Recensioni

Perpetual Fate – Cordis

Fortunato Mannino

Si tratta di un album in cui si mettono in musica sentimenti, esperienze e stati d’animo che ciclicamente si propongono sempre uguali nella vita di tutti

Con molta probabilità, prima di arrivare a leggere queste righe, vi avrà incuriosito la bella immagine di copertina e chi ha studiato il latino avrà correttamente tradotto Cordis con cuore / sentimento. E, in effetti, si tratta di un album in cui si mettono in musica sentimenti, esperienze e stati d’animo che ciclicamente si propongono sempre uguali nella vita di tutti; a cambiare però sono le relazioni e, evidentemente, anche le reazioni.
Questo sembra suggerire Perpetual Fate, nome del gruppo, questo sembra suggerire la lettura dei testi. A questo punto, se non siete del Nord-Est, vi starete domandando chi sono e che musica fanno.
Il gruppo è di Padova ed è attivo dal 2015 ma, solo dopo qualche cambio nella line-up, ha trovato la classica quadra. Oggi sono un quintetto con tante date alle spalle in Italia e in Europa e, soprattutto, con un album di tutto rispetto come biglietto da visita. Raccontano la vita attraverso la bella e graffiante voce di Maria Grazia Zancopè e il linguaggio è quello del metal, genere in continua evoluzione e con tanti sottogeneri.
Una peculiarità di Cordis, per esempio, è l’utilizzo dell’elettronica. L’album, uscito per la Revalve Records, è omogeneo e accattivante, spiccano l’aggressiva Cannibal e The Land, che si caratterizza per i continui cambi di ritmo e di atmosfere e, per queste ragioni, è anche quella che più mi è piaciuta. Il brano, per la cronaca, è impreziosito dalla presenza, come ospiti, di Marco Pastorino e Michele Guaitoli dei Temperance. È uno di quegli esordi che lascia pochi dubbi e che lascia presagire un buon futuro, una cosa però non mi convince completamente: il minutaggio. Forse perché sono cresciuto con il vinile e, negli anni, ho visto come si sta evolvendo o involvendo il settore, ritengo che un’ora di musica e undici brani siano troppi ma… È solo un’opinione personale su cui, eventualmente, riflettere.

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