Soundcheck

Raffaele Giglio – Mamma Quartieri

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Scritto da Paola Varricchio

L’album con cui Raffele Giglio esordisce da solista, atto di amore e di restituzione nei confronti di Napoli e dei Quartieri Spagnoli, che ne custodiscono l’anima popolare.

È uscito il 15 aprile Mamma Quartieri, il primo album solista del cantautore napoletano Raffaele Giglio, inciso su etichetta Full Heads e Apogeo Records, e presentato il 5 aprile in una conferenza stampa sui generis che si è tenuta presso la famosa Trattoria Nennella ai Quartieri Spagnoli. Alla presentazione hanno partecipato, oltre a Giglio, il giornalista Gianni Valentino, il poeta Salvatore Palomba e il fisarmonicista Marcello Squillante, che ha eseguito con lui alcuni brani.
Dopo il percorso di ricerca e sperimentazione con i Gentlemen’s Agreement, che ha visto la realizzazione di ben 4 album (Let Me Be a Child, Carcarà, Da…da…da quando ci sei tu e Apocalypse Town), Giglio cambia rotta e decide di incidere il suo primo disco da solista, registrato interamente all’interno della Basilica di San Severo a Capodimonte. L’album contiene nove brani inediti, tutti in lingua napoletana, nati dalla volontà di raccontare il cuore del centro storico di Napoli, quei Quartieri Spagnoli, quei bassi e quei vicoli che per diversi anni sono stati per lui “casa”.
Un bagaglio di umanità e suggestioni, di incontri e di risate a cui è dedicato l’intero lavoro, che fa di Mamma Quartieri più di un disco, un atto di restituzione, un tributo verace a quei quartieri che come un ventre materno lo hanno accolto, gli hanno dato fiducia, lo hanno accompagnato in un percorso attraverso la propria creatività musicale, sviscerando emozioni e debolezze, facendogli da mamma, come lo stesso titolo dell’album evoca, oltre a fare riferimento dichiaratamente a Mamma Roma di Pasolini, in una sorta di parallelo immaginario tra Anna Magnani, che girava per la Città Eterna in motorino e Giglio, perennemente in bicicletta in giro per i suoi Quartieri.
“Anche quando sbagliavo mi perdonavano, comm’ a ‘na mamma” dice Giglio.
Del buon ritmo cubano, tanto del patrimonio ritmico napoletano, e tanti i punti di riferimento musicali ma anche cinematografici e teatrali. Motivetti fischiettati accompagnano testi che raccontano storie dei nostri vichi. Mamma Quartieri affonda le radici in un territorio culturale che va da Fellini a Pino Daniele, da Nino Rota a Pasolini, da Marc Ribot a Caetano Veloso, passando per Ettore Scola; un melange restituito in musica e parole in modo viscerale e immediato, come solo il dialetto napoletano sa fare.
La prima traccia dell’album è “Figl’ ‘e Ddio”, scritta con Antonio Stefanelli dei Le Loup Garou. La storia di un femminiello, che si confessa mentre percepisce di essere arrivato alla fine della sua vita, pronto a incontrare Dio, con la più importante delle domande: “Ma Dio che pensa di me?” Un omaggio al rapporto particolare che Napoli ha sempre avuto con la figura del femminiello, difeso, accolto, fortemente integrato nel proprio tessuto sociale. Vale la pena ricordare che, con uno spirito molto simile, nel 1979 Pino Daniele scriveva “Chillo è nu buono guaglione”, la storia sambata di un femminiello napoletano. Vale la pena ricordarlo anche perché Giglio ha avuto la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo quando era bambino, in tempi ancora non sospetti. Pino ha osservato il mondo che si muoveva intorno a lui nel centro storico di Napoli e lo ha raccontato, senza teorizzarlo, di pancia, per appartenenza. Allo stesso modo Raffaele sceglie di raccontare le storie che Napoli ha nel cuore, che spesso vengono fuori con accezioni negative, anche lui le racconta di pancia, per appartenenza.
“O scippatore” è la seconda traccia la storia di un mariuolo che mette al confronto i suoi furti con quelli dei potenti di cui parla la tv, in un’atmosfera musicale quasi da circo; “Ammore Rom”, invece, è una ballata ispirata da una storia reale tra una donna rom ed un uomo napoletano. “Ammore ca scancell e razze, ca spezza tutt’e paur cu n’abbracc”.Amore, passione, tolleranza, sonorità che strizzano l’occhio al primo Capossela, forse la traccia più bella dell’album.
“Nun t’allummà’”, poi c’è “‘O bambeliello”, pezzo in cui è un pupazzo abbandonato nell’immondizia senza più gli occhi a parlare e raccontare una Napoli che non vede, che può solo ascoltare. La sesta traccia è una “T’accido Carmè!” , poi la toccante “’A loro festa” che racconta l’incontro dei detenuti del carcere di Poggioreale con i loro cari a Natale. Ancora un pezzo molto bello; l’ attesa, il racconto non di un amore ma dell’Amore, dove meno ci si aspetta di trovarlo.
“A Poggioreale il 23 dicembre le mogli portano da mangiare ai carcerati per il loro Natale, io sono convinto che in quell’ora tra di loro ci sia profondo amore e siccome per noi artisti è un dovere prenderci cura degli ultimi, ho scritto questa canzone” dice Giglio.
All’ottava traccia troviamo “Austino ‘o pazzo!”, mentre il disco si conclude con “Saglie”, la voce di una madre che richiama il figlio e in qualche modo cerca di preservarlo dalla delinquenza. Chiude in dolcezza Mamma Quartieri, con un’icona tipica dell’immaginario popolare napoletano.
Per chi ci legge da Napoli e dintorni può essere interessante sapere che il prossimo venerdì 17 giugno  Raffaele Giglio sarà ospite della rassegna Le Notti del Nilo, a cura di Mutarte, lo troverete, quindi, a partire dalle 20, per l’aperitivo, all’Archeobar,  poi, a seguire, a piazzetta Nilo in concerto.

Figl’ ‘e Ddio

Conferenza stampa

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Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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