Nuttata e sentimento
Certe notti sembrano fatte per custodire emozioni che scivolano tra le pieghe del cuore. Quando il cielo si fonde con la musica e la voce si fa carezza, il tempo rallenta e diventa memoria. È in notti come queste che prende vita “SereNata a Napoli”, non solo uno spettacolo, ma un’esperienza emotiva.
Serena Rossi – attrice, cantante, anima poliedrica – torna alle origini, avvolta dal silenzio vibrante delle rovine del Parco Archeologico di Scolacium, a Borgia (CZ), per intonare una dichiarazione d’amore alla sua città.
Dalle tavole del teatro a un palcoscenico di stelle
Era solo una ragazza quando, per la prima volta, calcò le scene in “C’era una volta… Scugnizzi”, musical firmato da Claudio Mattone ed Enrico Vaime, che segnò il suo esordio teatrale. Quel debutto, così radicato nella cultura e nella voce popolare napoletana, è stato il primo passo di un lungo percorso artistico che oggi la vede protagonista di uno spettacolo che mescola melodia e identità, radici e presente.
Un viaggio tra note e radici
Il 5 agosto, ospite della XXV edizione di Armonie d’Arte Festival – sotto la direzione artistica di Chiara Giordano – Serena Rossi ha portato in scena uno spettacolo costruito attorno al proprio nome e alla propria città: “SereNata a Napoli”.
In collaborazione con “L’Altro Teatro”, lo spettacolo è stato inserito nel segmento “Transiti”, parte del più ampio tema “Nuove Rotte Mediterranee”. Un cammino artistico che, attraverso voce, corpo e anima, ha ridisegnato la mappa di Napoli, raccontandola attraverso lo sguardo sincero e vibrante dell’artista.
Una serenata per Partenope
La struttura dello spettacolo si è sviluppata come una serenata teatrale: un intreccio di classici della canzone napoletana, frammenti di memoria personale, riflessioni storiche e vibrazioni collettive.
Tra dolcezza e ironia, pathos e leggerezza, Serena ha evocato la figura di Partenope – la sirena di Napoli – tentando di risvegliarla dal suo sonno eterno, riappacificandosi con il passato e suggellando il racconto con un sussurro d’anima.
Napoli: eterna sospensione
Il filo rosso che ha attraversato l’intera serata è stato il racconto della città: Napoli sospesa tra partenze dolorose, sogni spezzati, desideri ardenti, amori proibiti e una vitalità contagiosa.La narrazione, supportata da una scrittura teatrale coinvolgente, ha affascinato un pubblico eterogeneo, pronto a lasciarsi trasportare tra letteratura, immagini e ricordi.
Ortese e i ritornanti
Nel cuore dello spettacolo, Serena ha citato la scrittrice Anna Maria Ortese, definendo i napoletani come “un popolo di ritornanti”. Attraverso questo pensiero, ha tracciato un mosaico emotivo, denso di storie familiari e collettive, tra guerre, migrazioni e ricongiungimenti, muovendosi tra gli estremi della sofferenza e della gioia con una delicatezza disarmante.
Una voce tra le corde del tempo
Accompagnata da un raffinato sestetto musicale
Gennaro Desiderio (violino),
Gianpaolo Ferrigno (chitarra),
Antonio Ottaviano (pianoforte e clavicembalo),
Michele Maione (percussioni),
Matteo Parisi (violoncello),
Luca Sbardella (fisarmonica e clarinetto) –
Serena ha interpretato con voce potente e flessibile i grandi classici della tradizione: da “Santa Lucia Luntana” e “Lacreme Napulitane” a “Tammurriata nera”, passando per “Passione”,” Dicintencello vuje”,”Era de maggio”, “Munasterio ‘e Santa Chiara” e” Reginella”.
Il magma napoletano
Il repertorio ha saputo mescolare mito e realtà, evocando atmosfere popolari e mitologiche, alternando pezzi come “Festa di Piedigrotta”,” Dove sta Zazà”, “Guapparia”,” Bammenella”, “Io, mammeta e tu”. Ogni brano ha restituito una sfaccettatura del cuore partenopeo: vulcanico, contraddittorio, appassionato.
Ria Rosa e le voci del Novecento
Toccante il momento in cui Serena ha ricordato Ria Rosa – al secolo Maria Rosaria Liberti – celebre cantante dei primi del Novecento, di cui è discendente. Femminista ante litteram, Ria Rosa con le sue canzoni rivendicava emancipazione, diritti, coraggio, destando scalpore persino oltre oceano. Con il brano “Preferisco il Novecento”, Serena ha restituito voce e attualità a una figura pionieristica, riportando in scena anche le memorie di sua nonna e dei “treni della felicità” durante la guerra, narrati anche nel film “Il treno dei bambini” di cui è protagonista, tratto dal romanzo di Viola Ardone.
Teatro, cuore e presenza
Il gran finale, con il pubblico che ha seguito Serena fin sotto il palco, ha coronato una serata carica di emozione, dove teatro e vita si sono fusi.
Serena Rossi ha dimostrato che è possibile coniugare intensità e leggerezza, riflessione e intrattenimento, solo quando l’arte diventa specchio fedele dell’anima.
Info e Foto Crediti
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