Dentro questa tensione si fa strada Rino Gaetano Reimagined, progetto concretizzatosi il 28 aprile al Teatro Comunale Vincenzo Scaramuzza di Crotone, spazio trasformato per l’occasione in un’officina di registrazione. L’operazione si sviluppa lungo un duplice asse temporale che interroga il passato: da un lato i cinquant’anni che separano l’opera di Rino Gaetano dal suo punto di massima irruzione poetica, dall’altro i 75 anni dalla sua nascita, intesi come soglia critica, apertura di senso, varco attraverso cui osservare ciò che resiste della sua scrittura nel presente.
In questa fenditura si agita il guizzo del compositore, produttore e regista teatrale Franco Eco, crotonese come Gaetano, formato artisticamente a Roma lungo traiettorie di ricerca affini per sensibilità al celebre cantautore. Nel suo sguardo Rino diventa materia in movimento, campo di forze, presenza che muta forma nel tempo dell’interpretazione.
Su queste premesse l’EP omonimo del progetto offre una serie di organismi sonori dilatati, specchio di una logica drammaturgica rigorosa. Il pensiero musicale di Gaetano viene spostato dentro un altro linguaggio, sottoposto a una continua ridefinizione. In questo spazio convergono l’Orchestra Filarmonica Crotonese, il Liceo Musicale Vincenzo Scaramuzza e l’ensemble etnico-calabrese Malutempu, in una tessitura che intreccia scrittura sinfonica, memoria orale, ricerca contemporanea senza ridurle a sintesi pacificata.
«Rino Gaetano Reimagined si è distinto da una semplice operazione omaggio perché non ha cercato di riprodurre Rino Gaetano, né di conservarlo come icona museale. L’idea di partenza è stata opposta: attraversare la sua opera, metterla alla prova del tempo e restituirla in una lingua sonora nuova. Per me celebrarlo avrebbe significato immobilizzarlo; reimmaginarlo, invece, significava accettare il rischio del tempo che tutto trasforma. Il progetto nasce da questo principio, il tempo: non ricostruire il passato, ma interrogare il presente attraverso Rino. Per questo parlo sempre di “tradimento” non come negazione dell’originale, ma come metodo. Ogni traduzione nel tempo altera ciò che riceve, e proprio questa alterazione permette all’opera di ritornare viva. Le orchestrazioni, sia quelle sinfoniche che etniche, non sono state pensate come abbellimento, ma come strumenti critici: una decomposizione e ricomposizione della sua poetica; destrutturalizzare per spostare Rino Gaetano da una dimensione commemorativa a una dimensione contemporanea. Eppure, non ho cambiato melodie e accordi, ma il risultato finale sonoro sarà completamente diverso. Questo è il potere della musica»- dichiara Eco.
Il percorso si estende oltre la produzione musicale, diventa culla formativa, laboratorio aperto. Si dissolve così la distanza tra apprendimento e creazione: il suono nasce e si rielabora in tempo reale.
«L’Orchestra Filarmonica Crotonese, diretta da Damiano Morise-afferma Franco Eco– ha costituito il nucleo sinfonico del progetto. Mentre l’ensemble etnico calabrese Malutempu, guidato da Antonio Olivo, proietta quel retaggio della tradizione orale calabrese che lo stesso Rino non ha mai smesso di cantare. Entrambe non sono compagine esecutive, ma attraverso il loro corpus musicale, la scrittura di Rino Gaetano è stata sottoposta a una nuova forma: orchestrale, etnica, drammaturgica e contemporanea. Gli studenti del Liceo Musicale “Vincenzo Scaramuzza”, insieme agli studenti del Liceo Scientifico “Filolao” hanno avuto invece un doppio ruolo. Una parte di loro è stata coinvolta direttamente nelle registrazioni, inseriti nelle file orchestrali accanto ai professionisti, tra cui alcuni anche loro docenti di tutti i giorni, vivendo così un’esperienza concreta di avviamento alla produzione discografica: è il rapporto che c’è tra Maestro e Apprendista quando si andava a bottega ad apprendere il mestiere. Nelle Arti questo accade ancora. Altri studenti, invece, hanno partecipato come uditori alle sessioni aperte, assistendo al processo reale di costruzione del suono nella sala di regia che abbiamo allestito nel foyer del teatro: registrazione orchestrale, gestione delle sezioni, sovraincisioni, ascolto critico e costruzione finale del materiale musicale. Il Teatro Comunale “Vincenzo Scaramuzza”, che per acustica avvicinerei più ad un Auditorium, è stato quindi trasformato per la prima volta in uno studio di registrazione e in un laboratorio discografico».
