Recensioni

Qirsh – Aspera Tempora pt. 1

Album elegante non solo musicalmente ma, come tradizione, anche nella veste grafica nella quale riecheggiano le atmosfere cupe dell’album

La psicologia ha dato un nome e un’origine a quelle che sono le emozioni umane. Le ha suddivise in categorie, le ha declinate e ha svelato un po’ di quei complessi meccanismi che condizionano l’agire dell’uomo. Basta comunque solo leggere libri antichi o osservare con attenzione le opere d’arte, per comprendere come quell’insieme di emozioni, non solo abbiano origini primordiali, ma siano comuni spesso anche al mondo animale. Una di queste è certamente la paura che nasce come meccanismo di difesa e autoconservazione di sé da qualcosa o qualcuno ma che, declinata nelle sue varie forme, coinvolge un gran numero di aspetti della vita.
La paura è un’emozione complessa, che ci accompagna da sempre e, oggi più che mai, condiziona il nostro vivere e… Non solo a causa della pandemia. Il viaggio dei Qirsh tra le sfumature di questa emozione è iniziato, infatti, tre anni fa e solo indirettamente possiamo trovare riferimenti al particolare momento che stiamo vivendo. In Aspera Tempora pt. 1 i Qirsh mettono, infatti, in evidenza le fragilità dell’uomo moderno di fronte ad una realtà complessa e in perenne mutazione.
Emblematico è Rumors, il brano d’apertura, che affronta il tema dello sgomento di fronte alle maldicenze. Ci sono sempre state è vero, ma è altrettanto vero che la tecnologia ne ha amplificato a dismisura la trasmissione. L’effetto su un adulto potrebbe essere relativo, ma sappiamo bene che la cattiveria e il cinismo di molti adolescenti, padroni più che mai degli strumenti tecnologici, può avere effetti devastanti sulla vittima.
Chiude l’album Oremus che con il suo intro solenne, sposta l’attenzione su quell’inevitabile momento che accomuna ogni forma di vita: la morte. Il brano non affronta solo il momento del passaggio ma, come avrete intuito dal titolo, anche la sua relazione con il credo religioso e le regole di comportamento da esso imposte e puntualmente tradite.
I due estremi dell’album sono anche gli estremi di un percorso, che parte dalle difficoltà del vivere per arrivare alla paura del giudizio divino: in mezzo altri aspetti della complessità della vita. I due brani sono anche i più lunghi, 18 minuti il primo, 12 il secondo, e i più complessi, quelli che fotografano al meglio la decisa e originale svolta progressiva del gruppo savonese.
Album elegante non solo musicalmente ma, come tradizione, anche nella veste grafica nella quale riecheggiano le atmosfere cupe dell’album. Nell’attesa non scontata e certamente non immediata di una parte 2, tre album in ventiquattro anni di carriera dicono molto sui tempi della band, i Qirsh sul retro della copertina lanciano un messaggio chiaro: Don’t fear hard times, the best comes from them.
È indubbiamente un messaggio positivo, che ci riporta a quella che è la spiegazione della paura da parte della psicologia: un meccanismo di autodifesa. Esternare le paure e condividerle significa, dunque, affrontarle e vincerle. Un messaggio positivo che ben si addice al complesso momento storico che stiamo vivendo.

Qirsh
Synpress Uffico Stampa
Lizard Records

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Fortunato Mannino

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