci accomuna e innamorati dell’endecasillabo, dell’ottonario mascherato, dell’alessandrino, siamo stati molto attenti a non usare accenti errati, evitando le aporie. Trattandosi di musica sappiamo che ogni parola comunque è suono, quindi non ci accontentiamo più solamente di un bel testo, ma vogliamo che i testi delle canzoni suonino al massimo delle loro possibilità. Quando la parola deve stare dentro il periodo musicale, usiamo spesso formule certosine…. Curiamo le bozze quotidianamente insieme ore e ore su skype cercando la giusta parola che deve entrare in quella specifica misura musicale.
Una canzone comunque è fatta di melodia, armonia, tempo e parole. La melodia non è altro che un susseguirsi di note nel tempo una dopo l’altra o di alcune note concomitanti seguite da altre, mentre il tempo scorre. L’armonia è la veste complessiva ed è anche la griglia sulla quale ogni singola nota si appoggia, insieme alla melodia si muove la triade armonica, la prima la terza e la quinta…. L’armonia a volte può avere delle sostituzioni, come accade spesso nel jazz, aggiungendo nuovi accordi…. Le nostre canzoni sono concepite in modo da fornire a chi le risuona la possibilità di fare interventi che cambino l’armonia, il tempo, ma anche la struttura: l’inizio, il centro o la coda del pezzo.

Roberto Kunstler:  La nostra collaborazione ebbe inizio ai primi di giugno del 1992. In circa due settimane avevamo già composto una ventina di nuove canzoni. All’inizio rielaborando o completando alcuni brani che avevo già composto in precedenza, poi anche scrivendo testi nuovi su idee musicali, armonie e melodie create al piano da Sergio. Contemporaneamente ci siamo anche impegnati da sempre a “musicare” una vastissima produzione di poesie e altri versi che spesso rappresentano l’input primario alla fase creativa. Le possibilità di approccio sono comunque varie ed anche le conseguenti metodologie. Questo rende il tutto più appassionante, in quanto non c’è mai un percorso prestabilito. Alla classica domanda: “nasce prima il testo o la musica”? Posso rispondere che per fortuna non c’è una regola. Grazie alle reciproche capacità ed inclinazione all’arte dell’improvvisare. A volte le due cose scaturiscono insieme. Poi il lavoro è strutturato in varie fasi di revisione, aggiustamento e prove in cui, soltanto suonando e cantando la canzone, si arriva a definirne la forma finale.
A volte questa fase può durare, giorni, settimane ed anche mesi. Altre volte la canzone si può considerare “chiusa” in tempo reale. Ovvero esce fuori qualcosa che poi non necessità di ulteriori interventi. Le vie della Musica sono infinite…

Dal punto dei vista dei testi, Roberto, c’è un file rouge in questo nuovo lavoro?
Roberto Kunstler: Se c’è un “file rouge” che unisce i testi di questo nuovo lavoro è dato dall’aspetto cronologico, in quanto, pur avendo a disposizione diverse composizioni inedite, le canzoni scelte per questa nuova “raccolta” sono state tutte composte nel triennio precedente l’uscta dell’album. Questo conferisce un’unità ulteriore dal punto di vista del linguaggio, che pur essendo sempre in linea con i miei parametri abituali, è pur vero che si tratta di qualcosa in continuo divenire, in continua evoluzione. Il punto di “approdo” è messo ancora in evidenza anche nel mio prossimo lavoro, che si intitola “Senza dire niente” che sta ad indicare come “per dire qualcosa” si parte da un capovolgimento paradossale della realtà in cui l’autore afferma di “non avere niente da dire”! In realtà si vuole con questo evidenziare la non unicità delle possibili interpretazioni. E al tempo stesso suggerire che non ci sono vertà assolute e che vi sono diverse possibilità di lettura e di interpretazione che scaturiscono proprio dall’incontro tra testo e ascoltatore. Ognuno potrà trovare elementi diversi, significati diversi in un “linguaggio allusivo” che più che dare risposte pone domande. Inoltre uno degli obiettivi della mia scrittura è sempre stato quello di mettere chi ascolta (e chi legge) in una condizione di “ispirazione”. Essere ispirati all’ascolto, non solo della canzone, ma del proprio pensiero, della voce interiore, che senza posa, ci rimanda ad un cammino continuo attraverso le complesse profondità dell’animo umano.

La title-track è il primo singolo dell’album ed è accompagnata anche da un videoclip in cui incontri come in un sogno grandi personaggi…
Sergio Cammariere: La fine di tutti i guai è un piccolo film a cartoni animati, scritto e diretto da Cosimo Damiano Damato che rende omaggio a Roma con un messaggio di pace e bellezza. Nel clip sono rappresentato da un taxista che durante una corsa notturna incontra grandi anime: Marilyn Monroe, Pier Paolo Pasolini e Maria Callas, Totò e Ninetto Davoli, Fellini che assiste al bagno nella fontana di Trevi di Mastroianni ed Anita Ekberg. Ed ancora i Beatles, Pinocchio, Don Chisciotte, Papa Giovanni XXIII, Gandhi, Dante, Che Guevara, Chaplin, Franca Rame e Dario Fo, Alda Merini, Anna Magnani, i Blues Brothers e Frida Khalo… Una visione poetica che trova nell’amore verso l’arte, dal cinema alla musica, l’inizio di una rinascita.

Vedo che ci sono nell’album molti e bravissimi special guest, li presenti tu ai nostri lettori?
Sergio Cammariere: Oltre alla mia band ovvero Luca Bulgarelli al contrabbasso, Amedeo Ariano alla batteria, Daniele Tittarelli al sax soprano e Bruno Marcozzi alle percussioni, (suoniamo insieme nei live da vent’anni), ci sono ospiti che hanno contribuito a creare un nuovo sound: Alfredo Golino alla batteria, Maurizio Fiordiliso alle chitarre elettriche, Roberto Taufic (chitarra classica nel brano Mi domando se), il violinista Olen Cesari (Io so) e l’organetto di Alessandro D’Alessandro (Il tuo amico di sempre, Con te sarò, Mi domando se)

Dai tuoi esordi ad oggi, è cambiato qualcosa per te Sergio? E cosa resta invece sempre immutato?
Sergio Cammariere: Sicuramente non è cambiato il mio modo di vivere la musica e il rapporto quotidiano con il pianoforte. Tutta la mia esistenza è concentrata sulla percezione della musica, che mi ha insegnato a diventare un uomo e a saper ascoltare (con il cuore) cogliendo l’infinito.

 

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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