Recensioni

Selfishadows – Step On

Fortunato Mannino

Un album molto intrigante che, ripercorrendo strade già battute nelle decadi precedenti, si apre a un interessante forma di cantautorato

Molti associano Reggio Calabria alla malavita, immaginano una città di frontiera dove tutto e il suo contrario è possibile. Un Comune indebitato e sciolto per mafia, l’incendio del Museo dello Strumento e le retate Le danno sempre gli onori della cronaca ma… Reggio è anche e soprattutto altro. È la gente che solidarizza con i magistrati, che scende in piazza con i propri strumenti musicali per manifestare contro quell’ignominia, è un pullulare di associazioni culturali, di artisti, di scrittori che, nel vuoto politico, si ergono a simbolo di una società che non si arrende. Ma… questo non fa cronaca!
Il perché di questa premessa è presto detto: il pulmino di SOund36 sosterà per un po’ in Calabria prima a Reggio e poi ci sposteremo a Catanzaro… e… visto che sono calabrese, concedetemi di difendere una terra martoriata che raramente si dimentica se la si sa scoprire.
Sgombriamo subito il campo da un qualche pensiero malizioso: i due album meritano, altrimenti non li avrei recensiti e, per un mio modus operandi, prima ascolto la musica e dopo leggo i comunicati stampa.
Dopo questa lunga premessa… è ora di parlare di Musica!
Selfishadows, pseudonimo sotto il quale si cela l’eclettico Daniele Giustra già batterista dei Fjelds, presenta il suo Step On.
Un album molto intrigante che, ripercorrendo strade già battute nelle decadi precedenti, si apre a un interessante forma di cantautorato. L’uso di sintetizzatori e la batteria elettronica caratterizzano un sound che ha le sue radici nella migliore new-wave, la voce profonda racconta i chiaroscuri dell’anima.
A mio modesto avviso il fascino di questo lavoro è proprio nel contrasto freddo / caldo: alla freddezza dell’elettronica si contrappone il lato introspettivo e… qui il merito è tutto dell’artista che è riuscito a trovare un equilibrio non facile.
L’album è gradevole e omogeneo ma alcuni brani mi hanno particolarmente colpito: Now she’s dead è il brano che incarna di più il concetto di penombra dell’io, notevole è anche il video che ne è stato tratto. La malinconica My Faces ci induce, invece, a riflettere sul tempo che passa. Step on nei suoi quasi sette minuti è il manifesto del progetto stesso.
L’album, edito per la Factum Est Records, è disponibile in un formato innovativo che concilia Musica e Arte: le copertine delle 60 copie disponibili sono state disegnate a mano e, dopo la serigrafia, dipinte una per una! … In tutti i casi una chicca per collezionisti…

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