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PFM Canta De André @ Teatro Nuovo Giovanni Da Udine

Giovanni Aiello
Scritto da Giovanni Aiello

Tra le molte feritoie di quella notte, la PFM ci ha fatto sentire liberi e ha riportato Faber tra noi. Non possiamo che abbracciarli e prenderci per mano.

Fabrizio; nostro cuore, nostra coscienza, nostro fratello.
E’ questo quello che pensiamo entrando al Teatro Nuovo Giovanni Da Udine per assistere al concerto – organizzato da Azalea – della Premiata Forneria Marconi dedicato a Faber.
Luce diffusa, come in una nuvola rossa, un palco tagliente d’ombra; randagio.
Le note effondono quel conosciuto e inimitabile groove a cui la PFM ci ha abituati, con i meravigliosi arrangiamenti scritti apposta per De André nel tour del 1979. E’ incredibile come, a distanza di trent’anni, la poesia delle parole del cantautore genovese e la forza del progressive rock dei Randagi sia così potente. Chiudendo gli occhi si possono sentire tutte le cesellature delle chitarre, del basso, i colpi veloci e saldi della batteria; il rapido viaggio delle tastiere e l’inno a quell’anarchismo consapevole e collettivo che accomuna tutti coloro a cui Faber ha elevato la propria consapevolezza.
La Premiata Forneria Marconi si incastra benissimo con la massima “ho avuto pochissime idee nella vita, ma in compenso fisse”, dove esiste la voglia di divertirsi, confrontarsi, cambiare la propria esistenza rispettando l’individualità dell’altro. Il più grande – e commovente – tributo al nostro Amico Fragile è dato dall’esecuzione dei brani più famosi de “La Buona Novella”; album uscito – e assai criticato – nel 1969 come risposta ai movimenti studenteschi del maggio francese. Un disco non capito, lasciato quasi alle ortiche; l’inno ad una spiritualità superiore, la spiegazione concreta che la rivoluzione deve partire dentro noi stessi prima di ogni altra cosa. Perché in fondo Gesù di Nazareth è stato il più grande rivoluzionario della Storia. De André questo lo aveva capito.
E ci ha lasciato quella sua immensa summa morale ch’è racchiusa nel Testamento di Tito; canzone eseguita con una sublime dolcezza dalla PFM.
Il concerto si conclude con gli arpeggi de Il Pescatore, altra grande metafora della condivisione, del rispetto verso l’Umanità a prescindere dalla propria condizione sociale.
Tra le molte feritoie di quella notte, la PFM ci ha fatto sentire liberi e ha riportato Faber tra noi. Non possiamo che abbracciarli e prenderci per mano.
Articolo e Fotografie di Giovanni Aiello.

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