Riccardo Cocciante è uno di quei cantautori che nel corso degli anni, tanti, dall’inizio del Folk Studio a oggi ha saputo costruirsi una carriera con brani che a molto tempo di distanza sono rimasti praticamente indelebili e che la gente canta ancora con passione. La cosa è stata ampiamente dimostrata nel concerto fatto ad Este (Padova), al Music Festival organizzato da DuePunti Eventi (con la collaborazione del Comune di Este), davanti a un vastissimo pubblico (la location del Castello Cararrese è immensa, e bellissima) che per quasi tre ore ha potuto godersi lo spettacolo.
Più di 80 anni, anagrafici, una verve interpretativa di un quarantenne, Cocciante è arrivato in città per una tappa dell’ Io…Riccardo Cocciante nel 2026, tour che celebra i suoi, appunto…ottanta, e i 50 anni di Margherita. Un concerto sotto le stelle in una splendida serata estiva, iniziato con un’intro di La grande avventura, quella che si sarebbe svolta di lì a poco, seguita da Ora che io sono luce e Uomo, brani che raccontano gli antipodi della carriera (1972). Completo bianco immacolato, un’ottima band al seguito (tra cui il grande batterista Alfredo Golino), tre coristi, Cocciante ha subito portato il proprio live, dialogando a ogni canzone con il pubblico sempre un po’ alle prese con una certa timidezza, al livello qualitativo che ci si attendeva da un grande della canzone italiana come lui. Ammassati e distanti la canzone eseguita subito dopo le prime, alla quale seguono alcuni grandi successi alternati anche a nuove canzoni tratte dall’album Ho vent’anni con te, uscito lo scorso marzo. Ecco dunque Il mio nome è Riccardo, Uniti no divisi no, Un buco nel cuore.
Cocciante dichiara apertamente al suo pubblico “ogni tanto vien voglia di guardarsi indietro e recuperare quel che il passato ci ha dato”. E’ la volta poi di Cervo a primavera, più che un brano-simbolo sulla rinascita anche spiriturale, elevata all’amore e il rispetto per la natura. Quindi, portato da alcuni tecnici che prontamente il musicista ringrazia, entra il pianoforte: – “Ogni mattina quando mi alzo mi siedo davanti a lui e qualcosa nasce, bello o brutto non importa ma nasce sempre” – una vera dichiarazione per lo strumento che spesso è un tutt’uno con lui. E sui tasti bianchi e neri comincia a suonare Non è stato per caso, Primavera, e un’intensa Era già tutto previsto, per poi riprendere postazione in piedi e intonare Indocina. – “Così si chiamava il Vietnam allora, quando nacqui in quel Paese” – racconta, spiegando di aver visto e gioito, nella sua infanzia, di cose belle ma anche meno felici, un misto di avvenimenti e sentimenti. La scaletta prosegue sempre con tanto entusiasmo da parte del pubblico, con Ti amo ancora di più, Vai lupo, corri! (una delle ultime canzoni scritte), ) Vivi la tua vita (scritta quando è nato il figlio David). Una questione che gli sta a cuore è sempre quella della natura “che stiamo distruggendo”. Poi si passa a Hai un amico in me, una canzone chiestagli per un film (Toy Story), e cantata in duetto all’epoca con Fabrizio Frizzi , che “era una persona incantevole”, e ancora A mano a mano, Le polaroid ,una spiritosa e divertente ballata tratta dall’ultimo album, e ci si incammina pian piano verso le hit più hit: Un nuovo amico, Jimi suona, Il tempo delle cattedrali, cantata assieme a Marco Vito, uno dei talentuosi coristi ,e il Romeo di Giulietta e Romeo, altro musical di Cocciante dopo il famosissimo Notre Dame de Paris. – “Quando devo scegliere le canzoni da cantare è sempre un problema, sono tantissime, e allora ho pensato di fare dei frammenti musicali come questo che sentite ora” – dice, mettendo assieme Sulla terra io e lei, Per lei, Sulle labbra e nel pensiero, L’onda e Sincerità, per poi tornare all’esecuzione completa di Ho vent’anni con te, che dà il titolo all’ultimo album, La nostra lingua italiana, Celeste nostalgia, e la tirata finale: ovvero, Quando finisce un amore, Poesia, Bella senz’anima, Se stiamo insieme e Margherita. Cocciante ringrazia anche chi ha scritto i testi per le sue canzoni negli anni, tra cui ricordiamo Marco Luberti, Gaio Chiocchio, Mogol.
I tre bis non si fanno attendere, sono ormai quasi tre ore che sta sul palco: Io canto, Questione di feeling, In bicicletta. Il foltissimo pubblico sta ancora cantando assieme a lui e sembra non voler finire quella festa, un’altra festa di DuePunti Eventi. Ma l’unico pensiero, vista l’ora, ormai, è un arrivederci, e grazie.
Este Music Festival (vedi sito per le date) prosegue a luglio 2026 con i concerti di Giorgia, K.Pop is coming. live show tribute, Marco Masini, DIn Don Down con Paolo Ruffini, Il Volo, Sal Da Vinci, Savatage, Shiva, e con Gianni Morandi (31 agosto) e Hollywood Vampires (2 settembre)
Si ringrazia DuePunti Eventi, e il loro ufficio stampa Mara Bisinella per la gentilezza e l’ospitalità
Este (Padova), Castello Carrarese – visto il 20.07.26
Crediti foto di DuePunti Eventi Marco Pettenuzzo
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Scaletta:
La grande avventura – Ora che io sono luce – Uomo
Ammassati e distanti
Il mio nome è Riccardo
Uniti no divisi no
Un buco nel cuore
Cervo a primavera
Non è stato per caso
Primavera
Era già tutto previsto
Indocina
Ti amo ancora di più
Vai lupo, corri!
Vivi la tua vita
Hai un amico in me (Toy Story)
A mano a mano
Le polaroid
Un nuovo amico
Jimi suona
Il tempo delle cattedrali
Medley “frammenti”
Sulla terra io e lei
Per lei
Sulle labbra e nel pensiero
L’onda
Sincerità
Ho vent’anni con te
La nostra lingua italiana
Celeste nostalgia
Quando finisce un amore
Poesia
Bella senz’anima
Se stiamo insieme
Margherita
BIS
Io canto
Questione di feeling
In bicicletta









