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Quando la Voce Diventa Visione: l’incanto di “Alice – Master Songs”

Scritto da Roberta Cricelli

Un evento di rara eleganza, capace di riaffermare — con naturale grazia e profondità — la forza immutabile e dirompente della parola. Un momento sospeso nel tempo in cui il suono si trasforma in respiro, il respiro in pensiero, e il pensiero in emozione condivisa.
È questa la cifra di “Alice – Master Songs”, tappa memorabile della XXII edizione del Festival d’Autunno, diretto con passione e cura da Antonietta Santacroce. Il 25 ottobre, sul prestigioso palcoscenico del Teatro Politeama Mario Foglietti di Catanzaro, Alice — al secolo Carla Bissi — ha offerto al pubblico un’esperienza musicale unica, un percorso narrativo limpido e profondamente catartico, costruito su brani che hanno segnato la sua carriera e su quelli dei maestri che ne hanno formato sensibilità e visione artistica.
Con voce misurata, intensa e magnetica, Alice ha saputo evocare la poesia universale di Fabrizio De André, interpretando Un blasfemo e La canzone dell’amore perduto con una delicatezza che ha scaldato l’animo degli spettatori. Non si è fermata qui: la sua interpretazione di Auschwitz di Francesco Guccini ha scavato nelle ferite più profonde della memoria collettiva, ricordando quanto la linea che separa vittima e carnefice sia fragile, sottile e spesso dolorosamente labile.
Ha reso omaggio a Lucio Dalla con Almeno pensami, pezzo riproposto da Ron al Festival di Sanremo 2018 e da Alice interpretato con struggente eleganza, confermando la capacità dell’artista di trasformare ogni esecuzione in momento di riflessione e intimità. Non meno intenso è stato l’omaggio a Ivano Fossati, con Lindbergh, in un dialogo costante con la grande canzone d’autore italiana, dove ogni nota diventa ponte tra generazioni e sensibilità artistiche.
Il nucleo emotivo della serata si è concentrato sulle canzoni che portano la firma di Alice stessa: Gli ultimi fuochi, Dammi la mano amore, Il sole nella pioggia, Viali di solitudine, Il contatto, Per Elisa, Una notte speciale e 1943. Quest’ultimo, ispirato a un testo della poetessa ebrea tedesca Else Lasker-Schüler, ha restituito agli spettatori il dolore e la memoria di un’epoca segnata dalla brutalità della Seconda Guerra Mondiale.
Accanto a queste pagine personali, hanno trovato spazio le collaborazioni storiche con Franco Battiato: Prospettiva Nevski, Il vento caldo dell’estate, Nomadi, I treni di Tozeur, Veleni — ultimo dono del Maestro per Alice — e Chanson egocentrique. Questi brani hanno tracciato un filo indissolubile tra due anime creative, un legame che attraversa generazioni e stili, un sodalizio umano e artistico reso ancora più palpabile dall’esecuzione di E ti vengo a cercare, interpretata con devozione, silenziosa gratitudine e intensità spirituale.
Durante lo spettacolo, la voce di Alice si è trasformata in ponte tra culture e radici, grazie a Inniò, con versi del poeta friulano Pierluigi Cappello, e ad Anîn a grîs, tratta da un testo di Maria Grazia Di Gleria, entrambe in friulano, lingua scelta dall’artista come rifugio e luogo di appartenenza. Con sorprendente attualità, si sono intrecciati i riferimenti a La recessione di Pier Paolo Pasolini, Non insegnate ai bambini di Giorgio Gaber e Atlantide di Francesco De Gregori, componendo un tessuto sonoro in cui parola, musica e gesto diventano strumento di riflessione sulle dinamiche del nostro tempo. In ogni esecuzione, l’atto performativo si fa meditazione, e la poesia diventa specchio della contemporaneità.
Ad accompagnare Alice, tre musicisti di altissimo livello, capaci di fondere rigore tecnico e delicatezza interpretativa: Carlo Guaitoli al pianoforte e alle tastiere, padrone di una precisione emozionale sorprendente; Antonello D’Urso alle chitarre e programmazioni, intrecciando suoni classici e moderni con naturalezza; Chiara Trentin al violoncello acustico ed elettrico, che ha donato profondità e calore alle melodie. La scena, minimalista ma studiata nei dettagli, è stata arricchita da proiezioni video che hanno valorizzato poesie e melodie, avvolgendo il pubblico in un’esperienza immersiva, capace di coinvolgere mente e cuore.
Alice, figura elegante e quasi eterea, autentica nella forma espressiva come nella sostanza interiore, ha incarnato pienamente lo spirito del Festival d’Autunno 2025 “CambiaMenti. Linguaggi senza tempo”. Per il suo percorso, la sua dedizione e la capacità di trasformare la musica in esperienza universale, ha ricevuto dalle mani della direttrice artistica Antonietta Santacroce il Cavatore d’argento, creazione dell’orafo Michele Affidato, simbolo della laboriosità e della creatività catanzarese.
Un riconoscimento che celebra non solo una carriera, ma una missione artistica: quella di rendere la musica, la parola e la poesia strumenti vivi di riflessione, memoria e bellezza, capaci di trascendere il tempo e di unire le generazioni.   

