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Quel gran pezzo dell’Italia, tutta pura e tutta bianca

L’Italia a Ottobre sarà ridotto a una specie di talent show. Ai vincitori fondi e sussidi finchè dura, i più furbi in giuria. Tutto il resto all’occorrenza.

Benvenuti in Italia dove si folleggia e si rockeggia in zona bianca, bianchissima, quasi abbacinante.
Eccola laggiù, oltre i pini appena disegnati sul velo della caligine appiccicosa d’estate, poco prima della battigia d’avorio, dove ci sono i tendoni a strisce gonfi di musica, eccola laggiù, quel gran pezzo dell’Italia. Bella, calda, vogliosa, invitante. La protezione richiesta è solo un cartoncino verde.
E poi vedi le partite dell’Europeo in Ungheria, alla Puskás Aréna, con la gente tanto stipata (e sudata) sugli spalti che anche il coronavirus trova a fatica un posto (ma gliene basta solo uno in effetti per farsi notare).
E poi vedi i rave party in Spagna e ti rilassi perché vedi riemergere, carsicamente, la buona vecchia idiozia di un tempo.
E ora ecco anche la disco. Laggiù, in quel tempio dei dj, ci sono andato a fare il vaccino in Febbraio. Ero nei privé con le siringhe e una giovane donna vestita da infermiera. Cavolo. L’avessi scritta solo due anni fa, questa frase, sarebbe sembrato un pezzo stile Sex, Lies, and Videotape e invece mi ero solo fatto di Astrazeneca.
Le prove nelle ultime serate si sono fatte addirittura frenetiche. Commissari governativi, esperti sanitari e virologi per una volta hanno dismesso camici e cravatte, con sensori piazzati in punti strategici su finissime tutine leopardate in seta fornite direttamente dal Ministero. Hanno ancheggiato in quattro quarti, si sono strusciati come anguille e capitoni in un affollato vivaio ittico tra house e techno, dance e trance alla ricerca dei ritmi più contagiosi, compilando moduli su moduli. Hanno bevuto cocktail fluorescenti, obbligati da rigorosissimi protocolli a tossire cantare e urlare a squarciagola sotto le implacabili telecamere che hanno rilevato dove andavano le goccioline iridescenti dei drink che prorompevano dalle loro fauci danzanti. Dopo, tutte le cavie sudate, felici e danzanti sono stati rigorosamente testate all’ingresso. I risultati sono stati più che incoraggianti, le regole sono state aggiornate e rese e più solide con il consenso generale. Dal BPM si passerà al TPM: tamponi per minuto. È stata anche stilata una hit list a beneficio dei gestori: Tuca Tuca ballabile solo con green pass, YMCA ammesso senza riserve, I Will survive raccomandato, Disco Samba sconsigliato in quanto il peppepéppeppeppé è generatore di trenini pericolosi in caso di presenza di retrovirus; Night fever nemmeno nominato. Presto i locali riapriranno le porte, l’esercito dei percettori di sussidio e reddito di cittadinanza riavrà il suo tunctunctunctunc. Mentre i gestori, non trovando personale (che nel frattempo si è trasformato in cliente) si rivolgerà per questo ad agenzie interinali cinesi.
E il virus, dove sta il virus ci si potrebbe chiedere. C’è di certo, ma non si vede. Un medico ha recentemente dichiarato: Ne ho viste io di cose che voi non sanitari non potete immaginarvi. Le varianti alfa e beta popolare negli ospedali, le sequenze gamma le vedi balenare dalle bianche scogliere di Dover. E tutte queste varianti andranno perse a favore della delta, come virus nella pioggia.
E gli anticorpi, cosa fanno gli anticorpi ci si potrebbe chiedere. Sono lì vigili, nonostante il caldo, come gli anziani che giocano a briscola davanti alle RSA. Un occhio sveglio sulle carte, uno stanco e semichiuso stile pesce fradicio avanzato al mercato rionale. Loro, gli anticorpi, i soldati di prima linea che combattono i virus e cercano di riconoscere ogni cambiamento e agganciarsi curiosi ad ogni intruso. Ogni volta che arriva una variante, vanno a vedere, un po’ come i pensionati quando apre un cantiere nelle vicinanze. Se si sta in silenzio, si può sentirli commentare gli umarell: eh non ci sono più le varianti di una volta. Guarda, questo qui non sa mica più infettare. Non gli insegnano niente a scuola.
Intanto mentre da qualche parte nuclei anonimi di spagnoli rompicoglioni progettano la canzone dell’estate 2022, vari ricercatori, chiusi nei loro laboratori, progettano il vaccino tormentone del prossimo inverno. Gli uni e gli altri più o meno con gli stessi effetti collaterali. Esistono poi stamperie statali segrete dove si stampano le prossime autocertificazioni autunnali.
Si parla anche di un antivirus digitale da iniettarsi sotto pelle con tanto di chip. Il chip sente la variante, coniuga le giuste proteine e subito produce los anticuerpos che ci vogliono. Anche questo progetto, guarda caso, è spagnolo. Insomma si passerà da Johnson Astra Zeneca e Moderna a McAfee, Kaspersky e Norton. Se non aggiorni l’antivirus, sei automaticamente in zona rossa
Tutti cercano il mare, accumulando cellulite sulla sabbia, strati geologici di adipe irritata e compressa dal lockdown. Più che di prendere il sole, quest’anno si tratta di spiaggiarsi come capodogli e chissenefregadellaprovacostume. Le strade delle città tornano ad essere deserte, deserte e silenziose. Un’ultima saracinesca cigolando se ne va.
Il fiume scorre lento frusciando sotto i ponti la luna splende in cielo chiude tutta la città
Solo va un uomo in crack, ha il cilindro per cappello, due cambiali per gemelli, un bastone di cristallo, la gardenia nell’occhiello, e sul candido gilet una scritta rossa: sto chiudendo, non ho un soldo, ecco il mio IBAN. Pare che adesso lo facciano anche gli anziani che passano a miglior vita, di mettere l’IBAN sugli annunci mortuari, preoccupati per il futuro di figli e nipoti. Non fiori ma versamenti bancari.

