Recensioni

Roberta Baldizzone – Changing Textures

Fortunato Mannino

Abbandonatevi alle atmosfere dell’album e intraprendete un bel viaggio intimo ed emozionale

L’album che presentiamo oggi si presta a diversi tipi di riflessioni. Riflessioni che, diciamolo onestamente, aiutano chi scrive a riempiere spazi emozionali, che non hanno parole per essere raccontati. L’album in questione è Changing Textures e porta la firma di Roberta Baldizzone, pianista e compositrice dallo straordinario curriculum.
La prima e immediata riflessione, forse nata in concomitanza con l’evento musicale e mediatico dell’anno, riguarda la Musica. Non voglio far polemica e rispetto tutti gli ascolti, ma se i nostri musicisti jazz sono più apprezzati all’estero, un motivo ci sarà.
Un altro aspetto importante è che questo mondo, spesso declinato al maschile, sia invece trasversale. Non è la prima volta che lo scrivo e oggi, dopo l’ascolto di Changing Texures, lo ribadisco con maggior forza. Changing Texures esalta la tecnica, la capacità compositiva, la ricerca sonora, la capacità d’improvvisare ma, allo stesso tempo, sa essere molto emozionale. Se, infatti, l’aspetto puramente tecnico lo apprezzerà nella sua pienezza colui che fa o conosce la musica, l’aspetto emotivo lo si può cogliere facilmente. Il titolo dell’album suggerisce un possibile altro approccio: la Vita.
I giorni come le emozioni, infatti, non hanno mai gli stessi colori e non sarà difficile per l’ascoltatore abbandonarsi alle atmosfere dell’album e intraprendere quel viaggio intimo ed emozionale di cui scrivevo in precedenza.
A completare il Roberta Baldizzone White Quartet tre musicisti di grande spessore: Gabriele Fava (sassofono), Ricardo Costa (chitarra elettrica) e Marcello Canuti (batteria).
Raccontare un album non è mai facile ma credo che, al di là delle mie parole, sia lampante che Changing Texure è un album di spessore.

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