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Race Must Go On

Quanto vale una vita? Massimiliano Bellavista nel suo racconto fa un’amara riflessione sul tema

Proiettato alla spasmodica ricerca del miglior tempo per un buon posto sulla griglia della domenica il pilota si lascia alle spalle la curva. Dapprima l’accarezza delicatamente poi, non gli era mia successo prima, nell’aprire il gas ha una esitazione di troppo, e la moto s’incapriccia, si inarca come un cavallo e lo proietta tra le gomme degli inseguitori, due grosse moto sgargianti, che lo agguantano e lo decerebrano come ganasce di un potentissimo schiaccianoci. Quando le mascelle di gomma hanno finito il loro lavoro rimane sull’asfalto per più di mezz’ora, un guscio vuoto di vita, mentre i medici del circuito cercano di rianimarlo: arriva l’elicottero, decolla veloce, a terra un cono d’ombra che si stringe in un punto e un lago di sangue che ruscella a bordo pista verso le tribune insieme all’olio del motore. Muore il giorno dopo, in tempo per il warm-up.

REGISTA: che si fa? Tra poco siamo in onda. Facciamo un ripasso generale?
AIUTO REGISTA: un coccodrillo, ho preparato un coccodrillo all’ultimo minuto. Bellissimo. Commovente.
REGISTA: ottimo, mettiamolo subito in onda
AIUTO REGISTA: lo studio ci chiede se vogliamo interrompere la corsa…
REGISTA: ma sono matti? Sai quanto perderemmo? E poi sull’altro canale c’è il tennis, e sull’altro ancora il ciclismo. Sai quanto perderemmo di share? Piuttosto, ti sei occupato dei social?
AIUTO REGISTA: Oh sì sì… su facebook c’è una foto in bianco e nero e poi il RIP. Siamo stati i primi a metterlo, sta piacendo a tutti.
REGISTA: mm, sì. Buon lavoro è il payoff sotto che non mi convince. ‘ Adesso correrai in cielo’. Non era meglio ‘Ora insegnerai agli angeli a correre in moto’?
AIUTO REGISTA: beh, quella l’abbiamo già usata qualche mese fa per quell’altro che è morto. Come si chiamava…Ricorda?
REGISTA: mm, sì. È vero. OK, ok. E il pubblico, stai inquadrando il pubblico? Servirebbe magari qualcuno che piange
AIUTO REGISTA: non so, abbiamo provato a sparare la notizia negli altoparlanti, ma tra la birra e i cori non so quanto si sia sentito, e poi con quelle mascherine e gli occhiali da sole, anche se piange non è che si vede.
REGISTA: mm.. vedremo. Tu continua a pescare immagini. Signorina. È in linea?
COMMENTATRICE: Sì, sì ci sono, Ho cambiato il vestito, da rosso corto a nero. E poi le ballerine, il tacco stonava. Che ne dite, si addice al lutto?
REGISTA: Mi pare OK. E il vecchio pilota in studio?
COMMENTATRICE: Sì, arriva tra pochissimo. E’ andato in albergo a cambiarsi la maglietta. ‘what a fuck is a motorbike’ non ci sembrava appropriato. Mi sono permessa di consigliare una camicia bianca e un paio di jeans chiari con mocassino.
AIUTO REGISTA: lo sponsor non sarà contento per questo cambio. Sulle magliette ci punta moltissimo.
REGISTA: Sì, ma è giusto, ok, ok ben fatto. Gli hai ricordato le regole per commentare l’accaduto?
COMMENTATRICE: Sì, certo. Sguardo basso, faccia triste ma niente lacrime. Niente sguardi in camera, mai. Dire che era un pilota promettente. Dire che sempre le famiglie dei piloti hanno chiesto tanto rumore di motori per il giorno dopo il decesso del loro figlio pilota e soprattutto che si corresse comunque. Fare un breve accenno alla durezza del mestiere del pilota, che sfida la morte ogni giorno e ne è consapevole. Giocherellare con il microfono fingendo imbarazzo. E poi dire che correremo in suo onore. Mai e poi mai nominare la parola morte o suoi sinonimi. Io accennerò all’opportunità di intitolargli una curva.
AIUTO REGISTA: ma è deceduto lungo un dirizzone
