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Rock Story #Alanis Morissette – Your House

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

Alanis resta fra le penne del pop rock più intriganti degli ultimi decenni

È passato un po’ di tempo dalla nostra ultima Rock Story, rubrica che utilizziamo per raccontare una canzone entrando, nel contempo, in sintonia con artisti dalla sensibilità superiore alla media.
Questa volta il brano scelto è una outtake di Jagged Little Pill – album fortunatissimo della canadese Alanis Morissette – uscito esattamente 30 anni fa. Fu pubblicato per la prima volta nell’edizione acustica del disco nel 2005 e ben potrebbe essere considerato (a livello testuale) come l’ideale contraltare low-tempo della mega hit You oughta know. Quella canzone parlava di una relazione che era finita e la Morissette usava tutta la sua forza espressiva rock e perfino qualche parolaccia per inveire sul suo ex.
In Your house, ballata essenzialmente piano e voce, invece la protagonista (verosimilmente è un pezzo autobiografico) fa qualcosa che in un certo senso nessuna persona dovrebbe fare, ancorché triste per essere stata lasciata, vale a dire entrare nella casa del suo vecchio partner solo per frugare fra le sue cose e tentare così di “elaborare” la perdita.

I went to your house
Walked up the stairs
And I opened your door without ringing the bell
Walked down the hall
Into your room where I could smell you

Ovviamente si rende conto di essere in un posto senza il consenso del suo ex ma è più forte di lei, e così si mette a fare la doccia, indossa i suoi abiti, ascoltare la sue canzoni preferite (di Joni Mitchell), odorare il suo profumo, correndo il rischio che lui torni e la trovi là.

And I shouldn’t be here
Without permission
Shouldn’t be here
Would you forgive me, love, if I danced in your shower?
Would you forgive me, love, if I laid in your bed?
Would you forgive me, love, if I stay all afternoon?
I took off my clothes
Put on your robe
And I went through your drawers
And I found your cologne
Went down to the den
Found your CDs
And I played your Joni
And I shouldn’t stay long
You might be home soon
Shouldn’t stay long

Non contenta, continua il suo rito di “autoflagellazione” accendendo l’incenso, facendosi un bagno ed ecco la vera doccia fredda…trova un po’ a sorpresa un biglietto d’amore lasciato dalla nuova fidanzata e solo allora capisce che è finita e capisce che forse è meglio che andare via subito: ora è certa che veramente tutto è finito.

I burned your incense
I ran a bath
I noticed a letter that sat on your desk
It said, “Hello, love
I love you so, love
Meet me at midnight”
And no, it wasn’t my writing
I’d better go soon
It wasn’t my writing

E allora, nel suo cuore, gli chiede scusa per quest’ultimo sussulto di affetto che l’ha portata a piangere sotto la sua doccia, nel suo letto, e per tutto il pomeriggio. La fine di un amore resta difficile da accettare e forse è anche umano lasciarsi andare alle emozioni.

So forgive me, love, if I cry in your shower
So forgive me, love, for the salt in your bed
So forgive me, love, if I cry all afternoon

Ho sempre considerato Your house un piccolo gioiellino fra le canzoni dall’impianto cinematografico e spero che possa essere apprezzata anche da chi fino ad ora non l’aveva mai ascoltata. Alanis, a mio avviso, resta fra le penne del pop rock più intriganti degli ultimi decenni.

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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