Se ne scende lentamente
Sotto i ponti verso il mare
Verso il mare se ne va
Chi mai sarà, chi mai sarà
Quell’uomo in frack
Adieu adieu adieu adieu
Addio al mondo
Ai ricordi del passato
Ad un sogno mai sognato
Ad un attimo di business
Che mai più ritornerà

E in quest’afa che secca il respiro e riempie i pori di sudore chi si aggira sotto i ponti, lungo le strade, nelle zone industriali silenti? Sono come i men in black, sono professionisti di due categorie. Da una parte quelli stranieri, attratti dalle incredibili occasioni che oggi offre la nostra Penisola in svendita. C’è di tutto: alberghi in costiera che costano come case popolari, aziende a prezzo di saldo, proprietà immobiliari in promozione paghi uno prendi tre, terreni fuori tutto. L’Italia chiude per cambio attività: RSA con annesso Museo. Selling Italy by the pound. By the Euro.
Poi ci sono gli emissari del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prrr prrrr prrr avanzano circospetti ma curiosi come gatti. Studiano vedono soppesano. Chissà chi finanzieranno…
Tutti sotto alla tetta di quel gran pezzo dell’Italia. Bianca, vogliosa, disponibile. Questo paese a Ottobre sarà ridotto a una specie di talent show. I migliori talenti delle varie zone rosse che si sfidano. Ai vincitori fondi e sussidi finchè dura, i più furbi in giuria. Tutto il resto all’occorrenza.

Racconto di Massimiliano Bellavista
Copertina di eineBerlinerin

About the author

Massimiliano Bellavista

È stato detto di Massimiliano Bellavista, ingegnere, scrittore blogger e docente universitario, che cerchi sempre nelle parole proprie altrui la tana del Bianconiglio. Nella tana spera di trovare un punto di vista particolare o anche solo qualcosa di speciale che nessuno ha colto prima. A volte ci riesce, a volte si accontenta di qualche gioco di prestigio. Se non proprio il Bianconiglio dalla tana, almeno sarà capace di tirarne fuori uno dal suo cilindro.
Si ritrova molto bene nella parola ‘Quatsch’ ma solo se significa ‘caos’, un caos nobile, perché crede molto nelle zone grigie, di confine, dove ad esempio i confini tra musica e parola si attenuano fino a sparire.

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