REGISTA: Fa lo stesso. Ottima idea, ottima idea dirizzone o curva non importa.E la famiglia? La famiglia del pilota è arrivata?
AIUTO REGISTA: no, non so se ce la fanno. Sa, tutta la notte in ospedale. Le pratiche da fare. Sono stanchi. E ora il traffico per arrivare qua.
COMMENTATRICE: Lo so, non ci voleva Comunque abbiamo l’intervista con il medico del circuito.
AIUTO REGISTA: Ah, bene, bene. Cosa ci racconta?
COMMENTATRICE: Che hanno fatto tutto il possibile. Tra l’altro mi dice di farti i complimenti per l’idea delle nuove divise. Si sono viste benissimo, erano elegantissimi mentre prestavano i soccorsi. Anche l’idea di metterci su la sponsorizzazione, è stato un vero colpo di genio, dice lui.
REGISTA: mm. Va bene. E su quello che è inciampato sulla testa del pilota e si è rotto una gamba?
COMMENTATRICE: è proprio quello lo scoop. Reggetevi forte. Gli hanno messo tre viti di nuova generazione fissate alla tuta. Tra due gran premi lo rimettono in pista.
REGISTA: Fissate alla tuta? Ma così non se la può levare!
COMMENTATRICE: questo è in effetti un problema, ma il pilota è entusiasta dell’idea di rientrare da una frattura multipla alla gamba di venti giorni. è un record. Quindi è disposto a fare qualche sacrificio. ‘Il pilota resuscitato dopo tre gran premi’ sarà la punchline del mio pezzo su facebook.
AIUTO REGISTA: beh, almeno speriamo che non finisca come la storia di quel pilota con il braccio rotto. L’hanno rimandato in pista dopo due gran premi, quel povero Cristo, e ora con quel braccio non riesce nemmeno a grattarsi la testa.
REGISTA: che vuoi fare, non gliel’ha mica ordinato nessuno di correre in moto. Sapeva dei rischi che correva. Beh, vediamo se almeno lo invitiamo in una delle prossime puntate. E ai box, tutto pronto?
INVIATO AI BOX: oh, sì, tutto ok. Gli abbiamo fornito a tempo di record il cartonato del pilota e lo striscione da esporre listato a lutto. Il team voleva ritirarsi, ma abbiamo strigliato a dovere il team principal e lo abbiamo convinto a partecipare. Del resto non possono permettersi di perdere troppi punti in classifica.
REGISTA: e il silenzio? Il minuto di silenzio?
AIUTO REGISTA: tutto a posto. Tra il penultimo e l’ultimo blocco pubblicitario. Poi daremo la linea al commentatore. Non sarà proprio un minuto, ma quaranta secondi, perché senno ci sono problemi con il minutaggio. Così c’entra uno spot in più. Tanto nessuno cronometra.
REGISTA: Ottimo, ottimo, Tutto a posto dunque. Meno cinque, meno quattro, meno tre…

Fuori è una bellissima giornata. Il mormorio degli spettatori si fonde con il fresco vento primaverile. Il brontolio dei motori che si scaldano rompe bruscamente quella quiete. Poi un urlo si propaga nel circuito: nelle prove libere si è registrato il nuovo record della pista. Nessun essere umano è mai andato così veloce su quella pista. Forse nemmeno la morte.

Racconto di Massimiliano Bellavista
Illustrazione di EineBerlinerin

About the author

Massimiliano Bellavista

È stato detto di Massimiliano Bellavista, ingegnere, scrittore blogger e docente universitario, che cerchi sempre nelle parole proprie altrui la tana del Bianconiglio. Nella tana spera di trovare un punto di vista particolare o anche solo qualcosa di speciale che nessuno ha colto prima. A volte ci riesce, a volte si accontenta di qualche gioco di prestigio. Se non proprio il Bianconiglio dalla tana, almeno sarà capace di tirarne fuori uno dal suo cilindro.
Si ritrova molto bene nella parola ‘Quatsch’ ma solo se significa ‘caos’, un caos nobile, perché crede molto nelle zone grigie, di confine, dove ad esempio i confini tra musica e parola si attenuano fino a sparire.

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