Viviamo in un tempo che non conosce profondità dove il sapere non scorre ma si frantuma in lampi brevi, nei polpastrelli che gridano più in fretta del cuore.
Non importa più capire, ma scagliare il proprio riflesso nell’aria, eco cieco, urlo che non sa attendere.
Le parole non hanno più dimora, sono pietre lanciate nel vuoto, si spaccano prima di toccare terra.
La conoscenza si è persa nell’urgenza, la riflessione si è inginocchiata davanti alla velocità, la verità è stata sepolta sotto l’applauso rapido di chi non ascolta.
Siamo creature che reagiscono come scosse, corpi di fiamma spenta che conoscono solo il bagliore e hanno dimenticato il fuoco.
Eppure, nel silenzio che resta, io sogno un sapere che sappia attendere, mani che accarezzino le pagine del mondo come la pelle di un amante, pensieri che tornino ad avere radici, occhi che non temano di sostare.
Viviamo nel tempo dell’istante, ma l’eternità appartiene a chi osa capire.
Reagire è un lampo che si spegne, comprendere è un atto d’amore che incendia senza consumare.

