Recensioni

Prehistoric Pigs – Dai

Fortunato Mannino

L’Album, interamente strumentale, è una miscela esplosiva fatta di psichedelia, doom e space rock. A volte roccioso, altre ipnotico e lisergico.

Non so quali siano le ragioni per cui abbiano deciso di chiamare la band Prehistoric Pigs, ma so per certo che tutto quello che ha a che fare con la Preistoria ha sempre un fascino particolare. Un’affermazione che trova facili conferme nel mondo del cinema, ma che nel mondo della musica ha dinamiche e accezioni differenti come un suono ruvido, irruento, oscuro. Elucubrazioni da fine abbuffate pasquali direte voi, ma non troppo aggiungo io. Ripeto non so il perché del nome, certo è, però, che il background culturale su cui poggia il sound del gruppo friulano è più che solido e guarda ai grandi che hanno fatto la Storia dell’Hard Rock e della Psichedelia.
Il fascino, di cui parlavo in apertura, viene dall’abilità con cui evolvono e ripropongono quelle suggestioni. Attivi dal 2012 e con una corposa attività live alle spalle, che li ha fatti apprezzare anche ben oltre i confini nazionali, e lo split con gli irlandesi Electric Taurus pubblicato nel 2014 per la Go Down Records lo dimostra ampiamente, il trio friulano si ripropone all’attenzione del pubblico con il terzo album. Il titolo è Dai, ovvero, cinque brani e poco più di trenta minuti di stoner rock.
L’Album, interamente strumentale, è una miscela esplosiva fatta di psichedelia, doom e space rock. A volte roccioso, altre ipnotico e lisergico, Dai trova il suo apice in Geppetto M24. Il brano, che trova la sua ideale collocazione al centro dell’album, si dipana per oltre dieci minuti ed è un concentrato di forza e bravura. Strumentale non significa meno interessante, al contrario, sarà l’ascoltatore ad immaginare gli scenari attraverso i titoli e le atmosfere che la Musica disegna. Provate con Pest, brano che ha anticipato l’uscita dell’album.
L’ennesima riprova di come la nostra Musica si sia totalmente sprovincializzata. Dai, album autoprodotto, è uscito a fine gennaio e si candida ad essere uno degli album più interessanti di questo 2019.

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