Recensioni

Roberto Bonati, Tor Yttredal – Some Red, Some Yellow

Il linguaggio di Some Red, Some Yellow è quello di un jazz moderno, etereo e concreto allo stesso tempo che oserei definire dell’anima.

A chi segue il panorama jazz i nomi del compositore e contrabbassista Roberto Bonati e del sassofonista norvegese Tor Yttredal raccontano già di due carriere prestigiose, che hanno superato i rispettivi confini nazionali. Snocciolarle non sarebbe né facile né giusto, perché esaurirebbe immediatamente lo spazio che ho a disposizione e, per questo, rimando ad una proficua ricerca sulla rete.
Qualcuno ricorderà, però, che il rapporto artistico e culturale del maestro Roberto Bonati con quello norvegese non è nuovo e che, su queste pagine nel 2016 abbiamo presentato Nor Sea Nor Land Nor Salty Waves. Opera commissionata per il Bjergsted Jazz Ensamble che ha messo in musica Völuspá il primo poema dell’Edda poetica norvegese, nel quale per volere di Odino la veggente racconta come sia avvenuta la creazione del mondo. Disco che, ancora oggi, ascolto e consiglio. A firmare la nota di copertina è proprio Tor Yttredal, con cui il maestro parmigiano dal 2013 ha instaurato un rapporto umano e artistico che si è consolidato via via attraverso concerti, collaborazioni e scambi didattici fra la Faculty of Performing di Stavanger e il Conservatorio Arrigo Boito di Parma.
La permanenza di Tor Yttredal a Parma per il ParmaJazz Frontiere nel 2019, è stata l’occasione per registrare, aggiungerei un finalmente, un album in duo. Some Red, Some Yellow, con i suoi 15 brani per un’oretta scarsa di Musica, è il frutto di quelle registrazioni che in tre occasioni si avvalgono anche del contributo dell’elettronica del talentuoso musicista norvegese John Derek Bishop.
Il problema vero per chi scrive è soprattutto raccontare un album che tecnicamente e qualitativamente è indiscutibile. L’unico modo possibile, a mio modesto parere, è quello di raccontare ciò che l’ascolto suscita e, va da sé, che sono sensazioni soggettive. Leggendo il titolo la prima immagine che ho avuto è quella della luce cangiante di un tramonto e, nell’abbandonarmi alle mille sfumature che la musica regala, la seconda è stata quella di una passeggiata. Una passeggiata in cui scorci di natura e frammenti di vita si alternano per diventare emozione in chi non si sofferma solo all’aspetto superficiale delle cose. I due musicisti con i loro strumenti disegnano ora immagini vivide ora atmosfere più riflessive e malinconiche, donando così all’album un forte carattere emozionale ed evocativo. Il linguaggio di Some Red, Some Yellow è quello di un jazz moderno, etereo e concreto allo stesso tempo che oserei definire dell’anima.
Some Red, Some Yellow è uscito per Parma Frontiere, etichetta fondata dallo stesso Roberto Bonati, e si candida ad essere uno degli album dei più belli di quest’anno.

Roberto Bonati
Tor Yttredal
ParmaJazz Frontiere Festival
StudioAlfa Uffico Stampa

About the author

Fortunato Mannino

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi