Recensioni

Rome – The Hyperion Machine

Fortunato Mannino

Jérôme Reuter è uno degli artisti più interessanti della scena apocalyptic folk europea

Questa recensione nasce in un momento storico veramente particolare. Un momento in cui odio, follia e ferocia mietono vittime innocenti, la cui unica colpa è trovarsi al posto giusto nel momento sbagliato.
I fatti di Nizza e Monaco hanno fatto notizia più delle vittime collaterali o di quelle dimenticate, di quelle turche che la politica internazionale non avrà il coraggio di denunciare o di quelle innocenti giustiziate per il colore della pelle o della religione. La sensazione è che il Mondo sia sull’orlo del baratro e poco o niente potrà il buon senso, tanto meno la cultura o la tecnologia che, alla lunga, ha rincoglionito i popoli. Quanto alle religioni direi che tutte fanno morti in modo più o meno evidente, ma sempre col consenso di un dio e di una ricompensa ultraterrena.
Perché iniziare una recensione così!?!? Se ci leggete sapete bene che per Noi la Musica è Cultura e la cultura e la musica spesso nascono dall’osservazione dalla realtà. E la realtà, filtrata con gli occhi della poesia e alla luce della Storia, sa raccontarla bene Rome, diminutivo di Jérôme Reuter, che abbiamo presentato in occasione della pubblicazione della sua prima raccolta e di cui abbiamo preannunciato l’uscita del nuovo album.
Già The Hyperion Machine, titolo dell’album, è pregno di un simbolismo, di una cultura e di religiosità che attraversa i secoli e i popoli: Hyperion non è che l’epiteto con cui gli antichi greci indicavano il Sole, ma è anche… e anche… e ancora… Non basterebbe un’enciclopedia per spiegare quello che ha rappresentato e rappresenta il Sole per l’umanità, per questo ho lasciato i puntini sospensivi in modo tale che ognuno sia libero di trovarci ciò che vuole.
Una cosa è certa, Colui che sta al di sopra è anche Colui che ha assistito, seraficamente, a tutto il male che l’umanità ha fatto a se stessa e al Mondo.
Negli undici brani presenti nella versione CD ritroviamo il Rome che conosciamo, quello che attinge a piene mani dalla cronaca e dalla storia per sublimarle in poesia. Il dolore del mondo sembra interiorizzarsi e fluire limpido nei rivoli delle storie, diverse e uguali, che Rome racconta guardandole con gli occhi dell’anima.
Ogni canzone è occasione per ricordare e rivivere vicende solo apparentemente lontane. Perdersi nelle risonanze dei testi è facile quanto lasciarsi trasportare da melodie che, pur mantenendo quello stile solenne che caratterizza la produzione di Rome, si aprono al grande pubblico.
The Hyperion Machine, che abbiamo ascoltato in anteprima e che è uscito il 26 agosto, non fa che confermare Jérôme Reuter come uno degli artisti più interessanti della scena apocalyptic folk europea.

About the author

Fortunato Mannino

Fortunato Mannino

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi