Recensioni

Poppy – Empty Hands

La maggior parte delle composizioni restano sospese tra le due personalità dell’artista: angelica nella voce, demoniaca sul versante strumentale con invalicabili muri di chitarra dissonanti di una potenza inaudita

Poppy, pseudonimo di Moriah Rose Pereira, con Empty Hands è arrivata al suo settimo lavoro in studio. Riconosciuta universalmente come una delle queen del metal moderno, vanta numerose collaborazioni, tra le quali cito il duetto con il compositore Danny Elfman nel 2023 e il singolo “End Of You” con Amy Lee degli Evanescence e Courtney LaPlante degli Spiritbox.
A suo dire l’album della consacrazione definitiva è I Disagree del 2020 che lei stessa ha definito il vero disco di debutto, considerando i due precedenti semplici colonne sonore per i video diretti da Titanic Sinclair. La successiva firma per la Sumerian Records mette anche un punto sul rapporto con il regista, accusato dall’artista di vessazioni e manipolazioni.
Empty Hands non ha paura di rimanere fedele ad un certo suono, ottenuto dalla continuità creativa con il produttore Jordan Fish, che la accompagna dallo scorso lavoro Negative Spaces. Certo il paragone con l’industrial metal del Reverendo Marilyn Manson è speculare in alcuni episodi tra cui le tracce di apertura “Public Domain” e “Bruised Sky”, nonostante si noti un voler flirtare coscientemente con la pop music.
Un addomesticamento delle ritmiche più aggressive (“Guardian”) fa in modo che si spinga verso un sound mainstream familiare ai sopracitati Evanescence, fino a far scemare la tensione verso quella che è una ben congegnata ballata gothic rock (“Unravel”).
Tuttavia quando Poppy decide di tirar fuori le unghie (“Dying To Forget”) i graffi che lascia lacerano la pelle segnandola con solchi profondi. Momenti di una brutalità così estrema in realtà si pareggeranno solo nella conclusiva titletrack, magistralmente eseguita alla batteria da Ralph Alexander che si esalta tra virtuosismi col doppio pedale e blast beats inferociti.
La maggior parte delle composizioni restano sospese tra le due personalità dell’artista: angelica nella voce, demoniaca sul versante strumentale con invalicabili muri di chitarra dissonanti di una potenza inaudita (“Time Will Tell”, “If We’re Following The Light” o “Ribs”). Non parlerei però di un ammorbidimento della proposta, piuttosto vedo una volontà di aumentare il bacino di utenza e reclamare ancora più spazio in un panorama musicale in costante cambiamento.

 

Poppy: https://www.facebook.com/Poppy

Sumerian Records: https://www.facebook.com/sumerianrecords

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Giovanni Panebianco

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