Per molti giovani Rino Gaetano aleggia ancora come una presenza già sedimentata nella forma del simbolo non un musicista a tutto tondo da approfondire e amare. Il progetto interviene su questo gap e lo trasforma in campo di esperienza, di scoperta.
«Gli studenti, un campione della prima generazione digitale, ovvero la Gen Z, conoscevano Rino Gaetano soprattutto come figura iconica, come nome legato alla città, alla memoria collettiva e ad alcune canzoni entrate nel patrimonio popolare. Ma il punto del progetto era portarli oltre questa conoscenza superficiale, portarli persino oltre la musica. Infatti, chiesi a tutta l’orchestra non di suonare Rino, ma di “recitarlo”, così come un regista dirigerebbe i suoi attori. L’obiettivo era far comprendere loro il funzionamento interno della sua drammaturgia musicale: la frattura linguistica, lo smascheramento, il rapporto tra suono e critica sociale» -riflette il maestro.
Prodotto da Skené Cultura e sviluppato con il contributo della Regione Calabria nell’ambito del PAC 2014–2020 – Azione 6.8.3, Rino Gaetano Reimagined è un’idea che si inserisce in una strategia culturale concentrata non a conservare il territorio bensì a rigenerarlo attraverso pratiche sonore condivise volte a travalicare anche la forza delle parole per consentire al suono di essere l’unico grado di separazione tra il messaggio e l’ascoltatore.
«Nel progetto non ci sono testi. Ed è proprio questa la scommessa. Non c’è verbo. Non c’è la parola cantata, non c’è la voce che re-cita, nel senso di “citare di nuovo” Rino Gaetano, non c’è il tentativo di imitarne la maschera. Noi partiamo dal logos e lo trasformiamo in phoné: suono, voce prima della parola, materia acustica, musica assoluta. Il testo non viene cancellato, viene spostato. Le melodie affidate agli strumenti diventano il luogo in cui la parola continua ad agire senza essere pronunciata. Ogni strumento assume una funzione vocale; ogni linea melodica diventa traccia della parola che fu. Il testo di Rino Gaetano non viene cantato, ma risuona nell’orecchio interiore dell’ascoltatore. Per questo non parlerei di attualità dei testi in senso ordinario, perché qui il testo non è presente come tale. L’attualità sta nell’azione di trasformarlo dal logos alla phoné, dalla parola al suono, dalla citazione alla memoria sonora. Questo è possibile perché non analizziamo i tempi di Rino Gaetano. Siamo letteralmente fuori tempo, anche musicalmente. Lo era anche Rino. Il tempo che racconta è un pattern storico che ritorna ciclicamente, come spesso accade in Italia, dove certe dinamiche politiche, sociali e morali sembrano ripresentarsi ogni trenta o quarant’anni secondo gli storici. Egli non ha semplicemente previsto il futuro: ha intercettato una struttura, senza stile. Perché quando lo stile viene isolato e classificato, rischia di diventare museo, ovvero tempo. Questo lavoro non indaga lo stile: cerca ciò che resta quando proprio lo stile viene tolto. Cerca la frattura, il residuo, l’energia critica che sopravvive alla canzone e alla voce»-precisa Franco Eco.
Rino Gaetano Reimagined non si limita a rileggere un autore, ridefinisce il rapporto tra città, memoria e creazione contemporanea rendendo Crotone cassa di risonanza di un’eredità pulsante ma soprattutto custode di linfa nuova per qualcosa che ancora deve nascere. Perché certe musiche, quando ritornano alla propria terra, non seminano nostalgia. Cercano futuro.
Si ringrazia
L’Ufficio Stampa: Gabriella Cantafio
Crediti Fotografici: Angelo Resta







