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Quando la vita che sfugge diventa infinita

La vita corre, si consuma, brucia. E nel suo bruciare ci costringe a scegliere se essere cenere o scintilla.

La vita è un vento che entra dalle finestre lasciate socchiuse, uno stormo che cambia forma prima ancora che il nostro sguardo riesca a trattenerlo. La chiamiamo “tempo” quando ci sfugge, “memoria” quando è già lontana, “destino” quando non sappiamo spiegarla.
Eppure la vita è soltanto questo tremore continuo tra ciò che nasce e ciò che scompare.
Ogni mattina ci illudiamo che il giorno sia infinito. Apriamo gli occhi con la distrazione di chi possiede una riserva inesauribile di ore, di occasioni, di parole ancora da dire. Rimandiamo abbracci, verità, partenze. Rimandiamo perfino noi stessi. Ma la vita ha la delicatezza crudele delle cose fragili: basta un tramonto a ricordarci che nulla resta fermo, che ogni istante cade via da noi come sabbia tra le dita.
Forse è proprio questa la sua unica legge segreta: la vita vale perché finisce. Se fosse eterna, non avrebbe urgenza, non avrebbe fame, non avrebbe luce. Sarebbe una distesa immobile, senza il battito feroce del desiderio.
Invece la vita corre, si consuma, brucia. E nel suo bruciare ci costringe a scegliere se essere cenere o scintilla.
Ci obbliga a non vivere da spettatori. A non attraversare i giorni con la schiena curva e il cuore spento, come mendicanti di abitudini.
La mediocrità nasce sempre dalla paura: paura di esporsi, di fallire, di amare troppo, di sembrare folli.
Così molti si costruiscono esistenze prudenti, stanze senza finestre dove nulla entra e nulla ferisce. Ma nulla ferisce soltanto ciò che è già morto.
La vita, invece, pretende coraggio. Pretende che si abbia il coraggio di essere smisurati, persino imperfetti. Di parlare con sincerità quando sarebbe più facile tacere. Di inseguire ciò che ci incendia anche a costo di perderci. Pretende fantasia, perché soltanto chi immagina può andare oltre il recinto della paura.
La fantasia è una forma di ribellione contro il grigiore del mondo: è il gesto di chi, guardando il mare, riesce ancora a vedere un orizzonte e non soltanto acqua.
E allora vivere davvero significa trasformare il tempo in eternità. Non perché possiamo fermarlo, ma perché possiamo renderlo indimenticabile. Un minuto vissuto con pienezza pesa più di anni trascorsi nell’inerzia.
C’è eternità in una mano stretta al momento giusto, in una notte passata a confidarsi sotto le stelle, in una scelta fatta contro ogni prudenza. L’eternità non appartiene ai secoli: appartiene agli attimi che riescono a lasciare un segno nell’anima.
Non saremo ricordati per ciò che abbiamo posseduto, ma per l’intensità con cui abbiamo attraversato il mondo. Per il coraggio di esserci stati senza risparmio. Per aver amato senza misura, creato senza vergogna, sognato senza chiedere permesso.
Perché la vita è breve, sì. Ma proprio per questo pretende infinito.

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Hellraiser Hellraiser

Ultimo di quattro figli, Francesco si è guadagnato con il sudore della fronte l'appellativo di "pecora nera" in seno ad una famiglia votata all'ecologia.
La passione per i motori nella vita privata e la carriera nelle banche d'affari a Londra e Milano hanno forgiato un cv controcorrente, poi riscattato con il romanzo di denuncia “Criminal Bank” (Laboratorio Gutenberg) e con la conversione professionale in paladino dei risparmiatori traditi

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