Recensioni

Rosebud – Rosebud

Fortunato Mannino

Tre personalità artistiche diverse accumunate, oltre che dal talento, dalla continua ricerca di nuove sonorità

Inizia oggi per me un lungo, e sicuramente affascinante, viaggio nella produzione RareNoiseRecords. Tanti, infatti, i titoli usciti tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 e tutti, lo dico a priori, meritevoli di trovare spazio sulle nostre pagine. Chi mi segue sa della mia stima incondizionata verso questa etichetta che, lo ricordo, ha fatto dell’oltre una filosofia vincente. Filosofia che, in modo semplicistico, riassumo così: oltre il concetto classico di gruppo, oltre i confini tradizionali della Musica. Musica intesa come libertà creativa, come Cultura, come Sinergia.
La prima, al momento, di nove recensioni è dedicata a Rosebud e alle sue atmosfere cupe e ai suoi riferimenti colti. Chi ne sa di cinema avrà colto, immediatamente, il riferimento al film Citizen Kane, capolavoro assoluto e senza tempo di Orson Welles del 1941 (Quarto Potere il titolo italiano). A quell’ultima parola pronunciata da Charles Foster Kane, protagonista del film, e, più in generale, alla tristezza di questo Tempo, nel quale sembrano dominare Arroganza, Menzogna e un’Ignoranza più o meno indotta e che la finzione cinematografica ha in parte anticipato, si sono ispirati Eraldo Bernocchi e i suoi due illustri compagni di viaggio. Ad accompagnare il chitarrista sperimentale, produttore elettronico e sound designer, c’è FM Einheit, non dovrebbe aver bisogno di presentazioni, ma ricordiamo ai più giovani che è lo storico percussionista degli Einstürzende Neubauten, nonché autore di una notevole quanto lunga discografia. A completare il trio è la violoncellista e compositrice britannica Jo Quail, autrice di cinque album di matrice neo-classica.
Tre personalità artistiche diverse accumunate, oltre che dal talento, dalla continua ricerca di nuove sonorità. E, infatti, definire musicalmente i quaranta minuti di Rosebud è un buon esercizio di retorica. Diremo, però, e questo lo ritengo più adeguato al racconto dell’album, che noise, industrial, metal sono funzionali alle atmosfere cupe, a volte claustrofobiche, che caratterizzano l’album. Un viaggio in una realtà distopica o in un’anima che ne percepisce l’incombenza? La risposta, forse, in entrambi i casi è Rosebud.

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