Recensioni

Pino Marino – Tilt

Scritto da Claudio Prandin

Per festeggiare i 20 anni di carriera, l’artista romano si auto-regala un nuovo disco

In uno dei suoi splendidi libri, Stefano Massini si pone davanti ad uno specchio bifronte per cercare di interpretare i sogni di Freud e di svelarne i segreti della psiche; in un passaggio ci spiega che quando raccontiamo una storia o un episodio a cui abbiamo assistito, ecco che:
“Immediatamente il vero oggetto del racconto è stato il proprio essere, il proprio sentire. Siamo il nostro discorso. Solo in apparenza parliamo del mondo. L’unico mondo di cui parliamo porta la nostra faccia.”
Questo vuol dire che quando raccontiamo o esprimiamo qualcosa utilizzando magari una forma d’arte, parliamo sempre un pochino di noi stessi. Mi è venuta in mente questa citazione perché ascoltando il quinto disco di Pino Marino ho ritrovato, pur non conoscendolo, molti riferimenti che, parlando d’altro, portano a lui. Esempi illuminanti sono:

Io per prima, come vede
non sono come lei mi crede
non abito a Milano
non porto il nome di nessuno
nessuno mi ha più avuta, nessuno mai mi avrà
(Maddalena)
oppure:
E non confido più nel tempo
per non perdermi un momento
che sia fatto di speranza
o che sia figlio di impazienza
(La statua della Libertà)

Marino ci pone quindi di fronte a degli avatar, a degli alter ego che in qualche modo riconducono a lui stesso.
Il suo quinto lavoro è come un regalo autocelebrativo per i vent’anni di carriera; invitati alla festa sono tre ospiti eccellenti come Tosca, Ginevra Di Marco e Vinicio Marchioni che insieme a lui duettano in alcune canzoni.
Le dieci tracce di elegante Rock all’italiana sono abbellite da arrangiamenti sofisticati e talmente curati che vale davvero la pena ascoltarli con attenzione. Gli strumenti rimangono al servizio dei testi che con raffinata poesia costituiscono senza dubbio il fulcro dell’opera.
La splendida Calcutta rimane appiccicata alle orecchie e diventa come un amico che ogni tanto si sente il bisogno di re-incontrare; il suo incedere danzereccio, i suoi assoli e un testo illuminante la rendono davvero bella.
Il gioco di voci con Ginevra di Marco in Maddalena è forse il momento più emozionante del disco. Ginevra si dimostra brava ed espressiva come sempre, donando il suo tocco ad un brano già di per sé validissimo. Altra vetta viene raggiunta con la toccante Crepacuore, dotata di una dolcezza capace di ammaliare.
Per la copertina è stata scelta una splendida fotografia intitolata “L’ora del bagnetto, Gaza”, scattata da Emad Nassar nel 2015, vincitrice di prestigiosi premi. L’immagine sintetizza perfettamente la morale del disco: spesso ci troviamo di fronte a momenti difficili, a dei TILT emozionali che ci pongono di fronte ad un bivio: arrendersi o cercare di uscire dall’impasse, guardando magari con ottimismo ad una situazione difficile, come quella della foto.

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Claudio Prandin

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