Recensioni

Serena Finatti – Fragile e Fiera

Fortunato Mannino

Otto poesie piegate alla forma canzone che si dipanano sul morbido tappeto folk / jazz

Il cantautorato femminile è una realtà spesso troppo sottovalutata e, purtroppo, ancora relegata al rango di musica di nicchia. Sembra quasi che non ci si riesca a liberare dallo stereotipo di donna romantica che canta canzoncine struggenti che, a loro volta, incarnano lo spirito romantico di matrice nazional popolare. E, a dire il vero, spiace non poco sentire belle voci piegate alle esigenze del mercato declinare i tormenti d’amore. Qualcosa però sembra stia cambiando. Ormai è da diversi anni che seguo il nostro panorama musicale e, di anno in anno, il numero degli album al femminile non solo aumenta sensibilmente, ma trova facilmente spazio nelle nostre personali classifiche.
Non so se riusciranno a far breccia in quel muro mediatico che soffoca la nostra Musica ma, almeno in questo, le cantautrici possono dirsi pari ai colleghi maschi e… Noi siamo qui a dar voce ad entrambi. L’album che presentiamo oggi è il secondo album della cantautrice friulana Serena Finatti e s’intitola Fragile e Fiera. Otto poesie piegate alla forma canzone che si dipanano sul morbido tappeto folk / jazz, che Andrea Varnier vi ha tessuto intorno. Poesie delicate e lievi ma che aprono uno squarcio profondo su quella che è la nostra fragile quotidianità. Un concetto ben anticipato ed esemplificato dalla foto di copertina, che ci ricorda che la vita è un sentiero dai contorni sfocati sul quale danzano, sbatacchiate dal vento, le nostre vite fragili e sul quale, come barchette di carta, navigano i nostri sogni.
Anin A Gris, brano scritto in dialetto friulano da Maria Di Gleria e musicato da Marco Liverani, racconta di una società rurale ormai perduta per sempre, nella quale non era difficile ritrovare il senso della vita. Brano malinconico che idealmente si contrappone a Per Un Click che, come è facilmente intuibile, ci riporta a quel senso di alienazione che ormai impera nella nostra società e che, spesso, viene confuso con la realtà stessa.
Ma due brani, per la forza e per la delicatezza della scrittura, mi hanno particolarmente colpito: Fragile E Fiera e Chissà. La title track affronta il tema della violenza sulle donne. Una piaga, culturalmente e politicamente ancora lungi dall’essere sanata, che colpisce tante donne che, pensando di avere accanto un uomo, si ritrovano una bestia. Difficile non immedesimarsi nella donna protagonista del brano e non augurare ad ogni donna di rialzare la testa per sottrarsi ad ogni tipo di giogo.
Chissà ci riporta, invece, all’attualità e al mistero che avvolge la morte di Giulio Regeni. Serena Finatti, sua compaesana, non entra nella vicenda ma immagina Giulio, che peraltro non ha mai conosciuto, ragazzo. Un ragazzo normale che come tanti inseguiva un sogno che si chiamava vita e che ha trovato la morte in un paese straniero. Un giallo questo che, a mio avviso, difficilmente si risolverà e che riporta alla mente altre storie controverse come quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin o sfortunate come quella di Antonio Megalizzi. Pezzo struggente che permette ancora una volta di gridare “Verità per Giulio!”.

Cadono le foglie senza vento
Cambiano le forme del deserto
Scorrono dei fiumi sottoterra
Chi sa la verità la porti a galla!

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