Per le informazioni e  le fotografie si ringrazia:

L’UFFICIO STAMPA DEL FESTIVAL Giuseppe Panella e Claudia Fisciletti e la social media manager Anna Trapasso. 

 

About the author

Roberta Cricelli

Nata a Catanzaro. Classe 1995. Si diploma al Liceo delle Scienze Umane “E. Fermi” di Catanzaro. Si laurea in Sociologia all’Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro e studia Metodi e linguaggi del giornalismo all’Università degli Studi di Messina. Giornalista pubblicista scrive per: la redazione catanzarese de “Il Quotidiano del Sud” , il mensile “Catanzaro City Magazine”, cura la rubrica “Riflessioni allo specchio per “Catanzaro Informa” ed alcuni sui articoli scientifico- divulgativi sono presenti su “Sociologicamente.it”, collabora con l’associazione culturale “ Calabria Contatto”, cura insieme alla poetessa Doris Bellomusto dei contributi per il blog di Radio Ciak e si diletta tra pensieri in versi e in prosa.
Nel 2014 vince una Borsa di studio nell’ambito dell’iniziativa “Pace e Dialogo con le Nuove Generazioni” promossa dal Rotary Club Distretto 2100 per il saggio “L’eterna esigenza dell’uomo”. Nel 2018 è tra i poeti selezionati nell’ ambito della VII edizione del premio “Alda Merini” promosso dall’ Accademia dei Bronzi di Catanzaro per far parte dell’antologia “Versi per Alda” con la poesia “Fenice”. Ad Aprile 2019- Si classifica al PRIMO POSTO al concorso “Calabria in Versi 2019” indetto da “Calabria Contatto” con la poesia “Radices” contenuta nel booklet omonimo del concorso insieme al componimento “Gea- Madre Terra” ed entra a far parte della giuria di qualità delle successive edizioni nella sezione Poesia e del team associativo. A luglio 2019- Il componimento “Intensa- Mente” è tra le opere selezionate nella I edizione del concorso Nazionale di Poesia "Dantebus”. A settembre 2019- Il componimento “marzo” viene inserito nel Calendario 2020 de “L'Albero di Kery ONLUS” nell’ambito del primo concorso di poesia “Rime tra gli alberi” dalla stessa indetto. A giugno 2020- Il componimento “Risacca” è tra le opere selezionate come finalista web nell’ambito del contest “I corpi e i luoghi” indetto dall’ “Accademia Mondiale della Poesia” A luglio 2021- Si classifica al TERZO POSTO alla I edizione “Premio Nazionale di Poesia La Masnada” sezione poesia inedita. Da agosto 2021-Redige recensioni su volumi a tema calabro o di autori calabri per la rubrica “Calabria Libri” sulla piattaforma calabriacontatto.it. A novembre 2021- Cura la prefazione della silloge “In 7 parole” di Italo Cirene (VJ Edizioni). A dicembre 2021 Il componimento “L’acrobata” è pubblicato nel volume “Avvocati. Ritratti di una professione” di Gianluca Bellacoscia (YoucanPrint). A Maggio 2022- ll componimento “a(Essenza)” è selezionato per la pubblicazione all’interno della collana di autori vari “Libro Verde (IVVI Editore).

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