Recensioni

Si! Boom! Voilà! – Si! Boom! Voilà!

Questo disco rimarrà solo un episodio isolato o darà vita ad un sodalizio destinato a durare?

La dipartita dai Verdena della bassista Roberta Sammarelli, dopo quasi trent’anni di onorata carriera, ha provocato uno scossone nella scena alternative italiana. Dopo poco è venuta fuori la notizia che l’artista avrebbe formato un collettivo con altre personalità di spicco del medesimo panorama: N.A.I.P. ovvero Michelangelo Mercuri, estroso cantante emerso dal talent X-Factor, Giulio Ragno Favero del redivivo Teatro Degli Orrori, Giulia Formica, attuale batterista dei Baustelle, ed il produttore e chitarrista Davide Lasala. Ancor prima di un’uscita vera e propria si è scatenato un hype come poche volte ricordo, almeno in tempi recenti. Tutta questa attenzione sarà giustificata in rapporto alla musica proposta?
A giudicare dalla prima traccia “Vivere Così Così  (Non Si Può Più)” l’impressione è di ascoltare una band interessante affidata ad una voce stralunata che non convince appieno. Musicalmente i nostri fanno quello che vogliono cambiando continuamente registro, passando da un rock tiepido ad un disperato post-hardcore di scuola Idles.
“Santi Numeri”, la canzone successiva, si aggrappa a quest’ultima corrente, prima di andare sul sicuro nella strofa, virando verso sonorità noise tanto care al Teatro Degli Orrori.
Il singolo “Pinocchio”, che abbiamo imparato a conoscere nelle scorse settimane, è un brano schizzato, un viaggio in autobus a 200 chilometri all’ora, fermate comprese, fatte anche quelle sgommando, provocando una rovinosa caduta a terra di tutti i passeggeri a bordo ad ogni stop.
Il piglio cantautorale di “Lavori In Corso”, in mezzo alle composizioni precedenti quasi stona, ma invece di fare la figura del pesce fuor d’acqua, fa quella del leone uscito finalmente dalla gabbia e che riassapora la meritata libertà.
L’anarchia sonora procede con “Mentre Succhiamo”, uno sbilenco esperimento math-rock, e “Gogna Ragazzo Gogna”, che fa il verso a “Sogna Ragazzo Sogna”, perla di Roberto Vecchioni riportata recentemente in auge dal rapper Alfa.
La claustrofobica “Un Pezzo Degli Swans” suona appunto come un pezzo degli Swans: pesante e cupa, mentre N.A.I.P recita un testo critico e dissacrante. “Dio Come Ti Odio”, invece, è l’antitesi della classica canzone d’amore, dove si inneggia all’odio come forma di distacco da una relazione arrivata al termine.
L’ultimo sussulto è la tenera “Da Zero” cantata dalla stessa Roberta, una conclusione che nessuno si sarebbe aspettato, un finale che non regala nessun botto, di quelli ce ne sono stati anche troppi precedentemente. Piuttosto rimane la curiosità di capire se questo disco resterà solo un episodio isolato o darà vita ad un sodalizio destinato a durare.

 

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Giovanni Panebianco

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